La Bulgaria e i Panama Papers: Lost in Investigation

Articolo pubblicato il 22 aprile 2016
Articolo pubblicato il 22 aprile 2016

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

I Panama Papers hanno svelato un mondo di avidità universale in cui la legge non vale per tutti. I documenti emersi sono l’ennesima riprova di quanto si sapeva già da tempo: molte persone ricche e privilegiate amano parlare di solidarietà, ma non ne dimostrano alcuna quando si tratta di pagare le proprie tasse.

Tutto questo è legale? Probabilmente si. È morale? Decisamente no.

Un’opinione.

11.2 milioni di documenti che rivelano oltre 210.000 compagnie con sede in 21 paradisi fiscali, provenienti da 204 paesi diversi. In breve: i Panama Papers.

Almeno 50 di queste compagnie, 6 società di mediazione, 16 proprietari e 78 azionisti provengono dalla Bulgaria e sono collegati a registri offshore in aree considerate paradisi fiscali, come Panama o le Isole Vergini britanniche. I nomi di altri 100 tra dirigenti, legali e liquidatori sono stati citati; si tratta, in alcuni casi, di cittadini stranieri residenti in Bulgaria o titolari di passaporti bulgari. Le informazioni provengono dal quotidiano 24 Časa (collaboratore bulgaro del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi, con sede negli Stati Uniti), il quale ha annunciato la notizia per primo, insieme al giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung.

26 anni dopo 

Col passare del tempo è emerso chiaramente che solo Aleksenia Dimitrova, una giornalista di 24 Časa, ha avuto accesso ai documenti. Lei stessa ha peraltro recentemente ammesso che le ci vorrebbero 26 anni per passare tutti i file in rassegna. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui il giornale ha adottato un approccio lento e, secondo molti, piuttosto selettivo nel pubblicare le identità dei bulgari le cui compagnie offshore sono gestite dalla società Mossack Fonseca, con sede a Panama.

In sostanza, la media è di un nome al giorno. Finora nessuna nota coinvolge politici locali e si hanno notizie solo su alcuni ben noti imprenditori del paese.

La famiglia Banev, ad esempio, è citata, insieme ad altri nomi ricorrenti, tra gli azionisti o rappresentanti di compagnie nelle Seychelles, nelle Bahamas e a Panama, per il periodo tra il 2005 e il 2015.

In una recente intervista per 24 Časa, Evgeniya Baneva ha affermato che i Panama Papers sono una cospirazione internazionale volta a distogliere l'attenzione dai problemi più importanti: «se ci sono davvero documenti importanti legati a politici, trafficanti di droga e cose simili, riguardano il mondo intero», dice Baneva. «Finora comunque non ho visto alcuna notizia che faccia esclamare: “Wow, hanno davvero scoperto qualcosa di grosso qui!”».

È vero che le compagnie offshore non sono illegali, ma vengono comunemente usate per evadere le tasse e riciclare denaro. Secondo alcuni analisti locali dell’Institute for Market Economics (Istituto per l’Economia di Mercato, n.d.t.), la Bulgaria ha profitti personali e imposte sui redditi d'impresa piuttosto bassi. È pertanto più verosimile che le aziende offshore vengano usate per nascondere la provenienza del capitale più che per pratiche di evasione fiscale. Inoltre, la legge bulgara permette ancora alle compagnie offshore di prendere parte alle acquisizioni pubbliche, considerate uno dei principali mezzi di corruzione a causa dell’anonimità dei proprietari.

"So di non sapere"

Interrogato sullo scandalo, il ministro dell’Economia bulgaro Bozhidar Lukarski si era limitato a dichiarare che i "grandi nomi" del paese sarebbero stati svelati nei dossier, senza aggiungere altro. Gli era stato anche chiesto di fare un commento sulla più grande holding del tabacco del paese, Bulgartabac (precedentemente proprietà dallo stato, sebbene non si conosca l’identità del proprietario attuale), che dal 1° di aprile ha sospeso la produzione lasciando diverse centinaia di lavoratori disoccupati.

Provocato dalle domande, il ministro ha spiegato che «il proprietario di Bulgartabac è ben noto, ma non si sa a chi faccia capo a sua volta». Ha aggiunto che il vero padrone aveva la propria sede in un paradiso fiscale, e che il nome «per qualche ragione» non fu menzionato nel contratto di privatizzazione.

Secondo i Panama Papers, la lista di facoltosi bulgari che possiedono compagnie offshore include figure illustri provenienti da svariate grosse città all'interno del paese. Su una scala globale, il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi dichiara che 140 figure politiche provenienti da più di 50 stati sono connesse a dei conti esteri. Dobbiamo solo aspettare 26 anni perché la Sig.ra Dimitrova legga il tutto e riveli i nomi di ogni cittadino bulgaro coinvolto.

Gli scopi di chi sta dietro le quinte di questa fuga di notizie senza precedenti rimangono oscuri. Non molto tempo fa ci fu un simile attacco mediatico contro le Isole Vergini britanniche. Ma pare che tali campagne così negative non finiscano quasi mai con il blocco permanente di un territorio offshore. Quello che si ottiene è semplicemente una deviazione di capitale verso altri paradisi fiscali. Non ci resta dunque che aspettare di vedere quale sarà la prossima attraente destinazione. Delaware, Nevada, o magari Wyoming?

---

Questo articolo fa parte del progetto East Side Stories.