Kim Ki O: la band turca che non può sfondare in Europa

Articolo pubblicato il 08 settembre 2009
Articolo pubblicato il 08 settembre 2009
L'elite pop svedese li ama, ma la burocrazia Europea sta impedendo a Ekin Snac e Berna Göl di conquistare l'Europa. La musica, a Istanbul, è un ponte instabile tra l'Est e l'Ovest. Prima parte di un reportage speciale.

Istanbul è l'unica città al mondo posta tra due continenti. Le guide turistiche la descrivono come una città di contrasti, dove antiche moschee secolari si affiancano ai moderni nightclub, e conservatori e liberali, anche tra i più estremi, viaggiano sugli stessi tram. In un certo senso, le guide hanno ragione: il Bosforo concretizza la divisione tra ovest ed est. Ma l'acqua non ha barriere ed in centinaia fanno la spola al di là delle sue onde ogni giorno. Viaggiare dall'Asia all'Europa, tra Kadıköy e Karaköy, costa 1,30 Try (Nuova Lira Turca corrispondente a 0,47 Euro circa – ndr), approssimativamente 60 centesimi. Il confine opposto, verso il resto d'Europa, è più difficile da varcare.

(Image: ©Clara Bergström)

Chiacchierando su Visti, band e matrimonio

«Perderemo anche il concerto francese?!» si chiede Ekin Sanac preoccupata, mentre apre la porta. Il sospiro di Berna Göl riecheggia tra le mura di marmo dell'ingresso. Siamo a Göztepe, un tranquillo quartiere nella parte asiatica. È martedì pomeriggio e Ekin e Berna si incontrano in un salotto color mogano per un ultima prova generale prima del loro tour europeo con il musicista indie svedese Jens Lekman. I reciproci sospiri riguardano un’email dall'organizzatore del concerto: problemi con il visto. Di nuovo. Ora che avevano trovato il modo per entrare in Francia è improvvisamente illegale salire sul palco. È qualificato come lavoro e, secondo il loro visto, loro sono turisti. Hanno già cancellato il loro spettacolo in Svizzera. «Non abbiamo neanche bisogno di fare soldi, possiamo dirlo?» esclama Berna, accendendosi una sigaretta seduta al tavolo. Cinque minuti più tardi stanno ridendo di nuovo. La nicotina ha avuto il suo effetto calmante. 

Gli opposti si attraggono

Ekin e Berna bevono tè in bicchieri a forma di tulipano e mi offrono i cioccolatini del fidanzamento di Ekin. Sono passate due settimane. Prima c'è un concerto di apertura casalingo per Lekman, un'occasione per convincerlo che ha fatto la scelta giusta invitandole come gruppo spalla alla sua tournée. «È più difficile trovare un buon membro per la band che qualcuno da sposare. Siamo opposti, ma tra di noi ci capiamo in un modo speciale» afferma Ekin, che sembra tranquilla e taciturna, ma non troppo timida. Lei di giorno lavora come editore per una rivista culturale, e scriverebbe piuttosto che parlare. È a suo agio nella sua casa di Göztepe, non ama il caos della parte europea. Quest'estate si è allontanata da casa per la prima volta. Lei e il suo fidanzato Baris hanno deciso di sposarsi. «L'unica ragione sensata per sposarsi è saper mescolare le raccolte musicali», dice Berna. Lei è cresciuta nella parte europea e al momento vive con il fratello maggiore, dopo essere tornata, qualche settimana fa, da una viaggio di studio in Olanda, dove ha lasciato il fidanzato. Parla molto e sembra parecchio coinvolta, scherzando e gesticolando quando le parole non bastano.

(Image: ©Clara Bergström)

Kim Ki O

Le due si sono incontrate alla scuola superiore americana di Istanbul all'età di undici anni. I loro genitori le hanno spinte a studiare. L'ambiente scolastico era creativo, ma gerarchico. Gli veniva insegnato il pensiero critico mentre indossavano l'uniforme tipica della scuola. Gli studenti inglesi a scuola le iniziarono al mondo della musica popolare occidentale. Era difficile mettere le mani sugli album, ma lo sforzo ripagava. Indossare Doctor Martens ed essere aggiornati sulle band voleva dire amici più grandi e feste. Ma in classe erano considerate sempre più strane, ribelli che non mangiavano carne o si truccavano. I ragazzi le prendevano in giro. Dopo gli esami, Ekin e Berna si sono perse di vista. All'incirca due anni fa, si sono incontrate di nuovo in diversi club e ai concerti. Ekin chiese a Berna se avesse voluto creare una band femminile con lei, e in una settimana avevano racimolato l'attrezzatura necessaria. Ekin aveva già convinto i suoi genitori che provare nel salotto non avrebbe infastidito i vicini più di quanto già facesse il fratello continuando a vedere film. Le Kim Ki O si erano formate. Le loro canzoni malinconiche pop erano una scorciatoia – e un atteggiamento – verso l'Europa. Scrivere canzoni in turco è una sfida, ma per Ekin e Berna sembra importante provarci realmente. Le difficoltà stanno nella grammatica: una combinazione di molti casi e regole differenti rendono difficoltoso dividere le parole in sillabe. Troppi testi parlano solo di cuori spezzati, ma le relazioni possono prendere molte forme. Le Kim Ki O mettono in musica parole in un modo tale da descrivere punti di vista che sono normalmente difficili da scandire.

Speranze effimere

Come il deprimente stato della politica turca. Berna chiede se ho visto il film di Marjane Satrapi, Persepolis. Lei crede che il Paese sia in una condizione simile a quella dell'Iran prima del 1979. La paranoia si diffonde e le elezioni servono a poco. I loro genitori sentono che qualcosa sta per succedere. Nessuno sa cosa. «Le nostre madri di solito dicono che sono grate di essere in grado di vivere una vita libera, ma per noi le cose stanno peggiorando». Quando parlano di politica, i toni speranzosi lasciano il posto ad inflessioni smorzate. Parlano in termini vaghi, come se le effettive circostanze portassero solo alla frustrazione.

Alle domande sui loro rispettivi problemi rispondono solo silenzi e spallucce. Sono bene informate, ma la speranza è svanita. È possibile che rispunti dopo qualche rakis (una bevanda alcolica dei Balcani, ndr) fuori con gli amici, altrimenti è molto difficile.

Non perdete la seconda parte, dove le ragazze discutono della situazione politica turca, considerano l'Unione Europea una soluzione e suonano al loro ultimo concerto prima di raggiungere l'Europa, visto permettendo.

*Questo articolo ha vinto il Premio Europeo per Giovani Giornalisti (European Young Journalist Award) 2009 per la Svezia.