«La Bombe» o una nuova visione dello stupro

Articolo pubblicato il 19 settembre 2017
Articolo pubblicato il 19 settembre 2017

Scritto in un accesso d'ira, il pezzo di ZOU «La Bombe» è una delle poche testimonianze artistiche sullo stupro. A 4 anni dalla redazione del testo, la cantante francese che vive tra Parigi e Berlino ha scelto di mostrarcelo in un video di 6 minuti. Ma cosa si può mostrare quando parliamo di stupro? Intervista esplosiva.

Campagne pubblicitarie borderlineagressioni sessuali ripetute distribuite nelle pepite di cultura pop, escamotage giuridici per gli stupratori... Alla sessualizzazione del corpo femminile si deve aggiungere la banalizzazione delle violenze che subisce. Anche a costo di flirtare a volte con la « glamorizzazione ». Ma cosa succederebbe se i ruoli si invertissero? A cosa griderebbe il pubblico se Ramsay avesse dovuto subire gli assalti di Sansa? ZOU sembra averci riflettuto a lungo: « Purtroppo funziona così: non ci immedesimiamo e non ci interessa se non ci tocca da vicino ». Artista francese espatriata a Berlino, ZOU ha scritto « La Bombe » come sfogo della propria rabbia contro la violenza dei rapporti di genere. Quattro anni più tardi ne fa un video. Selezionato ai Music Video Awards di Berlino la clip destabilizza e rimbalta i codici sociali in modo da proporre una visione atipica delle violenze sessuali. Risultato: o provoca o ferisce. Intervistiamo una donna tanto dedita alle parole quanto alle immagini. 

Può raccontarci di più sulla genesi del progetto?

ZOU : Ho scritto il brano « La Bombe » quattro anni fa. Ho tratto ispirazione da esperienze personali a cui ha fatto eco ciò che vedevo sugli schermi, sui giornali. L'idea di mettere in scena uno stupro è venuta dopo. Per me è un lavoro simbolico: traduce quello che esprimo nella canzone, e va anche oltre. Questa direzione artistica è stata incoraggiata da ciò che vedevo attorno a me. Volevo mostrare la violenza dei rapporti umani e mettere in luce il potere/la responsabilità dei media. La Bombe è contestazione, una critica allo stato grezzo della normalizzazione della violenza. E' l'uso di parole sgradevoli provenienti dalla bocca di un'artista donna e puntate alla tempia di un giovane uomo. L'ho partotita in maniera selvaggia. Ero davvero furiosa. Poi ho fatto maturare il progetto attraverso discussioni, visioni e letture. 

Perché « La Bombe » ?

ZOU : C'è l'idea di esplosione, di guerra, di visione ma anche di canone di bellezza. E' paradossale e ambiguo come tutto ciò che riguarda il tema dello stupro. In «La Bombe» c'è un'idea di rottura: rottura con lo schema sociale conosciuto. Abbiamo provato a dare la possibilità agli uomini di identificarsi con la vittima e alle donne con gli aggressori. E' strano, o forse no, ma è più difficile trovare un attore che abbia abbastanza fegato da interpretare il ruolo di Jim, che un'attrice per il ruolo di vittima della violenza. Al contrario, ho riscontrato dei feedback molto positivi dagli spettatori maschili e più complessi e diversi da parte delle donne. Al cinema ci dissetiamo di stupri di belle donne, di video profondamente misogini. E si tratta sempre del medesimo schema, diventa la normalità. L'idea de « La Bombe » è di sconvolgere i riferimenti per prendere coscienza di ciò che normale non è: uno stupro non è sexy. E' vero, per La Bombe abbiamo giocato molto sul sex appeal dell'attore Cyril Crampon al fine di mostrare fino a che punto si pone il problema. Rendere erotico uno stupro è drammatico. Con questo ribaltamento dei ruoli ridiamo allo stupro la sua natura di orrore in modo implicito. Nel testo faccio un riferimento « kitsch » ai membri della mia famiglia così da condannare lo stupro per associazione e intervenendo sulla nostra capacità di provare compassione per l'altro: se non voglio che succeda a mio fratello, allora non voglio nemmeno che succeda a uomini, a donne ecc. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Finalmente noi avviciniamo i corpi per parlare al cuore.

