Kodaline: "Non esiste un mondo perfetto"

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 20 gennaio 2014

Dopo aver fatto a lungo par­la­re di sé, un quar­tet­to di Du­blino, i Ko­da­li­ne, ha fi­nal­men­te esor­di­to con il suo primo disco, In a Per­fect World. Il sin­go­lo, Give Me a Mi­nu­te, ha sca­la­to le clas­si­fi­che sban­can­do la scena mu­si­ca­le. Ecco cosa ci hanno raccontato quan­do li ab­bia­mo in­con­tra­ti all'Eu­ro­so­nic Fe­sti­val di Gro­nin­gen, in Olan­da

Al­cu­ni li pa­ra­go­na­no ai Cold­play, altri ai Keane, ma i Ko­da­li­ne sem­bra­no non farci caso. "I pa­ra­go­ni fanno parte del gioco e, a dirla tutta, sono due band che sti­mia­mo molto", af­fer­ma­no i Ko­da­li­ne in ri­spo­sta alla no­stra do­man­da pro­vo­ca­to­ria. Que­sti 4 ra­gaz­zi ir­lan­de­si tra­smet­to­no un gran­de senso di equi­li­brio. Sono si­cu­ri di ciò che fanno e non sba­glia­no un colpo. A Gro­nin­gen si sono ag­giu­di­ca­ti un EBBA (Eu­ro­pean Bor­der Brea­king Awards) e sono stati scel­ti dal pub­bli­co come mi­glio­re band eu­ro­pea del 2013. Il loro disco In a per­fect world è di­ven­ta­to 'vi­ra­le' in Ir­landa e non solo. Prima di sa­li­re sul palco, li ab­bia­mo in­con­tra­ti e ci hanno par­la­to del loro mondo dei sogni, della loro pa­tria, Du­blino, in un'e­ra in cui i gio­va­ni pro­va­no a rial­zar­si dalla crisi. 

Ca­fè­ba­bel: Come im­ma­gi­na­te un mondo per­fet­to?

Ko­da­li­ne: Non penso esi­sta un mondo per­fet­to. È molto sog­get­ti­vo. Non credi? Scusa per la do­man­da, ma uso que­sto truc­chet­to du­ran­te le in­ter­vi­ste per in­ver­ti­re i ruoli e con­fon­de­re le idee ai gior­na­li­sti! Scher­zi a parte In a per­fect world è un sin­go­lo trat­to dal no­stro primo album; è una can­zo­ne in­ti­mi­sti­ca e la sua es­sen­za è di­ven­ta­ta parte di noi.

Ca­fè­ba­bel: Qual è il si­gni­fi­ca­to della co­per­ti­na del disco, dal­l'at­mo­sfe­ra così bu­co­li­ca?

Ko­da­li­ne: 3 ra­gaz­zi sono soli e in mezzo al nulla, ma no­no­stan­te que­sto sono uniti. Pos­sia­mo dire di es­se­re noi 4 che at­tra­ver­sia­mo in­sie­me le dif­fi­col­tà. In fin dei conti, quale che sia l'in­ter­pre­ta­zio­ne, ri­ma­ne una bella foto che chiun­que può ri­ma­ne­re in­can­ta­to a os­ser­va­re. In più è un ot­ti­mo sfon­do per le no­stre can­zo­ni. È dif­fi­ci­le da spie­ga­re ma ci pia­ce­va im­ma­gi­nar­la in ab­bi­na­men­to alle canzoni. 

Ca­fè­ba­bel: La gente dice che non siete nient'altro che i Cold­play…

Ko­da­li­ne: Ci hanno as­so­cia­to ai Keane, ai Cold­play o a chi sa chi an­co­ra…  È nor­ma­le fare pa­ra­gno­ni, ci stu­pi­rem­mo del con­tra­rio. L'ac­co­sta­men­to con i Cold­play non ci di­spia­ce affatto: siamo cre­sciu­ti con le loro can­zo­ni. Non la pren­dia­mo come un'of­fe­sa.

Ca­fè­ba­bel: Dopo anni di crisi e de­cli­no della scena cul­tu­ra­le, che aria si re­spi­ra a Du­blino?

Ko­da­li­ne: Molti dei no­stri amici stan­no per lau­rear­si e non c'è spe­ran­za di tro­va­re la­vo­ro. Al­cu­ni cer­ca­no for­tu­na in Au­stra­lia e in Ame­ri­ca, ma per quan­to ri­guar­da cul­tu­ra, mu­si­ca e arte, Du­bli­no ha an­co­ra molte carte da gio­ca­rsi. Negli ul­ti­mi 10 o 15 anni sono nate un numero di band che non si era mai visto prima. Sem­bra che i tagli nella cul­tu­ra­ e nel sociale in­cen­ti­vi­no le per­so­ne a es­se­re proat­ti­vi e met­ter­si in gioco: fare mu­si­ca di­ven­ta una via di fuga. Quan­do al­cu­ni anni fa la crisi ha ini­zia­to a farsi sen­ti­re met­ten­do in gi­noc­chio l'e­co­no­mia, il settore culturale è emerso. La sof­fe­ren­za è l'u­ni­ca cosa che man­tie­ne unite le per­so­ne: quan­do la gente si trova ad af­fron­ta­re gli stes­si pro­ble­mi non ri­ma­ne che fare squa­dra. 

Ca­fè­ba­bel: Com'è la scena mu­si­ca­le a Du­bli­no oggi?

Ko­da­li­ne: Ci sono 20 con­cer­ti ogni wee­kend e 50 band che suo­na­no, più o meno. Tra que­ste circa 20 fanno mu­si­ca stru­men­ta­le. I grup­pi che suonavano prima erano prin­ci­pal­men­te di mu­si­ca folk. Ora c'è un as­sor­ti­men­to di band che suo­na­no rock al­ter­na­ti­vo che stan­no ve­nen­do fuori e se la ca­va­no bene. God is an Astro­naut e And so I watch you from afar (due rock band ir­lan­de­si, ndr.) sono in tour­née per l'Eu­ro­pa e stan­no ri­scri­ven­do a loro modo la mu­si­ca acu­sti­ca. Ov­via­men­te, si sen­to­no suo­na­re an­co­ra molte rock band, ma non c'è più la solita musica scontata in giro.

Ca­fè­ba­bel: Ad oggi, qual è stato il pal­co­sce­ni­co e il pub­bli­co che avete amato di più in Eu­ro­pa?

Ko­da­li­ne: Ogni volta che suo­nia­mo in Olan­da è un'e­mo­zio­ne. La di­sco­te­ca Pa­ra­di­so, (un vero e pro­prio tem­pio della mu­si­ca ad Am­ster­dam, ndr.), è uno spet­ta­co­lo. Ab­bia­mo anche suo­na­to una volta in Sviz­ze­ra e in ter­mi­ni di palco e am­bien­ta­zio­ne siamo ri­ma­sti senza pa­ro­le: suo­na­va­mo cir­con­da­ti dalle Alpi. Non facevamo nemmeno caso alla folla. Anche il primo con­cer­to in Ita­lia, alla di­sco­te­ca Tun­nel Club di Mi­la­no, è stato un even­to me­mo­ra­bi­le: il pub­bli­co è stato molto ca­lo­ro­so e ab­bia­mo fatto sold out