La cruda realtà delle molestie sessuali nei campus spagnoli

Articolo pubblicato il 17 agosto 2016
Articolo pubblicato il 17 agosto 2016

Circa il 33,2% delle donne afferma di aver subìto una qualche forma di violenza sessuale nelle università spagnole. Come prevenirle? In che modo intervenire? Come aiutare le vittime? Ecco la storia di Amanda, doppiamente umiliata: prima dal suo aggressore, poi dalle istituzioni, che non si sono mai prese la briga di indagare seriamente.

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«All'inizio mi era sembrato un ragazzo normale. Le sere di autunno passavano velocemente tra appunti e lezioni. Passeggiavamo per il campus, ascoltando il suono delle foglie secche che scricchiolavano sotto le nostre scarpe. Qualche giorno più tardi sarei stata io a finire sotto i suoi piedi.  

Quando capii cosa stava succedendo era già troppo tardi: non avrei mai voluto vederlo, non lo credevo capace di tanto. Nel giro di pochi secondi il ragazzo dolce con cui avevo scambiato lezioni e confidenze si era trasformato in quel mostro che continua a tormentarmi nelle notti insonni. 

Ricordo tutto. Pezzo per pezzo. Come il peggiore dei film horror, in cui mi sono trovata protagonista mio malgrado. Ogni sensazione, ogni rumore, ogni singola reazione del mio corpo prima delle sue aggressioni: tutto è rimasto impresso nella mia memoria a ricordarmi che i pericoli maggiori si annidano nei luoghi più inaspettati.

Questo ragazzo con cui solo pochi giorni prima alternavo risate a carezze era sparito, lasciando al suo posto un estraneo che mi afferrava vigliaccamente il viso, forzando le mie labbra per soddisfare la sua fame.

Quel giorno sono stata violentata in università. Hanno violentato il mio corpo e hanno violentato la mia anima, che da quel giorno non si dà pace».

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Questa è la storia di Amanda*, una giovane francese trasferitasi in Spagna per studiare a Madrid. L'università che aveva scelto per la sua carriera si è trasformata nel teatro del suo peggior incubo quando uno dei suoi compagni di studi l'ha violentata nel bagno del campus. Le autorità di competenza non solo non hanno indagato sul fatto, ma hanno anche cercato di metterlo a tacere.

Secondo la relazione "El acoso sexual en el ámbito universitario: elementos para mejorar la implementación de medidas prevención, detección e intervención" (La molestia sessuale in ambito universitario: elementi per migliorare le misure di prevenzione, investigazione e intervento, n.d.t.), elaborato dal Gruppo di Investigazione degli Studi di Genere dell'Università delle Isole Balneari, il 33,2% delle studentesse sostiene di aver subito una qualche forma di violenza sessuale nelle università spagnole. Denunciare non è prassi comune in questi casi, per cui quantificare con esattezza questo tipo di violenze diventa molto complesso. Secondo uno studio dell'UN Women, aggiornato al febbraio 2016, solo il 40% delle vittime chiede aiuto a familiari e amici, e solo uno sparuto 10% si rivolge alla giustizia.

Amanda non ha voluto tacere. «Non ci credevo. All'inizio pensavano che fosse uno scherzo, mi hanno fatto milioni di domande. Mi hanno persino chiesto se ero sicura. Certo che lo ero! Mi hanno fatto sentire in colpa, come se me lo fossi andata a cercare io. Mi sono sentita distrutta, umiliata, e ancora adesso abbandonata», racconta con voce triste e incredula.

Il documentario The Hunting Ground mette in evidenza la dura realtà che vivono gli studenti oltre oceano, nello specifico negli Stati Uniti. Nel film due ex studentesse denunciano una violenza commessa nel campus, e raccontano di come in più occasioni si siano dovute confrontare con l'indifferenza delle autorità competenti.

https://www.youtube.com/watch?v=GBNHGi36nlM

"La cosa più ingiusta è sapere che nessuno si è preso la briga di indagare"

Le conseguenze fisiche degli abusi sessuali sono forse le più visibili, ma non bisogna dimenticare che sono le ripercussioni psicologiche a tormentare le vittime. L'abbandono istituzionale e personale che queste persone subiscono di solito può essere evitato solo attraverso l'informazione. E' per questo che l'Unione europea ha lanciato il progetto Universities Supporting Victims of Sexual Violence (USVSV), condotto dall'Università di Brunel, nel Regno Unito, e finanziato dalla Commissione europea, per offrire appoggio alle vittime di molestie sessuali nelle università.

A loro volta, diverse organizzazioni civili cercano di affrontare il tema sotto diversi aspetti. È questo il caso di Universidad Sin Violencia (Università Senza Violenza, n.d.t.), uno spazio web creato da investigatori di Madrid con l'obiettivo di diventare il punto di riferimento attraverso cui le vittime possano alzare la voce contro i loro carnefici. L'appoggio delle autorità per fornire la copertura medica e psicologica che le vittime necessitano è di vitale importanza, come anche la spesso insufficiente "comprensione sociale". Accademici, professori e organizzazioni civili di tutto il mondo insistono anche sull'importanza dell'agevolazione dei processi di denuncia, in modo che le vittime non si vedano costrette a ripetere e quindi a rivivere un'altra volta le violenze subìte. Tra vittime zittite da politiche troppo rigide, denunce non fatte per paura, stupratori che non riconoscono le proprie responsabilità, scarsa informazione e mancanza di consapevolezza, la situazione è quantomeno complessa.

«Non voglio essere una martire, e nemmeno un modello di riferimento. La sola cosa che voglio è condividere il peso che porto da anni. A volte non riesco a dormire ricordando ciò che è successo, mentre lui continua a conquistare la fiducia delle compagne per poi costringerle a fare quello che non vogliono. È giusto quello che mi è successo? Io credo di no, ma è ancora più ingiusto sapere che nessuno si è preso la briga di indagare». Rimane l'impotenza di fronte a tutto ciò il problema più grande. 

*Amanda è un nome di fantasia, per tutelare l'identità dell'intervistata.