La Commissione Ambiente del Parlamento Europeo: regina o pedina?

Articolo pubblicato il 02 giugno 2003
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Articolo pubblicato il 02 giugno 2003

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Vi siete mai chiesti qual è il viaggio che compie ogni giorno la vostra bistecca (dalla stalla alla forchetta)? Se la risposta è no, c'è una buona notizia. C'è qualcuno che se ne interessa al posto vostro.

Vi siete mai chiesti quante sostanze chimiche ci sono nei vostri snack preferiti? Avete mai perso il sonno chiedendovi dove vada a finire l’immondizia quando lo spazzino la raccoglie? Vi siete mai domandati quale sia il processo che porta la bistecca sulle vostre tavole, il cosiddetto viaggio della carne dalla “stalla alla forchetta”? Se non siete il tipo di persona che si sofferma su questo genere di dubbi – ma anche se lo siete – la buona notizia è che qualcuno ha basato il proprio lavoro proprio su questo, interessandosene per voi. Mi riferisco ai 60 membri che compongono la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo.

La Commissione “Ambiente, Sanità Pubblica e Politica dei Consumatori” – per chiamarla col suo nome ufficiale, è stata definita “centro di potere” del Parlamento Europeo in diverse pubblicazioni. Si tratta di un organo che governa un vasto corpo legislativo e dotato di potere di codecisione – cosa che permette ai suoi membri di esercitare reali pressioni sui disegni di legge durante le due fasi di lettura oltre a potere contrattare col Consiglio le questioni chiave nel corso di tutto l’iter legislativo. Tuttavia, è indubbio che l’influenza incisiva della Commissione sulle politiche europee non è solo merito del potere di codecisione, ma anche del fatto che si tratti di un settore relativamente nuovo e per lo più ancora insondato negli Stati membri. La politica ambientale infatti, che suscita preoccupazioni a livello transnazionale, non è presa in prestito – o qualcuno direbbe “rubata” – dalla competenza nazionale, ma è stata “inventata” in ambito prettamente europeo.

Nel cuore della legislazione europea

Il lavoro della Commissione Ambiente tende a diventare sempre più importante dal momento in cui la sicurezza di oggi, sia individuale che collettiva, non è più definita dai governi nazionali né limitata dai confini degli Stati-nazione. Proprio la nostra crescente interdipendenza, rendendo transnazionale la domanda di sicurezza, determina la necessità di definire e gestire il “rischio”, che va a costituire una delle prime preoccupazioni della legislazione ambientale. In questo senso la missione della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo è proprio quella di monitorare e regolare il rischio.

La vita in Commissione non è certo noiosa. Una volta che la legge ha avviato il suo corso, i membri della segreteria del Parlamento devono occuparsi senza sosta di dossier sempre nuovi, mentre la segreteria dei gruppi politici – il cui ruolo è di consigliare e coordinare la posizione del gruppo di riferimento – ha il compito di creare o arrestare il processo legislativo a seconda degli accordi e dei compromessi sottoscritti dai diversi gruppi politici e dalle varie delegazioni nazionali. Gli assistenti si affrettano a passare da un dossier all’altro, piegati sotto pile di documenti: in una settimana tipo si può passare dalla discussione sul destino della pubblicità del tabacco e delle questioni sanitarie relative, alla valutazione di prescrizioni di medicinali, fino alla votazione sulla sicurezza delle sostanze di uso domestico o degli OGM. E questo solo per fare qualche esempio.

Europarlamentari: campioni di cittadinanza?

Un eurodeputato della Commissione Ambiente ha l’opportunità di combattere per cause che sono spesso rilevanti nell’immaginazione popolare, molto sentite dalla gente comune, oltre che dai governi e dagli industriali. Visti gli argomenti che vanno dalla SARS agli OGM, ai cosmetici testati sugli animali, la Commissione Ambiente detiene legittimamente il diritto che la sua voce venga ascoltata, e che sia anche spesso una voce in perfetta sincronia con movimenti, attivisti, ONG e persino coi grandi imprenditori. Al contrario, l’umile parlamentare può essere re o servo dei cittadini visto che i ministri fanno la corte ai membri della Commissione strisciando nei corridoi e bussando alle loro porte nel tentativo di conquistare un voto sull’ultimo disastro d’attualità. In commissione uno sfortunato funzionario è stato schiacciato dagli attacchi feroci dell’attuale Presidente della Commissione, come un funzionario della Roma imperiale gettato nella tana dei leoni.

Ma maggiore potere individuale dei membri della Commissione Ambiente si manifesta nelle occasioni in cui, dopo che il Parlamento ha terminato la seconda lettura e il Consiglio ha riconsiderato la sua posizione, l’accordo non è ancora stato raggiunto. E’ a questo punto che il parlamentare può sedere attorno allo stesso tavolo dei rappresentanti governativi per tracciare linee di compromesso e contrattare nel processo noto come “conciliazione”. In un recente incontro di questo tipo, i membri della Commissione Ambiente hanno combattuto fin dalle prime ore del mattino a nome dell’intero Parlamento per vincere una battaglia per il doppio divieto di pubblicità e sperimentazione entro 10 anni su cosmetici che contengano ingredienti testati sugli animali. Tali vittorie rappresentano un riassestamento degli squilibri istituzionali: da un lato il Parlamento, tramite ognuno dei suoi membri, preme per un accrescimento del suo potere; dall’altro il potere intergovernativo avanza, attraverso il fervente idealismo dei suoi membri, fino a determinare una combinazione di potere tossica e malsana.

