La cultura Fiat e l'esperienza di Pomigliano (I parte)

Articolo pubblicato il 03 maggio 2012
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Articolo pubblicato il 03 maggio 2012
di Andrea  Migliaccio Il piano di ristrutturazione di Marchionne porta in Italia una nuova idea di fabbrica, vicina alle teorie della Qualità Totale, ben vista dai mercati ed osteggiata dai sindacati. Una rivoluzione del lavoro ancora incompleta.

Dal 13 al 15 dicembre 2011 è stata presentata ufficialmente a Pomigliano D’Arco e Napoli la Nuova Panda. Tra i presenti alla cerimonia Marchionne, Elkann, il presidente della regione Campania Caldoro e il sindaco De Magistris.Fonte: affaritaliani.it

“Guagliò, speriamo che oggi piove. Tu non lo sai perché sei giovane, ma a me che sono agricoltore interessa”. Gioacchino oggi è agricoltore di ulivi e direttore di scena per passione. “Ho lavorato alla Fiat di Pomigliano per trent’anni, poi sono venuti, hanno detto ‘ti sei fatto vecchio’, e io ora sto qui, mi sono fatto un po’ di mobilità e ora mi tengo la mia pensione e faccio l’agricoltore”. Mentre l’ascoltavo, seduto sui gradini di una chiesa in via Santa Chiara, mi sono venute in mente le parole della mia docente di Gestione della produzione, quando, introducendo la lezione sull’analisi del contratto Fiat di Mirafiori, disse: “voi siete qui a Napoli, avete tutti, sicuro, un amico che lavora in Fiat o nell’indotto”. E in effetti è così. La Fiat di Pomigliano d’Arco, nella provincia di Napoli, non è solo quei cinque mila lavoratori dello stabilimento G.B.Vico, ma tutto il tessuto economico-sociale che gira intorno.

C’è poi Francesca, 28 anni della periferia nord, tre anni con un  contratto di apprendistato ed ora in cassa integrazione. “Non vedevo l’ora che mi licenziassero” mi dice. “La linea è dura, i ritmi veloci, c’è l’ignoranza dei capi e degli operai: se sei una donna hai passato il guaio della tua vita, ti mettono in croce”. Il problema di Pomigliano è soprattutto culturale. C’è gente che lavora lì da anni, abituata a scaricare le responsabilità sui nuovi, assenteista e coperta da una rete di raccomandazioni e ammiccamenti verso l’alto. “Si lavorava con il terrore che dall’alto ti potessero punire”. Al quale si aggiunge la consapevolezza che il dirigente-punitore non ha la minima conoscenza del lavoro di linea e dello stress psicologico degli operai.

Il nuovo contratto

 Pomigliano aveva, prima del nuovo contratto, una capacità produttiva del 14%. Per ogni euro investito, 86 centesimi andavano persi per motivi vari quali ritardi, tempi morti o rilavorazioni. Una situazione decisamente insostenibile per qualsiasi impresa. E’ indubbio che l’avvento di Marchionne, e con lui le teorie del World Class Manufacturing, abbiano quindi rivoluzionato il modo nuovo di produrre. Obiettivo principale del dirigente abruzzese è stato quello di aumentare i tempi e la capacità produttiva. Si è passati dai 10 turni a settimana agli attuali 18 turni da 8h; 3 pause per un totale di 30 minuti anzichè 40, mensa a fine turno ed altre soluzioni del genere. Gli eventuali picchi di domanda si risolvono con 120h l’anno di straordinario obbligatorio, alle quali i dipendenti non si possono sottrarre. Si stabilisce che le fabbriche Fiat possono tollerare fino al 4% di assenteismo, superato il quale sono previste misure punitive per giorni di malattia, richiesta della 104 o qualsiasi altra urgenza nel caso in cui si superi il tetto massimo di ore da rispettare.

Operai al lavoro per la Nuova Panda nello stabilimento G.B.Vico di Pomigliano D’Arco. Fonte: © virgilio auto e moto

Come valutare dunque il lavoro fatto da Marchionne a Pomigliano? La risposta, piuttosto controversa, potrebbe essere sintetizzata attraverso due differenti prospettive conflittuali tra loro, ma che in realtà dovrebbero interagire all’interno di un discorso aziendale organico e coerente. Dal punto di vista economico, e quindi delle teorie gestionali, si è provato a risolvere il problema della produttività e dell’assenteismo. Con massicci investimenti strutturali, nello stabilimento di Pomigliano ora si può lavorare secondo i parametri stabiliti dalla WCM. Il contratto Mirafiori, esportato a Pomigliano, ha fatto si che la sindacalizzazione all’interno dello stabilimento si affievolisse eliminando i periodi di sciopero e contestazioni. Dal lato squisitamente produttivo-economico il nuovo contratto segna grandi passi in avanti.

Il secondo punto di vista è quello sociale, dei lavoratori. Con 18 turni a settimana su 6 giorni, l’operaio si aliena dalla sua vita quotidiana vivendo esclusivamente in funzione del lavoro. Le 120h di straordinario obbligatorie, inoltre, rendono ancora di più la vita del lavoratore dipendente dalla domanda di mercato. Più Nuove Panda in strada, più ore di fabbrica per l’operaio.  Se da un lato le norme sull'assenteismo mirano ad una più efficace organizzazione del lavoro, dall'altro esse non selezionano gli "abitudinari", ma puniscono indiscriminatamente con sanzioni e trattenute sulla busta paga.