La Conferenza degli scrittori a Berlino: strette di mano e degustazioni

Articolo pubblicato il 07 novembre 2016
Articolo pubblicato il 07 novembre 2016

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Crisi dell'euro, flussi di profughi, catastrofe climatica. Ci si può esprimere contro tutto ciò attraverso la letteratura? Proprio su questo punto si è discusso a Berlino, in occasione della conferenza europea degli scrittori.

Durante la conferenza europea degli scrittori, tenutasi il 9 e il 10 maggio 2016 presso l'Accademia delle Arti di Berlino, si è parlato del possibile ruolo che la letteratura europea può svolgere in un tale periodo di crisi. Sin da subito gli obiettivi si sono rivelati piuttosto ambiziosi: dare voce alle minoranze,  abbattere la censura mediante il coraggio e le parole e impegnarsi per il superamento dei confini erano i principali temi della conferenza.  Tutto questo suona abbastanza astratto e noioso? Beh, purtroppo un pò lo è stato. 

Nutro un interesse personale per questo tema tanto da chiedermi fino a che punto la produzione letteraria di un autore debba o possa essere incentrata sulla politica. Questa è la domanda che ci poniamo costantemente io e i miei compagni dell'Istituto tedesco di letteratura.  Per questa ragione ero estremamente curiosa di ascoltare i vari discorsi su "Quali possono essere oggi i valori dell'Europa?", "Se la lingua viene abbandonata" fino al motto della conferenza "Abbattere i confini con la scrittura". 

Sembra una buona idea. Senz'altro un lavoro importante. La conferenza è molto interessante. C'è solo un difetto: la Conferenza degli scrittori europei si presenta come una un luogo di scambio democratico, internazionale e molto aperto, ma è di fondo piuttosto elitaria.  Se la si guarda più da vicino ci si accorge che gli invitati hanno un profilo piuttosto omologato, a eccezione dei paesi di origine. Tutti sono liberali di sinistra, tutti intellettuali riconosciuti di non meno di 35 anni. La vecchia élite della scena letteraria europea s'incontra nella pausa pranzo tra strette di mano e degustazioni. Tutto questo è riservato agli ospiti invitati. Alla fine si applaudono da soli. Un pò, non così tanto, non siamo certo vanitosi. In questo caso, dunque, non c'è posto per le controversie.  

Può darsi che gli organizzatori della conferenza siano stati un pò troppo ambiziosi. Le discussioni di cui si parlava sopra non portano altro che a un lieto consenso. Ci si sofferma soltanto a dichiarare che si necessita di più umanità. Wow, che novità! Serve più empatia. Ehi, sorpresa! Soluzioni concrete? Nope.

Molto più toccanti sono le storie personali dei singoli scrittori e le condizioni difficili nelle quali alcuni di essi sono costretti a scrivere e a pubblicare.  Un esempio è la scrittrice croata Ivana Saijko, che descrive l'assalto dei media contro il complesso scenario culturale, che viene sempre più spesso definito "parassita dello Stato". Inoltre, capita che gli autori vengano persino aggrediti per strada. 

Le domande più interessanti giungono dal pubblico, come dei brevi commenti. Spesso vengono anche dai più giovani, come da Necati Öziri, che al momento lavora al Maxim Gorki Theater di Berlino. Si chiede, giustamente, come si possa ancora credere seriamente nella democrazia in vista di questo completo fallimento europeo. La risposta rimane vaga, qualcosa come "La democrazia è una convinzione".

D'accordo, forse anche io volevo troppo. Ora finalmente diamo un paio di risposte concrete alle mie domande. O meglio, alla domanda che pongo a me stessa. Ad esempio: Come si può scrivere in un tale periodo di crisi? Come posso raggiungere qualcosa di concreto attraverso i miei testi? Forse proprio in nessun modo, suona la risposta. Forse la risposta in sé non è importante, potrebbe essere pericolosa, e si farebbe meglio ad accontentarsi di un approccio più modesto. "La forza sta nei testi, non negli autori", ha affermato lo scrittore belga Peter Terrin alla conferenza. E forse la forza delle parole ci è già sufficiente. Forse ci è già sufficiente ripetere sempre ciò che deve essere detto. Semplicemente per alimentare la discussione. Una frase della francese Shumona Sinha resta importante: "L'Europa è un'idea che non è ancora giunta a compimento!" 

Forse dovrebbero prendere parte alla discussione nuove persone per portare in campo delle idee nuove. Persone che non appartengono ai "grandi", autori sotto i 35 anni o blogger. Oppure anche persone che non sono liberali di sinistra. Per me, questo significherebbe davvero superare le barriere. Qualcosa di nuovo, finalmente.