Kreuzberg, Berlino: in fuga dalla gentrificazione

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2010
Articolo pubblicato il 12 febbraio 2010
Quando l’ex quartiere della cultura si trasforma improvvisamente in una meta turistica, i berlinesi autentici si danno alla fuga, per ritrovare l’autenticità. Questa è la storia di un trasloco.

Ho traslocato. Un’attività che il berlinese comune compie ogni sei mesi. Ho resistito pur sempre sei anni sulla caotica ma molto avvincente Oranienstraße, nel quartiere di Kreuzberg. Dalla finestra della mia stanza, all’interno di un appartamento, il sabato mattina osservavo incidenti degni di un film, dimostranti arrabbiati o travestiti barcollanti. Le mie biciclette venivano regolarmente rubate, oppure distrutte da automobili impazzite. Una volta, un pony impaurito correva lungo la strada dopo essere fuggito con successo dallo zoo, percorrendo tutta la Adalbertstraße.

Berlinesi in fuga verso Neukölln (Foto di Juan Ferrer/flickr)

Verso una nuova terra promessa

È cominciato con la catena di ristoranti indiani Amrit, poi ha aperto un ristorante ayurvedico. Il punto di incontro antifascista è diventato un internet point e i negozi delle grandi firme si sono moltiplicati. La sala per concerti, la SO36, un’istituzione berlinese, è stata minacciata di chiusura. Infine, un martedì mattina, un autobus ha svoltato l’angolo e i suoi passeggeri mi hanno salutato felici. Allora ho deciso di andare via da quella strada ormai gentrificata. Se gli studenti arrivati di recente e i turisti mordi e fuggi, provenienti da tutta Europa, vanno negli eleganti bar per poi vomitare sugli usci delle abitazioni, allora noi traslochiamo in una nuova terra promessa: Neukölln, o ancora meglio, Kreuzkölln. Là i bar sono ancora poco frequentati, le famiglie turche sono numerosissime, e la prima stazione è lontana 900 metri; inoltre le case hanno 100 anni (e non sono mai state ristrutturate).

Presto abbiamo trovato la casa che cercavamo, con vista sul canale, prima che il proprietario ci rivolgesse un’incredibile domanda: : «Avete entrambi un lavoro?». Sin dal trasloco era chiaro che eravamo diversi dagli altri inquilini. I nostri mobili antichi in legno (eredità dei nonni), il pianoforte e le ceste piene di libri, destarono subito una falsa impressione tra i nostri futuri vicini. I nostri aiutanti durante il trasloco furono accolti con diffidenza, noi sottoposti a snervanti domande. No, non avevamo traslocato dal Sud, nemmeno eravamo originari di Berlino e, sì, avevamo due lavori ma contratti a tempo determinato. Dopo alcuni chiarimenti utili, il padrone di casa, che aveva capito benissimo il potenziale della zona, ci ha fatto la proposta. I vecchi affittuari dovevano andare via, meglio rimpiazzarli con degli inquilini economicamente più forti. Avremmo pagato cento euro in più al mese. Come sarebbe andata in seguito per le altre abitazioni?

Blacone berlinese (Foto di Songkran/flickr)

«Dico solo una cosa: gentrificazione»

Le preoccupazioni degli affittuari sono assolutamente giustificate. Il parco dei tossici è diventato un parco giochi enorme, molte famiglie hanno traslocato nelle vicinanze, la prossimità del canale fa aumentare i prezzi degli affitti. Così aprono negozi di abiti griffati per bambini e bizzarre gallerie d’arte. Il dilemma di un qualunque avanguardista: aprire un atelier o un negozio alternativo attira studenti e artisti, e alla fine anche la borghesia, disposta a pagare affitti più alti. Questo è quello che in gergo si chiama “imborghesimento” di un quartiere, o anche gentrificazione. Che si traduce in un consistente aumento del costo della vita.

Gli abitanti originari si spostano, il paesaggio è come “bruciato“. Non succederà così velocemente anche nella mia strada, anche perché un buon centinaio di metri a sud, due settimane dopo l’inizio dell’inverno e l’arrivo del ghiaccio, nelle strade non è ancora stato sparso il sale e molti divani sono buttati lungo la via almeno dall’anno scorso. Ma il piccolo locale sporco, che faceva degli ottimi caffè, ha chiuso la settimana scorsa: la cosa ci è puzzata. Il commento del barbuto proprietario è stato lapidario: “Dico solo una cosa: gentrificazione“.

Leggi gli articoli diSébastiens Antwort e Christiane(Babelblog di Berlino) sul tema della Gentrificatione 

Foto di bhrgero/flickr, Juan Ferrer./flickr, Songkran/flickr