La diversità linguistica europea è sotto minaccia?

Articolo pubblicato il 15 aprile 2015
Articolo pubblicato il 15 aprile 2015

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Jean Quatremer è indignato dalla lenta scomparsa della lingua di Molière a vantaggio di quella di Shakespeare nell'ambito delle istituzioni europee. L'affermarsi della supremazia dell'inglese è da intendersi come una minaccia alla diversità linguistica europea? 

Il "monolinguismo anglofono": un'implacabile constatazione 

L'ira di Jean Quatremer deriva da una lettera in inglese che il ministro delle finanze francese, Michel Sapin, avrebbe inviato al commissario europeo per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, francese come lui. 

Ciò che rattrista il giornalista di  Libération, nel suo articolo "Il monolinguismo anglofono: una cattiveria contro l'Europa", è da un lato la dominazione dell'inglese diventata quasi "naturale", dall'altro la quasi scomparsa del francese, che, insieme a inglese e tedesco, costituisce una delle tre lingue di lavoro delle istituzioni europee. 

Di fatto la constatazione di Quatremer è difficilmente contestabile. Da una ventina d'anni l'importanza del francese nelle istituzioni europee è notevolmente diminuita, in particolare a seguito dell'allargamento del 1995 con l'entrata di Austria, Finlandia e Svezia.  Allo stesso tempo, Jacques Delors lasciava una Commissione ancora ampiamente francofona. 

Il tutto accelera nel 2004 con l'entrata dei paesi dell'Europa centrale e orientale, che ha comportato il passaggio da 15 a 25 Stati membri e soprattutto l'aumento delle lingue ufficiali da 11 a 24.  Un rompicapo per l'Unione europea, che ha deciso di dare un'importanza particolare all'inglese, lingua straniera di riferimento dei nuovi arrivati.  

"La complicità attiva delle autorità tedesche" 

Tuttavia, Quatremer non si accontenta di una semplice constatazione. Si spinge ancora oltre denunciando "la complicità attiva delle autorità tedesche, che ritengono che  la lingua di Molière debba subire la stessa sorte di quella di Goethe,  la quale è gia stata emarginata tempo fa". Una sfida a tre, nella quale la lingua di Shakespeare  vincerà per KO. 

Una cattiveria contro l'Europa che, secondo lui, porterà a un calo della qualità dei testi dell'esecutivo europeo, in modo che gli alti funzionari europei siano spinti a comunicare in inglese, invece che nella loro madrelingua. Coloro che hanno scarsa conoscenza dell'inglese sono automaticamente esclusi dalla "bolla europea".

Non è la prima volta che Quatremer denuncia "l'anglicizzazione a marcia forzata" nell'Unione europea. Il giornalista di Libération aveva deliberatamente boicottato una conferenza stampa tenutasi a Dublino nel 2013 con il pretesto che si svolgeva interamente in inglese, cosa ritenuta intollerabile e per la quale non si era recato in Irlanda in segno di protesta. 

Una "chance" per l’Europa secondo G.Holding di Clear Europe

Se alcuni temono questa supremazia angolosassone, altri la ritengono una vera e propria chance per l'UE. Uno di questi è il giornalista gallese  Gareth Harding, che ha risposto a  Quatremer nell'articolo "Unione Europea: 28 paesi, un unico linguaggio" pubblicato nell' EU Observer. "Per la prima volta dopo il crollo dell'impero romano, il continente europeo ha una lingua comune che l'intera popolazione può utilizzare per comunicare", ha dichiarato il direttore di  Clear Europe. 

Quest'ultimo ne ha approfittato per contrastare argutamente lo "sciovinismo", che secondo lui  Quatremer ha dimostrato nel suo articolo: "forse ai membri dell'Accademia Francese verrebbe un colpo leggendo questo articolo. Il problema è che perseverare nella nostalgia dell'Europa di 25 anni fa, ancora dominata dal francese, è inutile come affermare che il muro di Berlino non è caduto". 

Il problema linguistico: un tema delicato 

Dalla sua costiuzione, l'Europa si è impegnata per ottenere una coesistenza armoniosa delle lingue, come dimostra il motto "uniti nella diversità". Ma la diffusione dell'inglese come lingua dominante nelle istituzioni europee ha raggiunto livelli mai visti prima. 

Se il  Parlamento  è l'istituzione che ha maggiore rispetto per l'uguaglianza delle lingue, la   Commissione  utilizza soltanto le tre lingue di lavoro e in  Consiglio l’allargamento ha portato un nuovo sistema d'interpretazione. Lasciando da parte la Corte di giustizia europea, in cui la lingua di riferimento resta il francese, l'assenza di un sistema linguistico omogeneo negli altri organi europei si traduce con un'evidente dominazione dell'inglese. 

Il problema linguistico è un tema delicato ed è stato oggetto di lunghe trattative al momento dell'allagamento dell'Unione verso est.  Si tratta dunque di una "cattiveria verso l'Europa" come la considera Quatremer nel suo articolo? Il monolinguismo angolofono può essere la chiave per un'Europa più unita? A voi la risposta.