La Cia fa scalo in Groenlandia

Articolo pubblicato il 01 febbraio 2012
Articolo pubblicato il 01 febbraio 2012
Cosa trasportavano gli aerei Cia che hanno sorvolato illegalmente la Groenlandia dal 2001? È ciò che ha domandato il governo autonomo della Groenlandia alle autorità danesi. Senza ottenere risposta..

È stata pubblicazione del sito Wikileaks a far detonare le polveri, nel 2010. In una Danimarca pacificata dopo la crisi causata dalle caricature di Maometto, il cambiamento climatico e la trasparenza politica “alla scandinava” assicurano a questo piccolo paese una leadership allo stesso tempo europea e internazionale. Oggi i danesi investono le loro energie nella presidenza di turno dell’Unione Europea (che è iniziata nel gennaio 2012): di fronte alla crisi economica che rappresenta il vero punto di svolta per la nostra società, questo paese scandinavo riproduce un eccellente modello di gestione.

I voli segreti della Cia o l’esportazione della tortura

La pubblicazione di telegrammi confidenziali dell’ambasciata americana di Copenaghen sta per mettere in pericolo quest’immagine idilliaca: essi rivelano misteriosi passaggi aerei della Central Intelligence Agency (CIA) sopra il territorio della Groenlandia e delle Isole Fær Øer, divulgati nel 2008 da un documentario del canale danese DR1. Il ruolo della Cia non è mai stato oggetto di un'inchiesta, come promesso dal governo danese. L’utilizzo dello spazio aereo danese da parte americana, e soprattutto dell’aeroporto di Narsarsuaq in Groenlandia, per assicurare il transito di prigionieri, proseguirebbe dal 2001. Verso quali destinazioni? E a quale scopo gli Stati Uniti fanno transitare i prigionieri a Nord?

Denunciati da alcuni anni da diverse Ong di difesa dei diritti dell’uomo, questi trasferimenti di prigionieri non sono dei trasferimenti qualsiasi. Il termine “voli di restituzione” è presente in modo costante nei rapporti: il volo di restituzione consiste nello spostamento di prigionieri detti “pericolosi” per la sicurezza nazionale americana – soprattutto terroristi – e per i quali sono organizzati degli interrogatori "ad hoc” nei paesi più propizi ad accettare queste procedure. In altri termini si tratta di un’esportazione di prigionieri americani verso – tra i vari paesi – la Siria, l’Egitto e la Giordania, per sottoporli a torture. Questi spostamenti si sono moltiplicati dopo l’11 settembre 2001 e svariati prigionieri di Guantanamo avrebbero fatto scalo in Groenandia per destinazioni misteriose, dopo l’anno 2001.

Nell’ottobre e novembre 2011, i territori artici della Danimarca rilanciano le loro rivendicazioni e chiedono chiarimenti al nuovo governo danese. Solo il primo ministro groenlandese, Kuupik Keist, ha avuto risposta. Il 2 novembre 2011 l’istituto danese indipendente per le relazioni internazionali della Danimarca (Diis) è ufficialmente sotto il controllo di una commissione d’inchiesta. La ricerca è limitata al territorio della Groenlandia e serve solo ad approfondire le risorse già raccolte dalla bozza d’inchiesta cominciata nel 2008, senza possibilità di nuove inchieste, né di acquisizione di nuove testimonianze, informazioni o requisitorie. Il ministro danese dichiara ufficialmente che un’inchiesta completa sarebbe stata troppo costosa. Ciononostante, alcuni esperti come Mads Flugede dell’Università di Copenaghen temono che le conclusioni di questo rapporto possano avere delle serie conseguenze nelle relazioni tra Danimarca e Stati Uniti.

Una posizione delicata

La reticenza danese a intervenire in una questione internazionale, ma che riguarda anche i diritti fondamentali dell’uomo, mette il paese in una situazione delicata. Nel momento in cui l’Unione Europea, guidata dalla Danimarca, fa pressioni sull’Ungheria per i decreti che minano le libertà dei suoi cittadini, sarebbe alquanto fuori luogo lasciare che la Cia disponga degli aeroporti in Groenlandia per il traffico di prigionieri. Il tutto nel più completo silenzio.

“Tutti i paesi artici si preparano a una competizione strategica per l’accesso alle risorse”

Secondo Erik Gant, segretario dei popoli autoctoni in seno al Consiglio Artico, e lui stesso di origine groenlandese, è necessario che la Danimarca mantenga un legame costruttivo e rispettoso con i suoi territori settentrionali, in una situazione di crescenti tensioni per lo sfruttamento delle risorse minerali ed energetiche nell'Artico: “Tutti i Paesi che si affacciano sul mar Glaciale stanno rinforzando le loro flotte e si preparano a una competizione strategica per l’accesso. Altri paesi, come per esempio la Cina, aumentano la loro capacità di navigazione”.

Ole Wæver, professore di scienze politiche internazionali all’Università di Copenaghen, sottolinea il fatto che questa faccenda riveste un’importanza simbolica particolare per l’affermazione della Groenlandia, da sempre in cerca di un’autonomia politica completa nei confronti della Danimarca: “È un passo necessario quello del primo ministro, che permette alle autorità groenlandesi di sentirsi alla base di un’iniziativa, e ciò contribuisce a mantenere dei buoni rapporti tra i due paesi”. La Groenlandia, della quale il'85% della popolazione è inuit, costituisce un esempio inedito di autodeterminazione politica in un territorio autoctono. Il segretario Gant conferma: “La Groenlandia è considerata come un esempio da seguire dagli altri popoli autoctoni in cerca della costruzione della loro auto-determinazione, sia in termini di delegazione del potere politico, sia di diritto fondiario, ma anche di diritti specifici dei popoli autoctoni.”

Foto di copertina: (cc) tymotion/flickr ; testo: ©The Guardian; (cc)jcoterhals/flickr,  sito ufficiale del Consiglio artico ; video : bjones4/youtube