La contestazione anti-Le Pen raggiunge Roma

Article published on 30 luglio 2002
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I francesi di Roma hanno espresso davanti a Palazzo Farnese la loro solidarietà a quanti manifestavano nella metropoli contro l'estrema destra.

Jean-Marie Le Pen aveva annunciato una storica adunata delle sue truppe per il primo maggio; invece, per la festa dei lavoratori, sè verificata una riunione gigantesca delle forze anti-FN. Gli studenti delluniversità romana della LUISS hanno avuto la volontà di non assistere impotenti, dallestero, alla mobilitazione dei loro compatrioti contro lestrema destra e il Front National. Si sono raccolti insieme a loro café babel e lAssociazione Democratica dei Francesi allEstero (ADFE), con la ferma intenzione di far sentire la loro solidarietà ai manifestanti della madrepatria.

In questo mercoledì di primo maggio 2002, il vestibolo di Palazzo Farnese, sede dellAmbasciata francese a Roma, è stato invaso tra le undici e le tredici da centinaia di manifestanti (400-500). Studenti francesi e italiani, funzionari internazionali, rettori e professori, pensionati e liceali si sono riuniti sotto il vessillo del pluralismo, della tolleranza, dellunione dei popoli europei - tutti valori presi di mira dal programma del Front National. A diverse riprese durante il raduno, i partecipanti hanno fatto suonare le loro sveglie o il loro telefono cellulare al grido di Svegliati Francia! France, Réveille-toi!.

Non mancavano né bandiere, né banderuole, né canzoni (il canto della resistenza italiana Bella Ciao e linno italiano, entrambi rivisitati), né slogan per riunire tante persone dalle opinioni politiche così diverse. I dibattiti e i discorsi hanno espresso una vera diversità, caratterizzando in maniera così probante lunione dei cori nella contestazione allestrema destra. Il fenomeno può sorprendere: i cinque milioni e mezzo di voti raccolti dal Front National sollevano unincredulità inquietante, quasi deviante, rispetto a questo consenso così entusiasta delle forze che lo denunciano e lo combattono. Naturalmente i manifestanti hanno festeggiato, cantato e riunito i passanti e i gruppi di scolari che si avvicinavano; ma nessuno sembrava dimenticare che levento contestato restava disagevole da comprendere, difficile da risolversi.

Per questo le discussioni politiche si son fatte sempre più pressanti, si esortava a votare il 5 maggio contro Le Pen il presidente uscente Jacques Chirac. Jean-Marie Le Pen, non ti perdonerò mai di avermi obbligato a votare Chirac ha gridato Pergola dellADFE. In effetti, in questo primo maggio, si sentiva la voglia di resistere alla crescita del Front National come un desiderio di finirla con questo malessere, con questa estrema destra che tanto preoccupa. Gli organizzatori hanno rifiutato uninterpretazione partigiana della manifestazione: non si trattava di sostenere un impegno politicizzato, ma di gridare la propria opposizione allintolleranza e a una corrente politica ricorrente nella storia, che non può esprimersi senza ricorrere allodio, alla divisione, alla violenza. E stato ben sottolineato che il Front National è la cattiva risposta a dei problemi senza dubbio decisivi, ma che devono esser affrontati con misura e attraverso il dialogo sociale, cioè col primato assoluto dei valori dellesperienza democratica, valori che i manifestanti considerano contrari al partito di Le Pen.

Adriano Farano, rappresentante di CaféBabel, ha saputo sottolineare limportanza di un dibattito sociale nel quadro europeo, agli antipodi rispetto al ripiegamento nazionale, vera chiave di volta del programma del candidato populista.

Si è trattato in ogni caso di una volontà trasformata in unazione riuscita. E un gran successo, aldilà delle nostre speranze ha detto uno dei promotori di questa azione di piazza. E innegabile che lo spettacolo facesse riflettere: in mezzo alle banderuole fatte in casa, ai suonatori di tamburi artigianali, il cui rumore rimbombava sui muri dellAmbasciata silenziosa, sul pavé inondato dal sole di maggio, si riuniva gente entusiasta, incuriosita, spesso con sospetto, ma fiduciosa nel senso di responsabilità degli elettori e dei dirigenti del futuro. Domenica bisogna votare si sentiva qui e là. Votare per un candidato che, magari, non si sarebbe voluto scegliere, per una causa per la quale non si è felici di battersi, se non fosse a causa della sventura del momento. Il telegiornale francese di France 2 non avrebbe dimenticato, poi, di trasmettere qualche immagine della manifestazione romana: anche allestero i francesi si sono mobilitat, scandiva lo speaker.

Ecco un obiettivo raggiunto, mentre il verdetto delle urne di domenica 5 maggio, ne svelava il raggiungimento di un altro.