Kasabian, Colpo di Stato! 

Articolo pubblicato il 28 luglio 2014
Articolo pubblicato il 28 luglio 2014

Pretenziosi per alcuni, eredi della tradizione inglese per gli altri, i Kasabian dividono. Chi sono davvero quelli che si sono attribuiti il titolo di miglior gruppo britannico? Dopo quindici anni di vita e cinque album il gruppo continua a mischiare i generi. 

Rea­ding, 2012. Fa buio, il ru­mo­re del­l'at­te­sa si sente nella pe­nom­bra. Gli scher­mi gi­gan­ti re­sta­no spen­ti, muti. 60mila per­so­ne scal­pi­ta­no. Tutto d'un trat­to un ge­mi­to lon­ta­no, un canto di si­re­na...​ Le luci ab­ba­glian­ti, le grida. I primi riff vio­len­ti. Quat­tro sa­go­me si agi­ta­no in lon­ta­nan­za, « I'm wai­ting, right here now, I'm wai­ting / for so­meo­ne or so­me­thing to take me, to take me over ». I Ka­sa­bian pro­vo­ca­no ma nes­su­no re­pli­ca. Tom Mei­ghan sal­tel­la sulla scena, urla qual­co­sa, Ser­gio Piz­zor­no mal­trat­ta le corde della sua chi­tar­ra, lo sguar­do na­sco­sto die­tro un gran cap­pel­lo scuro.  

Quando i leader sono due...

La ri­cet­ta di un buon grup­po è spes­so die­tro un lea­der ca­ri­sma­ti­co. Quan­do ce ne sono due, la piu parte delle volte si trat­ta di un grup­po di leg­gen­de. La sto­ria parla chia­ro a pro­po­si­to: i Bea­tles, gli Sto­nes, I Li­ber­ti­nes, Oa­si­s, Clash. Eb­be­ne, anche nei Ka­sa­bian ce ne sono due.  Mei­ghan et Piz­zor­no s'in­con­tra­no tra i ban­chi del liceo, a Le­i­ce­ster. Gli piace il cal­cio, i Sto­nes Roses, la chi­tar­ra e es­se­re i mi­glio­ri. Ipe­rat­ti­vo Tom,  vo­lu­bi­le, pro­vo­ca­to­re, lega bene con il di­scre­to, ri­fles­si­vo Ser­gio. Tra i due, il se­con­do è il genio, di­co­no. Il Noel Gal­la­gher, il Pete To­wn­schend (com­po­si­to­re dei Who, ndr). Quel­lo che scri­ve le can­zo­ni, quan­do Mei­ghan cura l'im­ma­gi­ne. In ef­fet­ti, que­sta se­con­da parte con­si­ste nel spar­la­re della con­cor­ren­za. Ri­cor­dan­do i gran­di duel­li tra Oasis e Blur, il can­tan­te dei Ka­sa­bian di­vul­ga tran­quil­la­men­te le sue opi­nio­ni: Peter Do­her­ty è "un bar­bo­ne", Ju­lian Ca­sa­blan­cas è un "scia­to­re snob", e Tim­ber­la­ke " un nano con i baffi". " Se an­da­te al circo, do­ve­te ven­de­re i bi­gliet­ti", mor­mo­ra Piz­zor­no al Guar­di­an.  Lo "sput­ta­na­re" come stra­te­gia di mar­ke­ting?  Un'ar­te che sem­bra ve­ra­men­te au­ten­ti­ca da parte di Tom Mei­ghan, quel­lo che parla in fret­ta e, even­tual­men­te, ci ri­pen­sa dopo. Un po' come lo yin - ve­tri­ne del rock na­zio­na­le, vec­chia ri­cet­ta ras­si­cu­ran­te- e lo yang - che in­no­va die­tro la scena, di­scre­to scia­ma­no, Frank­e­stein del rock... Ka­sa­bian o la ri­cet­ta del golpe del decennio.

