La crisi economica non esiste

Articolo pubblicato il 23 aprile 2009
Articolo pubblicato il 23 aprile 2009

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Un'amica spagnola venne a visitarmi in Polonia lo scorso fine settimana. S è rivelato un ottimo pretesto per cominciare la nostra discussione sulle “euro-trasformazioni”. Il costo della vita in Polonia è in aumento. Testimonianza.

Attaccai con le mie tipiche lamentele sui prezzi delle case, e Irene mi chiese quale fosse il loro costo reale. Dopo aver analizzato gli ultimi oscillamenti del prezzo dell’euro e aver eseguito le dovute trasformazioni in zloty, giungemmo ad una cifra che lasciò sorpresa la mia amica madrileña e preoccupata me.

Varsavia è più cara di Madrid

(foto: poplinre / Flickr)Non avrebbe dovuto essere il contrario? Non avrei dovuto essere io quella sorpresa per il costo del suo appartamento nel centro di Madrid? Ci allarmammo ancora di più nel calcolare in euro lo stipendio medio di un polacco, paragonato a quello dei suoi vicini europei. Fu allora che mi ricordai di una cosa che ero riuscita a dimenticare col passare del tempo: per quanto possa sembrare assurdo, il cambio di valuta incide su di me, sul mio “micromondo” e sul mio modo di vedere le cose. Fino a sei mesi fa fare acquisti su eBay o su Amazon era tanto conveniente quanto farli in un negozio polacco. C’era la possibilità di trovare un libro che qui non si trova e, compresi i costi di spedizione, risultava comunque un affare. Sappiamo tutti che per rallegrare la giornata non c’è niente di meglio che un buon acquisto, che un cliente rispettabile è quello che non spende troppo, per il quale la qualità del prodotto corrisponde al denaro che ha speso, ecc…. Ritengo che l’aumento dei prezzi sia, oltre che ingiusto, una cosa innaturale, dato che non è legato alla produzione né causato da madre natura, bensì risultato delle azioni umane. Si tratta di cambi talmente drastici che risulta difficile abituarvisi, accettarli o addirittura accorgerci che stanno avvenendo.

Rifiutarsi di comprare

Una volta il denaro era un argomento tabù, di cui non si parlava in società, oggi invece è l’argomento principale delle discussioni di tutti i cittadini europei. Il denaro, creato allo scopo di dare un prezzo soggettivo ai prodotti, dovrebbe rispondere a valori oggettivi. È molto difficile comprendere, e soprattutto accettare, i meccanismi che determinano e governano situazioni come l’attuale crisi economica. Il valore del denaro si è trasformato in una specie di lotteria che non influisce solo sui prodotti, bensì anche sui consumatori. Riesce pertanto difficile accettare la sproporzione esistente tra il prezzo dei prodotti e il loro valore, e sfortunatamente non c’è nulla che possiamo fare, se non rifiutarci di comprare. La cosa peggiore è proprio dover rinunciare ad un acquisto per questi motivi. In qualità di collezionista di dischi musicali e film, tali oggetti, che prima consideravo di prima necessità, oggi sono divenuti un lusso appannaggio di pochi. Non mi darebbe più alcuna soddisfazione nemmeno prendere un tè giapponese, da quando la commessa del negozio mi ha raccontato che i prodotti giapponesi sono sempre più cari.

Non c’è modo di uscire a comprare qualcosa senza ricordarci della crisi, dato che è ovunque. E a mio parere, nel redigere quest’articolo sto contribuendo ad essa. Per questo cambierò il mio punto di vista: tutta questa storia della crisi è una bugia, nessuno deve credere nell’influenza della crisi. Continuate pure a scrivere migliaia di articoli sull’argomento, invece di impegnarvi a combatterla.

Tradotto dallo spagnolo da Agata Garofalo.