La Cina risorge, l'Europa tramonta

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 24 gennaio 2012
Lo scorso anno la Cina ha superato il Giappone, diventando la seconda economia più grande del mondo. Segni e presagi dell'arrivo di un nuovo grande potere.

Prima c'è stato l'acquisto cinese largamente pubblicizzato di otto miliardi di dollari di obbligazioni spagnole. Utilizzare le immense riserve di valuta estera per accumulare il debito sovrano altrui, permette a Pechino di aumentare il proprio peso politico, in un momento in cui le finanze pubbliche nei Paesi da entrambi i lati dell'Atlantico sono in grave disordine. Inoltre è stata data notizia che la Cina ha superato il Giappone, diventando la seconda economia nazionale più grande del pianeta, secondo stima del prodotto interno lordo. Sebbene nervose élite americane possano ancora trarre conforto dal fatto che il Pil americano è di tre volte maggiore del totale del Pil cinese, il confronto tra potere d'acquisto nei due Paesi mostra che è l'economia cinese ad essere superiore.

I tedeschi ne sanno qualcosa

Durante la visita in Cina del segretario alla Difesa americano Robert Gates, i suoi ospiti gli hanno rivelato un velivolo stealth (invisibile ai radar) sviluppato diversi anni prima rispetto a quanto previsto dagli osservatori esterni. Il nuovo caccia Chengdu J-20 è il primo avvertimento di come la forza economica possa tradursi in forza militare. Nonostante l'ottimismo per la moderazione in politica estera, il potere militare rimane l'ultima misura della forza cinese.

Infine c'è stato l'attrito di opinioni tra i presidenti Barack Obama e Hu Jintao durante la conferenza stampa congiunta allaCasa Bianca tenutasi il 19 gennaio 2011. Prima che concludessero con il solito proforma sulle "speranze condivise per il futuro" (Obama) e "un brillante futuro per il mondo" (Hu Jintao), è stato difficile non cogliere la rivalità internazionale tra i leader, rispettivamente, di un potenza basata sullo status quo e di un'altra basata sul revisionismo. Laddove Obama è stato determinato nell'assegnare alla Cina il limitato ruolo di potenza regionale dell'Asia orientale, con il privilegio di fungere da ausilio agli Stati Uniti contro lran e Sudan, Hu Jintao è stato altrettanto determinato a dare alla Cina e agli Stati Uniti pari ruolo nella scena mondiale. Placare le ansie del presidente cinese richiede l'utilizzo di quel tipo di partnership e terminologia propria di "un mondo sempre più multinazionale" che il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle ha adottato per descrivere le relazioni sino-tedesche durante il summit tenutosi ad Amburgo a novembre 2010. Si dà il caso che i tedeschi ne sappiano qualcosa di risentimenti che motivano i leader delle potenze revisioniste.

La crescita arriva dall'occidente

Le classi politiche di entrambe le sponde dell'Atlantico hanno motivo di essere preoccupate per lo spostamento del baricentro economico globale verso il Pacifico. Il potere politico del sistema internazionale seguirà inevitabilmente. Sebbene diverse democrazie liberali siano state stabilite sulla sua periferia orientale, la Cina rimane spudoratamente illiberale e autoritaria. Contraddicendo le promesse di chi ha esercitato con successo pressioni per l'ammissione di Pechino all'Organizzazione Mondiale del Commercio nel corso degli anni novanta, la prosperità ha rafforzato il nazionalismo cinese piuttosto che generare una domanda popolare di riforma democratica liberale.

Il nazionalismo è importante non solo perché legittima la repressione dei dissidenti politici, ma anche perché tende a produrre la domanda per la risoluzione delle controversie territoriali con gli Stati vicini. La più pericolosa di queste controversie comprende lo stato di Taiwan, ma la Cinarivendica inoltre la sovranità nazionale sulle isole Spratly e Paracel. Sebbene molto lontane dal territorio di qualsiasi Stato membro dell'Unione Europea, tali controversie sono significative poiché è improbabile che la Cina si plachi solo con le parole.

La tentazione per le potenze revisioniste in un sistema internazionale multipolare è quello di giocare il ruolo del "guastatore", la cui cooperazione deve essere acquistata a prezzo elevato. Al contrario, ciò che il resto del mondo chiede alla Cina è un serio impegno nella governance globale su tutta una serie di questioni, con carattere di urgenza riguardo ai tassi di cambio, ai cambiamenti climatici e all'approvvigionamento di terre rare. Ottenerne l'impegno può richiedere sacrifici per soddisfare il nazionalismo cinese. Fissare lo Yuan al suo vero valore, imporre limiti alle emissioni di carbonio nella più grande economia mondiale, garantire l'accesso alle terre rare per la produzione di batterie per automobili ibride ed elettriche: tutto questo è oggettivamente più importante per il benessere della maggior parte delle persone sul pianeta, che una bandiera nazionale che sventola sulle rocce senza valore nel Mar CineseMeridionale. Piccoli sacrifici agli dei dell'alta politica possono essere necessari, per raccogliere la benedizione degli dei della bassa politica.

Foto di copertina: (cc) theCarol/ Flickr