La clonazione terapeutica – un deus ex machina?

Articolo pubblicato il 23 novembre 2004
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Articolo pubblicato il 23 novembre 2004

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La dignità della persona umana, ovvero dell’embrione in potenza esclude la pratica della clonazione terapeutica. Soprattutto quando esistono delle alternative.

Nell’agosto 2004 venne accordata ai ricercatori dell'Università di Newcastle, la prima licenza per l'utilizzazione della tecnica della clonazione terapeutica. Tuttavia, l'utilizzo di embrioni in funzione medica resta un'idea fortemente controversa. La Convenzione di Oviedo, adottata nella cornice del Consiglio dell'Europa ed in vigore dal 1999 vieta, nel suo articolo 18 capoverso 2, la costituzione di embrioni umani a fini di ricerca. Il Parlamento Europeo ha invece affermato, in una risoluzione sulla clonazione di esseri umani del 7 settembre 2000, “che esistono altri mezzi oltre alla clonazione di embrioni per guarire le malattie gravi”, “che non esiste nessuna differenza tra la clonazione a fini terapeutici e queella con finalità risproduttive”.

Gli argomenti contro la clonazione riposano innanzitutto sul principio della dignità umana. Si considera questa come inalienabile, inerente a tutti gli uomini ed ormai ribadita da qualsiasi dispositivo internazionale. La si può descrivere come una categoria che comprende i diritti specifici di ogni essere umano. Sembra avere un significato più individuale che collettivo, nel senso che è sempre un individuo ad esser titolare dei diritti basati su tale dignità.

Tutto o nulla

La protezione della dignità è un obbligo per ogni comunità. Questa protezione deve tener in conto non solo l'inammissibilità di violazioni concrete, ma anche le conseguenze, talvolta stesso più lontane nel tempo, di certi atti. Ora, la dignità è indivisibile, ovvero non esiste in una forma parziale: o la si rispetta o la si viola, tertium non datur.

Se è l’individuo ad esser titolare di questo diritto perché si rispettano i morti? Lasciamo da parte le questioni religiose: ci resta da ammettere che è un'espressione di rispetto verso ogni essere umano, manifestazione della volontà di proteggere la dignità dei viventi. Ma questa dignità è un valore estremamente fragile: ogni precedente rileva, e tutte le circostanze devono essere analizzate attentamente. Da questo punto di vista la pura espressione di una tolleranza potenziale per una "limitazione" del campo nella protezione di tale dignità può compromettere la dignità stessa.

Quale legame con la clonazione terapeutica? Anzitutto, se alcuni pretendono che il contenuto dei diritti derivati della dignità umana è suscettibile di essere modificato col tempo, si tratta pur certo di un'idea tanto generica quanto pericolosa: non è possibile negare che ogni ovocite che cominci a dividersi dopo il trasferimento nucleare, possa svilupparsi potenzialmente fino a diventare un essere umano. È precisamente questa possibilità, questo potenziale umano (1) che merita di esser protetto. Da questo punto di vista non è necessario provare che una tale cellula sia un essere umano – né da quando: basta dire che lo possa diventare. Si può altresì sostenere che, in caso di dubbio, bisogna presumere la natura umana dall'ovocite in questione, il che esige di trattar quest’ultimo come essere umano finché non ne sia dimostrata prova contraria.

Frontiere da non superare

Tuttavia, è anche vero che neppure il diritto alla vita è assoluto: l'esercizio dei diritti di altri può giustificare la violazione di questo diritto. Questa giustificazione va preceduta senz’altro dalla onderazione degli interessi in gioco, dei diritti, nella prospettiva del principio di proporzionalità. In questo senso, le cellule sottomesse alla clonazione non costituiscono una fonte di pericolo per la vita o per la salute delle persone che potrebbero approfittare di questa terapia. Perché del resto non è permesso trapiantare un cuore di una persona che non è ancora stata dichiarata morta per salvare la vita di qualcun altro? Proprio perché quest’operazione non è giustificabile, e perché un trattamento simile di un essere umano come mezzo e non come fine violerebbe la sua dignità. È questo anche il caso della clonazione terapeutica.

Altri argomenti vanno poi considerati: le prospettive di utilizzazione delle cellule ceppo adulte non sono ancora del tutto chiare; ci sono anche notevoli rischi di nascita di tumori in caso di clonazione terapeutica; eppoi, come controllare il divieto della clonazione riproduttiva se la sola differenza tra questi due tipi di clonazione è il fatto che, nel caso del clonazione riproduttiva, l'embrione viene impiantato nell'utero, quando si tratta pur sempre dello stesso tipo di cellule della clonazione terapeutica? Tutto ciò prova che un divieto generale della clonazione terapeutica è assolutamente necessario. Perché si tratta di frontiere che non devono essere superate.

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(1) su questo punto vedi in particolare F. Fukuyama, Koniec czlowieka, Znak, Kraków 2004 [Our Posthuman Future. Consequences of the Biotechnology Revolution].