La Cour de Babel: a scuola di integrazione

Articolo pubblicato il 17 marzo 2014
Articolo pubblicato il 17 marzo 2014

A Pa­ri­gi24 stu­den­ti di na­zio­na­li­tà di­ver­se hanno un obiet­ti­vo co­mu­ne: im­pa­ra­re il fran­ce­se in una clas­se di in­se­ri­men­to. La re­gi­sta Julie Ber­tuc­cel­li li ha ri­pre­si per un anno pro­du­cen­do il film-do­cu­men­ta­rio La Cour de Babel. 

Nell'istituto parigino La Grange-aux-Belles, c'è una classe di inserimento che ha qualcosa di speciale: 24 ragazzi di origini diverse ed emigrati in Francia, studiano e apprendono insieme la lingua francese. È proprio questo percorso di apprendimento che ha voluto filmare la regista Julie Bertuccelli. 100 ore di riprese per un magnifico documentario dal titolo La Cour de Babel (La Scuola di Babele, ndt.).

L'integrazione passa per la lingua

Arrivano dal Venezuela, dalla Libia, dalla Bielorussia e dalla Guinea. C'è chi è venuto per cercare asilo politico, chi per riunirsi alla famiglia o chi è figlio di un funzionario statale. Ognuno di loro ha una storia diversa da raccontare, ma tutti condividono lo stesso obiettivo: imparare il francese con la speranza di integrarsi nel Paese dove vivono. Con l'aiuto della professoressa Brigitte Cervoni, studiano insieme, condividono dubbi e differenze, si pongono domande esistenziali: "Dio ha la pelle chiara?", "Perché ci sono lingue diverse?", "Perché esistono le religioni?".

Gli studenti portano in classe un'edizione della Bibbia e del Corano iniziando un dibattito sulle religioni. "Se siete musulmani e toccate la Bibbia, non vi succederà niente di male. I popoli sono divisi perché non conoscono le altre religioni", interviene una ragazza. Nell’aula la diversità è il motore dell'apprendimento: ognuno si racconta e esprime le proprie opinioni su alcuni preconcetti.

La Cour de Babel - Trailer

Un'ora e mezza in aula

L’idea è nata dall'incontro tra Julie BertuccelliBrigitte Cervoni, durante un festival cinematografico dedicato ai film ambientati nelle scuole. La regista era membro della giuria. Ha accettato di trascorrere del tempo con questi alunni, "per vederli studiare e crescere". La regista è stata con loro 2 o 3  giorni a settimana, per un anno scolastico. "A volte aspettavo che fossero loro a cercarmi", dice scherzando. Ha scelto di riprenderli solo in aula evitando di registrare scene che li mostrassero insieme ai compagni di altre classi o tra le mura domestiche. "L'ho fatto per garantire una certa intimità", ammette. Ma già dalle prime scene del documentario si capisce che i ragazzi si sentono a loro agio nell'aula e di fronte alle telecamera. Maryam, una ragazza della Libia, confessa di aver riso dopo aver visto il film: "Ci siamo divertiti e abbiamo imparato molte cose".

Una ricchezza straordinaria

Il film è emozionante perché riesce a mostrare in modo semplice il quotidiano degli adolescenti che aspirano a integrarsi in Francia. La portata politica del film non è trascurabile e rappresenta un segnale positivo in un momento in cui, non solo l'estrema destra, ma anche altri politici puntano il dito contro l'immigrazione. 

Alla fine del documentario, si rimane colpiti dai primi piani di questi ragazzi che piangono e ridono. Hanno una storia difficile alle spalle e la speranza che brilla negli occhi. "Voglio essere una donna libera", dice Rama, che viene dal Senegal. Vorrebbe diventare medico. Youssef, invece, viene dal Marocco e da grande vorrebbe fare l'architetto. Quando Brigitte Cervoni gli chiede se ha paura di lasciare la classe di inserimento, risponde senza indugi con un risoluto "no!". Come gli altri compagni di classe, si commuove quando sente suonare l'ultima campanella dell'anno. La maggior parte degli studenti l'anno successivo seguirà un corso scolastico "normale", mentre alcuni non sono ancora pronti. Una cosa è certa: questi ragazzi rappresentano una ricchezza straordinaria per la Francia. 

Da VE­DE­RE : La Cour de Babel