L' Iran e l'opposizione : La Resistenza sostenuta oltre i confini e le confessioni religiose.

Articolo pubblicato il 13 luglio 2016
Articolo pubblicato il 13 luglio 2016

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Sono arrivati da cinque continenti, uomini e donne, accompagnati da una moltitudine di alte personalitá internazionali. Si sono riuniti a Parigi per sostenere la Resistenza iraniana ed appellarsi ad un Iran libero e democratico. 

I relatori hanno discusso in merito alle  prospettive di cambiamento nel paese un anno dopo l'accordo sul nucleare. Il Consiglio Nazionale  della Resistenza Iraniana ha dipinto un quadro desolante di questo accordo, evidenziando la situazione di un paese sprofondato nella recessione, tagliato fuori dai suoi vicini ed inasprito a livello interno. 

Nella sala del Parc des expositions de Le Bourget, la folla agita cartelli con scritto #RajaviYes o #FreeIran e striscioni a favore di un cambio di regime in Iran, denunciando le esecuzioni praticate dai mullah ed altre violazioni dei diritti umani che insanguinano l'Iran.

Sono presenti iraniani, siriani in esilio, personalitá del calibro dell' ex ministro degli esteri italiano Giulio Terzi, il vecchio vice-presidente del Parlamento Europeo Alejo Vidal-Quadras, l’ex presidente della Commissione Europea José Barrosso, e ancora il vecchio rappresentante speciale del Segretariato generale dell'ONU in Iraq , Ad Melkert e l'ex presidente del partito democratico americano, Howard Dean.

Tra le personalitá francesi presenti, i deputati  Dominique Lefebvre (Socialista della  Val d’Oise) e Michel Terrot (LR di Rhônes-Alpes), co-presidenti della Commissione parlamentare per un Iran democratico (CPID), il senatore- sindaco di Bourget Vincent Capo-Canellas, la senatrice Evelyne Yonnet, Gilbert Mitterrand, Presidente della Fondazione France-Liberté-Danielle Mitterrand, Alain Vivien, ex ministro, Rama Yade, vecchia segretaria di Stato incaricata di diritti umani, François Colcombet, copresidente della Commissione  francese per un Iran democratico, Mgr Jacques Gaillot et Pierre Bercis, presidenti dei nuovi diritti dell'uomo e Yves Bonnet, prefetto onorario. Ma anche Ingrid Betancourt un tempo candidata alla presidenza della Colombia ed ex ostaggio.

Vi erano anche leader religiosi provenienti da tutto il mondo, come il pastore iraniano Saeed Abedini, recentemente rilasciato dalle carceri dei mullah, e l'arcivescovo britannico John Pritchard.

"Libertá per le minoranze etniche e religiose come i curdi, gli arabi, gli azeri, i turkmeni,i baluchi, i sunniti, gli ismailiti,i baha'i, i cristiani e gli ebrei dell'Iran " | 

Bita

Per ció che riguarda le Americhe, un'importante delegazione di alte personalitá é venuta a parlare sul palco di Bourget. John Baird, ex capo della diplomazia canadese, ha pronunciato un discorso davanti ad un pubblico in piedi e caldo. Secondo lui,  "il popolo iraniano spera nella libertá, nella democrazia e nei diritti umani. Il popolo iraniano odia tutto ció che rappresenta questo regime"

Infine, anche una folta delegazione di parlamentari e personalitá arabe é salita sul palco. Il principe Turki bin Fayçal Al-Saoud, vecchio ambasciatore saudita negli Stati Uniti e presidente della direzione del centro di studi islamici, é stato acclamato durante il suo lungo discorso, spesso interrotto da applausi in particolar modo quando ha affrontato la questione del sostegno al popolo iraniano e al presidente della Resistenza Iraniana Mariam Rajavi.  

Nel suo discorso, egli ha affermato delle veritá dimenticate sulla storia del regime persiano  e  ha fornito delle spiegazioni sul regime dei mullah, che é diventato un organo di governo contro gli stessi iraniani.  "Nonostante la politica isolazionista ed interventista, la prima vittima del khomeinismo é stato lo stesso popolo iraniano - e non solo i militanti politici in opposizione al regime e all'ideologia autoritaria e totalitaria; ma anche le minoranze etniche e religiose come i curdi, gli arabi, gli azeri, i turkmeni, i baluchi, i sunniti, gli ismailiti, i baha'i, i cristiani e gli ebrei d'Iran », ha  dichiarato Al Faiçal. Il principe ha anche affermato che l'intero mondo musulmano sostiene la loro causa, col cuore e con l'anima.