La colpa è di Voltaire

Articolo pubblicato il 23 aprile 2002
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Articolo pubblicato il 23 aprile 2002

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"Domenica 21 aprile 2002, ore 20, mi vergogno", recitava ieri sera la maglietta di una ragazza per le strade di Parigi.

Al tenero viso di Jean-Marie Le Pen, che per la prima volta si staglia solo e ufficialmente a fianco del nostro presidente uscente, i giovani rispondono con la concisione e l'efficacia dello slogan pubblicitario (generazione media oblige): la Francia si vergogna.

Di chi è la colpa? Serata memorabile di ufficializzazione della disperazione dei francesi, la serata di ieri cerca dei colpevoli.

Per la strada, la gente punta il dito, ferocemente, contro il 20% di cattivi fascisti che hanno dato il loro voto all'estrema destra e contro il 28% di "inciviques" che hanno preferito il sole e le vacanze primaverili alle urne democratiche. Sui set televisivi, secondo la buona tradizione republicana, la gauche accusa la destra (di demagogia), la destra accusa la gauche (di dispersione delle candidature), mentre gli estremi le riconciliano fermamente in una colpevolezza condivisa e sempiterna. Fioccano i complimenti ironici: "è proprio un discorso come il vostro che fa vincere Le Pen, bravo!"; e i colpi bassi, a cui siamo ormai abituati: "parlateci della vostra cassetta, signor Strauss-Khan, visto che siete qui!".

Persino in pieno terremoto surrealista, con un candidato di destra e un altro di estrema destra al secondo turno, il dibattito democratico si riduce a una miserabile telenovela che, lungi dal soddisfare le nostre attese di cittadini spaventati, si rivela incapace di accattivare la nostra attenzione di telefagi.

ALLORA? DI CHI E' LA COLPA?

I soli ad essere inattaccati e inattaccabili: i media che, grazie a una misteriosa forza, si sottragono a ogni tipo di critica. Eppure sono proprio loro che hanno rincarato la dose sull'insipidezza dei candidati, imponendoci, per intervistarli, dei giornalisti incapaci dalle domande grottesche. Sono loro che hanno focalizzato un dibattito che si pretende democratico sul tema dell'insicurezza e che si sono concentrati da mesi sulla monopolizzazione di tutti i telegiornali della sera sulla storia del giovane immigrato che aggredisce la nonnina, le macchine che bruciano, lo stupratore recidivo. Sono proprio loro che ci hanno quotidianamente cullati - mentre i candidati già ci addormentavano al ritmo delle loro rituali promesse oniriche di questo periodo - di sondaggi che ci dicevano che, al primo turno, i giochi eran fatti. Ma non è che la televisione lavorerebbe per il Fronte Nazionale senza che lo sapessimo?

Signore e signori dei media che avete vantato i meriti della democrazia in uno spot pubblicitario molto divertente [che spiegava l'importanza del fatto di andare alle urne], dovete rendervi conto del fatto che l'avete compromessa, rendendola un dibattito soporifero, un prodotto inconsumabile, e che sono stati degli eroi quelli che sono riusciti a non spegnere il loro televisore durante questo incommestibile periodo democratico. Quando riconoscere a vostra volta la vostra colpa?