La Catalogna vuole "internazionalizzare" il processo di indipendenza

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 21 gennaio 2016

Il nuovo Esecutivo della Catalogna è già al lavoro per gettare le basi di una futura Repubblica Catalana, anche se ha chiarito meglio i modi e i tempi del processo già iniziato dal precedente Governo regionale. Nel frattempo, è spuntato fuori anche un dipartimento regionale ad hoc dedicato agli affari esteri. L'obiettivo è cercare la sponda di Stati e partner internazionali.

Nelle ore successive all'insediamento del nuovo Governo catalano, il neo-presidente Carles Puigdemont ha dichiarato che il suo Esecutivo non intende dichiarare unilateralmente l'indipendenza. In un'intervista alla televisione pubblica catalana, Puigdemont ha chiarito che la volontà espressa nelle urne, lo scorso 27 settembre, è quella di preparare il terreno e gettare le basi per garantire una Catalogna indipendente, stabile, secondo le norme di una nuova Costituzione. «Se lo organizziamo bene, il referendum per la creazione della Repubblica catalana farà sì che chi avrebbe votato no, possa votare sì» ha dichiarato.

Si era stabilito un termine di 18 mesi per portare a compimento il processo verso l’indipendenza. Un termine indicato a suo tempo dall’ex presidente Artur Mas durante la campagna elettorale, che ora il nuovo capo del Governo catalano corregge: «Tale scadenza non può essere un vincolo. Se si può fare in meno tempo, meglio. Ma se c'è bisogno di allungare un po' i tempi, non succede niente».

Con calma e accuratezza, sembra questo l'atteggiamento dell’erede di Mas, che finora si è mostrato meno bellicoso nei modi rispetto al suo predecessore. D'altronte l’obiettivo dichiarato del suo mandato, ha detto, è «fare le cose per bene», «con tutte le garanzie» e con il dialogo, per «mantenere i ponti» con il Governo centrale (ad interim, nell'attesa di scoprire quale sarà la maggioranza parlamentare uscente dalle elezioni legislative di dicembre, n.d.r.), che al momento si è mantenuto fermo nel suo secco "No" a un processo indipendentista che considera illegale.

 Un giuramento discusso

Il nuovo Esecutivo catalano si è formato più di tre mesi dopo le elezioni regionali del 27 settembre. Il presidente Puigdemont ha ricevuto l’incarico in extremis, nell’ultimo giorno utile secondo i termini di legge. Qualche ora in più e la Catalogna sarebbe dovuta tornare alle urne. Nel giorno dell'investitura, Puigdemont ha dichiarato che la Catalogna si trova «tra la post-autonomia e l’indipendenza». Ha ben chiaro che lui e la sua squadra hanno forza e legittimità per iniziare la secessione. Ma al tempo stesso si pone alcune domande: «Abbiamo forza sufficiente per dichiarare l’indipendenza con questa composizione parlamentare? Ancora no!», ha aggiunto alcuni giorni dopo in un'intervista a TV3. «Non faremo una dichiarazione unilaterale di indipendenza. Non è prevista dal programma,» ha concluso.

Sono anni che in Catalogna non si giura fedeltà alla Costituzione spagnola all’assunzione del proprio mandato. È accaduto anche all'inizio di questa legislatura, ma il fatto ha avuto una ripercussione maggiore rispetto al passato, poiché sia l’opposizione sia il Governo centrale hanno stigmatizzato questo «procedimento» come illegale. Incostituzionale. E l’Avvocatura di Stato sta già analizzando questa omissione. Non si è citato né la Carta Magna né il Capo dello Stato.

In questa occasione, la presidente dell'Assemblea catalana Carme Forcadell, in precedenza attivista politica pro-indipendenza, ha chiesto ai ministri: «Giurate di adempiere fedelmente, in accordo con la legge, i doveri dell’incarico che assumete, al servizio della Catalogna e con lealtà al Presidente della Generalitat di Catalogna?». Al che questi hanno risposto: «Sì, lo giuro». E dopo questo giuramento, i ministri di Puigdemont si sono messi subito all'opera per preparare la strada verso l'indipendenza.

 Il "Ministro degli esteri" della Catalogna

Oriol Junqueras, leader della Sinistra repubblicana di Catalogna (ERC), è ora il nuovo vicepresidente. Un esecutivo nitidamente indipendentista, formato dai membri dei partiti che hanno corso insieme alle elezioni sotto lo slogan Junts Pel Sí (CiU e ERC). Novità di questa legislatura: la creazione di un nuovo dipartimento, quello degli affari esteri. Raúl Romeva, capolista della coalizione e per 10 anni eurodeputato di Iniziativa per la Catalogna Verdi, lavorerà per evitare i conflitti con il Governo centrale di Madrid. Finora le relazioni della Generalitat con l’estero erano esercitate da un segretario generale e il cambiamento non è casuale: risponde all’intenzione della Catalogna di "internazionalizzare" il processo di separazione dalla Spagna.

Romeva ha spiegato che la Catalogna rappresenta «una comunità che sta offrendo molto al resto del mondo. È importante tanto chiedere quanto offrire collaborazione. Anche noi possiamo contribuire in ambito europeo e internazionale». A partire da ora, Romeva ricoprirà il ruolo di «ministro degli esteri» catalano, con il mandato di incontrare partner internazionali che appoggino il progetto indipendentista. Un tentativo era già stato fatto, ma senza grandi risultati. Nel 2015 si sono registrate varie visite di diplomatici catalani in Paesi come Stati Uniti, Belgio, Svezia, Uruguay o Paraguay: viaggi criticati dai rappresentanti ufficiali di Madrid. Da parte sua, la Generalitat dispone già di diverse delegazioni all’estero, create negli anni precedenti, come quelle di New York, Londra, Bruxelles, Parigi o Berlino. Le più recenti sono quelle di Roma e Vienna, inaugurate durante il mandato di Artur Mas. Oltre a ciò, il Governo catalano può contare su un’estesa rete di uffici all'estero dedicati a settori specifici, di carattere linguistico, culturale e turistico.

L’immagine internazionale fa parte del programma della nuova Amministrazione, che dal suo insediamento non smette di puntare dritto verso il suo obiettivo: l’indipendenza. Che riesca o meno a raggiungerla, dipende in gran parte da questo nuovo Governo e dalla stabilizzazione politica delle istituzioni centrali. Al momento, a livello nazionale, Sinistra Repubblicana di Catalogna e Democrazia e Libertà (DiL, in precedenza Convergenza Democratica di Catalogna, il partito di Artur Mas) hanno un peso specifico rilevante nel Parlamento di Madrid, con rispettivamente 8 e 9 seggi. Di recente hanno guadagnato maggior potere anche al Senato, dopo che il Partito socialista (PSOE), arrivato secondo alle elezioni politiche di dicembre, ha "prestato" 4 dei suoi senatori a questi due partiti affinché potessero formare un proprio gruppo parlamentare. Una semplice «cortesia parlamentare», secondo il PSOE, anche se strategica considerando che i socialisti avrebbero bisogno dell’appoggio determinante degli indipendentisti per proporre un proprio candidato come Premier.

La Spagna vive un momento di effervescente cambiamento politico e la questione indipendentista, lungi dal mantenersi al margine degli affari di Stato, si preannuncia come la chiave del futuro del Paese.