La beata gioventù europea

Articolo pubblicato il 06 novembre 2013
Articolo pubblicato il 06 novembre 2013

La decisione presa dal governo irlandese di ridurre l'indennità per i disoccupati al di sotto dei 25 anni ha mobilitato i giovani di tutta Europa a scendere in strada e far sentire la loro voce. Purtroppo questo è solo uno di una serie di provvedimenti introdotti in Europa negli ultimi anni.

Oggigiorno, vivere in Europa non è facile, specialmente per i 5.5 milioni di giovani alla ricerca di un impiego. Da quando il tema caldo della disoccupazione giovanile campeggia sulle prime pagine dei quotidiani, i governi sono passati al "contrattacco". Invece di focalizzare l'attenzione sulle disuguaglianze del mercato del lavoro, sulla corruzione finanziaria, sulla corsa al denaro e sul nepotismo – fattori che hanno fatto scaturire e, in seguito, inasprito la crisi,– alcuni si perdono in chiacchiere attaccando i giovani.

Che piaccia o no ai giovani

Il 16 ottobre, il governo irlandese ha annunciato la riduzione dell'indennità di disoccupazione per chi abbia meno di 25 anni, a 100a settimana: questa è la quota prevista dal bilancio preventivo per il 2014. I giovani di età pari a 25 anni, invece, vedranno ridotta la loro indennità a 144 €, mentre, solo dai 26 anni in poi, si avrà diritto al pieno contributo di 188 €. All'interno del Dáil (il parlamento irlandese), alcuni partiti e deputati indipendenti dell'opposizione si sono mostrati scettici di fronte a questi provvedimenti che metteranno a dura prova le finanze dei senza lavoro under 30. Fortunatamente, i parlamentari seduti in aula hanno spiegato di voler "incentivare" l'occupazione giovanile per evitare che i ragazzi si riducano a poltrire davanti alla tv tutto il giorno (sic!). Questa definizione sembra calzare a pennello le generazioni in erba, da tempo sotto l'occhio del ciclone.

Il National Youth Council irlandese (l'organo rappresentativo delle organizzazioni volontarie giovanili, ndr.) ha definito questi tagli "sproporzionati e ingiusti” dal momento che creeranno malcontento fra coloro che sono alla ricerca di un lavoro e spingeranno gli under 26 a cercare fortuna altrove, all'estero. Poco dopo la presentazione del bilancio preventivo, alcuni dimostranti sono scesi in strada radunandosi davanti al parlamento irlandese per convincere il governo a invertire la rotta. Le loro proteste sono cadute nel vuoto. Che piaccia o no, la situazione non è destinata a cambiare.

"O lavori o studi"

I giovani sono ormai diventati uno dei bersagli prediletti in Europa. A inizio ottobre, il primo ministro britannico ha tenuto il suo discorso noto come "Earn or Learn" ("O lavori o studi", ndr.) a una conferenza del Partito Conservatore. In questa occasione ha annunciato con orgoglio che, se il suo partito si aggiudicherà le prossime elezioni, i giovani non potranno più fare affidamento sugli assegni integrativi per la casa e sull'indennità di disoccupazione. David Cameron ha presentato questa decisione come una scelta audace che farà della Gran Bretagna la "nazione delle opportunità".

Ampliando lo sguardo al resto del continente, vediamo che l'Olanda ha attuato la sua politica di "earn or learn" dal 2005. In Belgio il "periodo di aspettativa" per i giovani per poter accedere all'indennità di disoccupazione è stato esteso a 12 mesi nel 2011. Secondo le organizzazioni della società civile questo provvedimento potrebbe portare a un incremento della povertà giovanile e dei tassi di esclusione sociale.

Il messaggio è chiaro: "trovati un lavoro o torna sui banchi di scuola". Peccato che trovare un lavoro sia un'impresa ardua e che i costi dell'istruzione non siano alla portata di tutti. Che vivano nel Regno Unito o in Grecia, i giovani, saranno sempre un passo indietro rispetto agli altri solo per colpa della loro data di nascita. Nel Regno Unito infatti, le persone con un'età tra i 18 e i 20 anni, non hanno beneficiato di alcun incremento considerevole del salario minimo negli ultimi anni. Nel 2012 il divario tra i salari minimi di fasce d'età differenti è cresciuto sempre più: mentre quello dei giovani è rimasto invariato, quello del resto della popolazione è aumentato. Nel Febbraio 2011, la troika (l'Fmi, la Banca mondiale e la Banca centrale europea, ndr.), ha indotto il governo greco a ridurre il salario minimo generale del 22% e quello degli under 25 del 32%. Questa decisione è stata presa malgrado la Grecia sia annoverata tra i Paesi europei con il più alto tasso di povertà giovanile.

Un messaggio forte e chiaro per ripartire

Mentre i governi rimangono fermi sulle loro posizioni, i giovani sono sempre più sfiduciati e, a differenza del resto della popolazione, non riescono più a sbarcare il lunario. Il divario tra le generazioni si accentua sempre di più. Dallo scoppio della crisi economica e finanziaria, il rischio di malcontento sociale è cresciuto del 12% nell'Unione europea. Alla guida di questa voce statistica ci sono i paesi in cui il tasso di disoccupazione giovanile è più alto.

È difficile prevedere quali saranno le conseguenze di queste politiche nel lungo termine, ma i giovani non cambieranno le cose tirandosi fuori dalle questioni politiche o permettendo a chi li governa di screditare le loro legittime pretese. Devono rimboccarsi le maniche, scendere in strada, far sentire la loro voce e cosa più importante, far valere il loro diritto di voto. Le elezioni parlamentari europee del prossimo anno saranno un'occasione per lanciare un messaggio forte e chiaro: i giovani vanno ascoltati.