Il video è stato girato in un bello scorcio di Parigi…

ZOU : Sì, abbiamo girato sul tetto della Sorbona. Volevo un set in uno spazio eccezionale ed era importante allontanarsi dalle presunzioni e dagli stereotipi che esistono attorno allo stupro e che impediscono di pensare. In effetti volevamo uscire dai soliti scenari della periferia, dei vicoletti bui. In un certo modo abbiamo giocato sia con la familiarità che con l'eccezionalità del luogo. Un tetto che domina la città, che ci sradica dal tempo, dallo spazio quotidiano e dalla realtà. Abbiamo cercato con ciò di mantenere una distanza con la storia. L'Università Pantheon-Sorbona è un luogo emblematico anche per me. E' un luogo di cultura, di civilizzazione, d'emancipazione e anche di eredità. Siamo nel cuore di Parigi, nel quartiere latino, a due passi dal Pantheon, dalla biblioteca di Sainte-Geneviève ecc. E nonostante ciò, coloro che hanno accesso a tutto questo si permettono di fare del male. Gli stupri, le violenze sessuali organizzate di sera.. Ci sono cronache ricche di fatti, quasi ogni anno nelle scuole di amministrazione aziendale, che vengono soppresse dagli amministratori per non rovinare l'immagine degli edifici, ancor prima di essere verificate. Storie di cui non si parla esplicitamente, che non vengono nominate, ma che sono in tutto e per tutto storie di stupri. (...) Con la Bombe parliamo all'élite dei suoi tabù.

Come hai detto, siamo abituati a vedere scene di stupri convenzionali. Ma qui, il fatto che sia un uomo, nonostante in effetti non si mostri nulla, è fastidioso alla vista...

ZOU : Ottimo! Per me è stata un'esperienza, non ero certa che avrebbe funzionato. E' vero, non si vede molto, l'ambiguità era importante per noi. La scena onirica, la luce fioca, l'attore attraente fanno emergere del romanticismo. Ma resta comunque uno stupro. Volevamo riprodurne l'imitazione fino in fondo e così arrivare al dramma. E' l'originalità de La Bombe. Ribaltare i ruoli non è una cosa nuova, ma farlo seriamente, non l'avevo mai visto, perciò lo abbiamo fatto! Nel trattare lo stupro c'è una vera preoccupazione. Per esempio ne Irréversible (film di Gaspard Noé – 2002, ndlr), la scena di violenza sessuale è trash ed erotica allo stesso tempo. E l'erotizzazione è molto problematica (...) Ma una cosa è certa, lo stupro è una piaga nella nostra società. E riguardo a tale questione gli artisti e i media hanno una responsabilità (...) Molti artisti usano il sesso, concetti misogini, per dei fini economici e mediatici, solo per fare scalpore. E' una scelta egoista che viene scusata da tutto il mondo dell'arte contemporanea (...).

Vivi a Berlino e hai girato il video a Parigi. Noti delle differenze tra i due paesi in relazione all'eguaglianza tra i generi?

ZOU : Quando sono arrivata in Germania, ho trovato un ambiente stimolante e più egualitario che in Francia: c'è un lato molto pragmatico, dall'aria più strutturata, per strada non ti fischiano... Poi ho lavorato in una casa di produzione ben salda sul mercato nazionale ed europeo: solo il 5% di registe donne. Ops! Devo cambiare carriera? Le alte sfere esistono anche qui. Non si vedono in un primo momento ma ci sono. Abbiamo deciso di girare a Parigi perchè era lì che vivevo quando ho scritto il brano, inoltre canto in francese. Era più coerente che girarlo a Berlino.

---

Questo articolo è stato inizialmente publbicato su Girlshood, webzine multipolare per ragazze ribelli.