La Bosnia Erzegovina prosegue il proprio cammino verso l'UE

Articolo pubblicato il 23 settembre 2016
Articolo pubblicato il 23 settembre 2016

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Martedì 20 settembre 2016, il Consiglio dell'Unione Europea si è pronunciato in merito alla candidatura d'adesione della Bosnia Erzegovina all'UE, depositata lo scorso 15 febbraio: il processo formale di adesione è infine aperto

I 28 stati membri del Consiglio dell'UE hanno dunque accettato la domanda di adesione della Bosnia Erzegovina all'Unione Europea. La palla passa ora alla Commissione Europea, che dovrà produrre un proprio parere contenente le riforme necessarie al paese per proseguire. A questo scopo, la Commissione invierà un questionario di migliaia di domande al governo bosniaco ed organizzerà missioni in loco di esperti, così da verificare lo stato delle istituzioni e della legislazione, nonché la loro compatibilità con il sistema di diritto dell'UE.

Il processo dovrebbe durare un anno e mezzo circa, al termine del quale la Commissione presenterà la propria opinione in merito alle priorità chiave, sulla base della quale il Consiglio potrà infine decidere di concedere alla Bosnia Erzegovina lo status di "paese candidato".

Un passo indietro

La Bosnia Erzegovina ha ricevuto il via libera del Consiglio dopo una serie di precedenti accordi preliminari: i negoziati per gli Accordi di Stabilizzazione e Associazione con l'Unione Europea (Stabilisation and Association Agreement - SAA) , primo passo formale, si sono aperti il 25 novembre 2005; sono poi seguiti vari accordi, in primis l'Accordo base del dicembre 2007, ratificati sia dall'UE sia da tutti gli stati membri. Il SAA è ufficialmente in vigore dal 1° giugno 2015.

Lunedì 15 febbraio 2016 è la data della presentazione ufficiale della propria candidatura all'UE, già ricca di sfide poiché il paese ha da subito dovuto avviare una serie di riforme in campo economico, sociale, politico e amministrativo. Ma il sogno dell'Europa già sembrava più a portata di mano. Intraprendere la strada dell'adesione è stato un obiettivo perseguito con forza dalla classe politica del paese, uno sforzo condiviso capace di riunire le sue diverse componenti. 

Come dichiarava l'ambasciatore Wigemark, capo delegazione dell'UE in Bosnia Erzegovina, “Ben coscienti della complicatissima situazione politico-amministrativa che continua da Dayton, abbiamo deciso di focalizzarci su un percorso di sviluppo economico-sociale. Il primo passo, sottoscritto poco più di un anno fa, riguarda un’agenda di riforme atte ad avvicinare la Bosnia Erzegovina agli standard europei". Ancora, il ministro Šarović per il commercio estero e per le relazioni economiche affermava: "Noi siamo in una situazione diversa da altri paesi. Stiamo cercando di raggiungere una stabilità. Un paese così vulnerabile non dovrebbe stare fuori da una grande comunità democratica come l’Unione Europea. Non abbiamo molto da offrire, ma tanto da ricevere". (leggi le dichiarazioni nell'articolo dell'East Journal)

L'integrazione, per superare le fragilità ?

Il percorso di integrazione europea e le speranze che l'accompagnano sono di fondamentale importanza in un paese tanto fragile quale la Bosnia, e i fatti di questi giorni lo dimostrano ancora una volta.

La notizia della pronuncia del Consiglio arriva infatti in un momento di particolare tensione nel paese, a pochi giorni dal referendum nella Republika Srpska (RS), previsto per domenica 25 settembre. La situazione è delicata: la RS sembra intenzionata a svolgere il referendum consultivo sull'istituzione di una "giornata della RS", fissata per il 9 gennaio (giorno di Santo di Santo Stefano per il calendario ortodosso e anniversario della proclamazione unilaterale della Republika Srpska nel 1992). E questo, nonostante il parere contrario della Corte Costituzionale, che ha dichiarato tale festività contraria al principio di eguaglianza tra i tre popoli che costituiscono il paese.

In attesa della piega che prenderanno gli eventi ci si appella all'Europa, affinché il cammino verso l'Unione Europea possa contribuire a tenere sotto controllo dinamiche interne che rischiano pericolosamente di andare in direzioni centrifughe. Sono sentite e profonde le speranze che la Bosnia Erzegovina ripone nell'Unione Europea, potremmo dire troppe in un momento in cui la stessa Unione appare in crisi. Ma se anche la Bosnia inseguisse una chimera, se anche cercasse nell'Europa qualcosa che l'Europa non è in grado di darle, quel che otterrà sarà importante tanto quanto gli sforzi e l'impegno profusi nel mentre. Quanto il cambiamento promosso nella giusta direzione.