Ambizione e idealismo (attenzione! leggere attentamente le avvertenze)

Ma il lavoro della Commissione Ambiente può essere interpretato come l’incarnazione di alcune grandi contraddizioni del progetto europeo, un progetto parte e motore del processo di globalizzazione. Allo stesso tempo gli obiettivi più tipici delle politiche ambientali (quelli della protezione ambientale e del rispetto delle differenze geografiche ) si perdono nella ricerca di standards e standardizzazioni varie. Non è esagerato dire che nel tentativo di costruire un unico campo d’azione a livello europeo, la legislazione sia diventata un bulldozer, abbattendo ogni segno di diversità e crescita sulla propria strada.

Si possono accrescere gli standards per la salute e la protezione dei consumatori, ma a un prezzo: i membri della Commissione Ambiente hanno adottato una legislazione che impone un’autorizzazione e un’autovalutazione dei costi per i pesticidi. Con quale scopo? Il numero dei pesticidi sul mercato sarà ridotto ma i prodotti rimanenti saranno dominati dalle multinazionali ed i piccoli produttori saranno esclusi dal mercato. Il messaggio è chiaro: “Male per la biodiversità, bene per il grande business”.

La Commissione Ambiente è impegnata in un tiro alla fune tra interessi dei consumatori ed esigenze del mercato interno dell’UE. E’ un lavoro difficile tra questioni tecniche e astratte dalla realtà. A volte nella ricerca di un ideale la realtà diventa confusa: l’osservatore rimane con l’impressione che i politici siano attaccati ai numeri, che giochino con cifre che sembrano attraenti ma che in realtà sono irrealistiche, se non tecnicamente impossibili da implementare come lo slogan “0% OGM, 0% metalli pesanti”. Il problema non è necessariamente il fatto che la politica sia troppo “verde” ma piuttosto che per la sete di raggiungere obiettivi simbolici o di vincere facili battaglie politiche, si sono persi di vista gli interessi più alti e i bisogni di lungo termine della nostra comunità. I lobbisti sono spesso parte implicita di questi processi, circolano voracemente come avvoltoi pronti a saltare sui cadaveri, affrontando i temi in un contesto solo ed esclusivamente legato alla scena pubblica di Bruxelles. I disegni di legge adottati non sembrano aver niente a che fare con ciò che è stato originariamente elaborato dalla Commissione, vista l’approvazione di emendamenti contradditori che distruggono lo schema precedente costruito con grande attenzione, mentre il Consiglio disapprova con sguardo paternalistico come se avesse a che fare con teenagers che vanno in cerca di idealismo e nuove sfide.

Considerata la mole di quest’area di competenze e l’importanza dell’impatto che queste tematiche hanno sulle politiche nazionali e sulla vita di ogni giorno, la Commissione Ambiente è in una posizione tale da poter diventare vittima del suo stesso potere. In quanto organismo composito non è libera di agire indipendentemente, il suo lavoro è condizionato da una molteplicità di interessi: i suoi membri sono consapevoli di non poter soddisfare sempre e comunque tutti. Sui temi di più alto profilo il potere della Commissione Ambiente è particolarmente vulnerabile, rischiando di essere colpita alle spalle sia dai membri dei governi nazionali (che in ogni modo partecipano alla legislazione, anche se poi si nascondono dietro Bruxelles), sia dai media affamati di notizie. E’ noto che qualcuno dei più famosi euro-miti che circolando nei media britannici (dalle “straight bananas” alla morte del “fish and chips”) hanno a che fare con politiche che hanno in qualche modo coinvolto la Commissione Ambiente.

Un futuro di legislazione o di implementazione?

La Commissione Ambiente dovrà affrontare battaglie sempre più diffcili. Non solo in occasione dell’allargamento dell’UE. Ma anche per quanto riguarda il monitoraggio dei prodotti importati da paesi terzi, i quali non sono soggetti agli stessi standards. Forse la più grande di tutte queste battaglie sarà affrontare il fatto che la legislazione è mal applicata dai futuri stati membri. Mentre gli Stati più obbedienti gridano all’ingiustizia, di fronte a trasgressioni perpetrate da altri, diventa sempre più urgente capire come imporre sanzioni agli stati inadempienti – in particolare per quanto riguarda i futuri stati membri che non hanno partecipato alla redazione dell’ambizioso programma legislativo al quale saranno soggetti una volta entrati a far parte dell’Unione. E’ proprio qui che la Commissione Ambiente potrà giocare un ruolo decisivo conducendo un dialogo che proceda su due direzioni, dall’individuazione delle varie problematiche al monitoraggio dell’impatto legislativo. Ciò significa creare le condizioni per una giurisprudenza più incisiva, che sia in grado di ricollegarsi con i bisogni della popolazione, la prima vera interessata. Considerando che chi è chiamato ad effettuare negli Stati membri tali legislazioni conosce meglio di chiunque altro (e quindi meglio dei lobbisti di Bruxelles e dei governi ufficiali) la praticabilità di ciò che funziona e ciò che non può funzionare. L’attuale condizione della Commissione Ambiente riflette il generale bisogno di puntare più sulla qualità che sulla quantità della legislazione ambientale, e questo per farla sopravvivere, cercando di interrompere l’accumulo di leggi inutili, destinate solo ad essere ignorate e messe nel dimenticatoio.