La Brexit marcia anche verso la Spagna

Articolo pubblicato il 20 giugno 2016
Articolo pubblicato il 20 giugno 2016

Sono molte le incertezze derivanti dalla permanenza o meno del Regno Unito nell'Unione europea. In caso di vittoria della Brexit infatti la vita di moltissime persone potrebbe cambiare dall'oggi al domani. I sudditi di Sua Maestà espatriati in Spagna hanno ben di che preoccuparsi.

Ormai si sa: il 23 giugno nel Regno Unito si vota. Brexit o Bremain? L'incertezza è avvertita in tutta Europa, ma questa è se possibile ancora maggiore in Spagna, il paese con il maggior numero di cittadini britannici dopo il Regno Unito in Europa. Secondo i dati ufficiali del Ministerio de Empleo (il Ministero del Lavoro iberico) sul solo litorale mediterraneo vivrebebro 286.012 britannici registrati come residenti permanenti, i quali al momento non necessitano di alcun visto, essendo cittadini dell'Unione europea. Una cifra tuttavia ben lontana dal riflettere il numero degli expat britannici che hanno deciso di non registrarsi per motivi fiscali, e che secondo una stima di qualche anno fa dell'Institute for Public Policy Research sarebbero circa 800.000. Il profilo medio? Pensionato alla ricerca del meritato riposo, amante del sole e della spiaggia, con una spiccata preferenza per una di queste tre province: Alicante (dove vivono 70.233 britannici), Malaga (49.526) e le Isole Baleari (24.542).

Secondo l'Ambasciata Britannica a Madrid potranno votare al referendum solo gli expat registrati in un censimento britannico negli ultimi 15 anni (tutti gli espatriati stabilmente da più di 15 anni dal Regno non potranno votare, n.d.r.): una cifra tutt'altro che insignificante. Una eventuale Brexit d'altronde procurerebbe diversi fastidi e problemi a non poche persone: la perdita del diritto al welfare spagnolo e alla copertura sanitaria europea, tanto per cominciare, per finire con la svalutazione della sterlina e lo scontato addio alla libera circolazione. Nonostante ciò, di fronte ad un simile avvenimento senza precedenti nella storia dell'Unione, restano ancora un mistero le conseguenze di un'eventuale uscita. «Non è chiaro quali potrebbero essere i rapporti tra Regno Unito ed UE nel caso si realizzasse l'abbandono dell'Unione. Ma certamente un'eventuale uscita suscita insicurezza e preoccupazione in coloro che vivono all'estero» scrive il quotidiano britannico The Guardian.

"La UE deve adottare una politica comunicativa meno elitaria"

Secondo José J. Sanmartín Pardo, titolare della cattedra di Scienze Politiche dell'Università di Alicante, saranno i cittadini «più informati ed economicamente attivi» a votare contro l'abbandono dell'UE. «Il problema sono quelli che si sentono trascurati dalle istituzioni britanniche ed europee», sostiene il docente. Tra le ragioni di questo malessere vi è anche «la Commissione Europea, considerata da troppi britannici come un organo costoso e improduttivo. L'UE deve adottare una politica comunicativa più trasversale e meno elitaria. Gli universitari in grado di comprenderla sono in fondo una minoranza all'interno della società», sottolinea Sanmartín Pardo. «Senza dubbio un "sì" al referendum sarebbe un grave problema, il quale però non comporterebbe l'automatica uscita del Regno Unito dall'Unione europea».

Nonostante però l'età media dei britannici emigrati in Spagna sia intorno ai 52 anni, ci sono anche quelli che appartengono ad un'altra generazione. Uno di essi è James, un insegnante di inglese di 28 anni che vive a Barcellona da un anno. Quando gli chiediamo del referendum ci risponde così: «Il 23 giugno voterò contro l'uscita (...) Per un cittadino britannico come me, che vive fuori dal suo paese, gli effetti che questo potrebbe avere su chi espatria o cerca lavoro all'estero sono preoccupanti. In ogni caso dubito che questa misura (l'abolizione della libera circolazione, n.d.r.) verrebbe davvero messa in pratica. Cosa si farebbe poi con tutti gli europei che vivono nel Regno Unito?».

Gibilterra, al centro del dibattito

Poco più a sud della penisola iberica poi c'è Gibilterra. In questo possedimento britannico d'oltremare, situato a soli 60 chilometri dal Marocco, vivono 29.258 persone, secondo il censimento dello scorso luglio. Anche per loro un'eventuale uscita dal Regno Unito potrebbe essere più di un semplice inconveniente, soprattutto per quanto riguarda la libera circolazione con la frontiera spagnola. La questione Gibilterra, per la cui sovranità Londra e Madrid continuano a scontrarsi da un'infinità di tempo per problematiche legate allo spazio marittimo ed aereo, nonché alle lunghe attese per la dogana, è senza dubbio da tenere in considerazione il 23 giugno.

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Cosa accadrebbe a questo territorio se il Regno di Sua Maestà decidesse di andarsene dall'Europa? Diverse le opzioni disponibili: la Spagna chiuderà la frontiera con il suo vicino o sarà favorevole alla realizzazione di una co-sovranità tra i due Stati? Una possibilità negata dal Primo Ministro di Gibilterra, Fabian Picardo, che chiede inoltre di votare contro l'abbandono dell'UE: «Occorre mandare un messaggio a tutti quelli nel Regno Unito che credono che non ci saranno conseguenze negative per Gibilterra se abbandonassero l'Unione», ha dichiarato in un'intervista con il quotidiano Gibraltar Chronicle. Citando le sue stesse parole «Una Brexit vincitrice distruggerebbe economicamente Gibilterra. Inoltre darebbe alla Spagna l'occasione di chiudere la frontiera», scrive in un articolo pubblicato su Politico. D'altra parte il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel García-Margallo, secondo il quale Gibilterra continua ad essere un territorio non indipendente sottoposto ad un processo di de-colonizzazione, ha ripetuto in varie occasioni che la Spagna sarebbe disposta a riprendere il dibattito con Londra nel caso in cui si verificasse la sua uscita dalla UE.

Sentimento comunitario? Non proprio. Secondo la BBC: «non a tutti gli abitanti di Gibilterra vada a genio il progetto dell'Unione Europea, ma molti la vedono come l'unica forza mediatrice nel difficile rapporto con la Spagna». Come dire, tra i due mali...