La crisi dell’opposizione bielorussa

Articolo pubblicato il 02 maggio 2006
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Articolo pubblicato il 02 maggio 2006

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Il 27 aprile è stato arrestato il leader dell’opposizione bielorussa Milinkevich. Un segno di crisi per la democrazia. E per gli oppositori è diventato di vitale importanza il supporto dell’opinione pubblica internazionale.

Altri tre leader dell’opposizione sono stati incarcerati per due settimane ed accusati di aver contribuito all’organizzazione della manifestazione pubblica in memoria del ventesimo anniversario di Chernobyl. La manifestazione è stata accusata di fomentare le recenti proteste dell’opposizione bielorussa che contestano i brogli elettorali delle presidenziali vinte da Lukashenko con quasi l’83% dei voti. La strategia dell’opposizione è quella di impegnare l’opinione pubblica in brevi ma regolari campagne di protesta e disobbedienza civile. Evitando di provocare le forze di sicurezza di Lukashenko in lunghe proteste per le strade, come avvenuto in Ucraina durante la rivoluzione arancio.

Il silenzio dell'Ue

Finora l’Unione europea ha reagito con il silenzio. Anche se la maggioranza dei Governi europei ha condannato gli arresti senza suggerire nessuna iniziativa concreta per punire Lukashenko. Ai primi di aprile, l’Ue ha introdotto restrizioni ai visti d’ingresso per 31 autorità bielorusse vietando loro l’accesso agli Stati membri dell’Unione. Questo provvedimento non ha comunque scoraggiato Lukashenko dal proseguire con gli arresti. Alcuni esponenti dell’Ue hanno già suggerito di alleggerire le sanzioni in vigore in cambio del rilascio di quattro capi dell’opposizione.

Tempi incerti

L’arresto di Milinkevich e dei suoi colleghi ha reso imprevedibile il futuro della democrazia in Bielorussia.

Il primo maggio potrebbe essere l’occasione per un altro raduno incentrato sulle restrittive leggi del lavoro in vigore in Bielorussia. In ogni caso l’efficacia delle prossime iniziative è tutta da valutare. Dal momento che la maggior parte dei più importanti oppositori sono in prigione è molto improbabile che i restanti esponenti dell’opposizione riescano ad incentrare nuovamente le proteste sulle recenti ondate di arresti. Non è chiaro se Milinkevich sarà rilasciato nel giro di due settimane. Ma finché si trova in cella, il complesso apparato di sicurezza di Lukashenko – la polizia segreta del Kgb – farà ogni sforzo per mantenerlo dentro il più a lungo possibile. L’obiettivo è quello di decapitare l’opposizione bielorussa e creare uno stallo nella leadership che sarà particolarmente duro da superare a causa della mancanza di nuovi capi. Ma soprattutto di volti che non abbiano collaborato con il regime di Lukashenko.

L’opposizione dovrebbe continuare la mobilitazione, nonostante sia necessario trovare una nuova strategia. Gli oppositori dovrebbero concentrare i loro sforzi sulla Russia, costringendola a riconoscere pubblicamente il crescente autoritarismo in Bielorussia. Premendo anche sull’Ue perché il caso bielorusso sia messo in agenda nel G8 di San Pietroburgo. Finché non arriveranno a questo punto, la lotta contro Lukashenko resterà incerta.