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Il grup­po sbar­ca nel 2004 con un album omonimo. I Li­be­rtines si­ so­no ap­pe­na sciol­ti, gli Artic Mon­keys hanno di­ciot­to anni. Il pezzo L.S.F ha la pro­vo­ca­zio­ne dei vec­chi tempi, le at­mo­sfe­re del­l'an­dry song in­gle­se e la si­cu­rez­za di un Liam Gal­la­gher ubria­co. In­som­ma, si fa pre­sto a piaz­za­re i Ka­sa­bian nella fila in­dia­na crea­ta dai po­ten­zia­li eredi degli Oasis.  Poche pa­ro­le ma in com­pen­so un'ag­gre­si­vi­tà mu­si­ca­le che di­ven­te­rà il mar­chio di fab­bri­ca dei me­glio­ri pezzi del grup­po. Il sin­go­lo "Club Foot" è au­to­ma­ti­ca­men­te ca­ta­lo­ga­to canto degli appassionati di calcio, un pezzo che si ascolta di notte nei Pub. Il ­vi­deo, omag­gio a Jan Pa­la­ch, stu­den­te ceco che si è im­mo­la­to ala fine della Pri­ma­ve­ra di Praga fa meno audience. Nel 2006, il gruppo stupisce tutti con la collerica Empirebel pezzo di chiatrre e di parole, il successo comincia a disegnarsi. Ai Kasabian piacciono i travestimenti e la regia, sogni di macchine da guerra mainstream.

Fino all'apocalisse West Ryder Pauper Lunatic Asylum rock psychedelico, molto strano ma ben eseguito. Successo nelle classifiche, premiato da una pioggia di awards. Il gruppo trova il suo posto, il primo in genere. Uscirà Velociraptor! poi il mese scorso 48:13, fusione di rock, musica elettronica ed hip hop. Questi inglesi che bruciano le tappe. 

Ka­sa­bian - « Club Foot »

L’ul­ti­mo imbroglio

"Preferiamo un'attidudine da conquistatori, la quale forse potrebbe esser presa male per aggressività e sfrontatezzadiranno agli Inrocks, dopo una paio di commenti acidi. Ci vuole tuttavia una buona dose di "cazzimma" per mentire al proprio pubblico. Nessuno, dopo tutto, non bisogno di sapere che Pizzorno cita Bukowsky, parla di Ennio Morricone o s'ispira ai film di Alessandro Jodorowsky. Infatti, non è proprio il caso di gridarlo dai tetti che le loro vere ispirazioni non sono ne gli Oasis nei i Who ma Dj Shadow e i Silver Apples. Poco importa se le si associa a degli incoscienti illetterati, erano il gran nome sul tabellone del Festival Glastonbury.

Kasabian non è mai stato un gruppo interessato alle piccole esibizioni di nicchia, per il pubblico vicino, per il gusto autentico della 8.6. L'ambizione dei ragazzi dei Kasabian era piuttosto il Wembley Stadium campagne e folle in delirio.

 « Is there a place for me in hi­sto­ry? », domandano in Acid Tur­kish Bath. La storia - e l'industria - non aveva bisogno di un gruppo che si chiamasse in questo modo dopo Linda Ka­sa­bian, membro della "family" assassina di  Char­les Man­son. La storia e l'Inghilterra hanno bisogno di un rock ho­me­ma­de. Brit­pop? I Ka­sa­bian giocano su questo malinteso da oltre quindici anni, facendosi passare a volte per dei grezzi perchè dopo tutto, i grezzi pure hanno il diritto di comprare i loro album. Popolari ed intellettuali, rock e psychedelici, appassasionati di calcio e cineasti, Pizzorno e Meighan traggono ispieazione un po' dappertutto. 

Tuttavia con 48.13 (si è la durata dell'album e non la pigrizia creativa, un modo per "andare diritto allo scopo, come le canzoni" - Pizzorno o l'ultimo imbroglio) la band spinge la miscela di stili un po' più lontano. Troppo? Risposta l'avremo tra quindici anni quando, forse, l'inganno sarà smascherato.

Ka­sa­bian - « eez-eh »

Écou­ter : 48:13 de Ka­sa­bian