Kaliningrad, viaggio nell’anello mancante del Baltico europeo

Articolo pubblicato il 16 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 16 ottobre 2012
Mondiali di calcio 2018. Una nuova opportunità per uscire dall’oblio che ha caratterizzato gli ultimi cinquant’anni dell’ex capitale prussiana. A Kaliningrad si sono scritte importanti pagine della storia e della cultura europea (celebre è il “dilemma dei ponti” risolto da Eulero e ancor più illustri sono alcuni suoi cittadini, Kant e Hilbert).
Ma la città è stata confinata all’interno dell’immaginario comune europeo in una posizione di marginalità, da cui stenta a riprendersi.

Partito alla volta della città, mi sono imbattuto in commenti un po’ scettici. Dove si trova? E cosa c’è? Kaliningrad è fuori dai classici circuiti turistici, non ha monumenti di particolare valore storico o artistico né ospita importanti eventi culturali. Il turismo locale ruota intorno ai prodotti in ambra e gli impianti balneari, ma è destinato prevalentemente al pubblico russo. 

Molti hanno riscoperto l'architettura di Riga o di Tallin, ma Kaliningrad non saprebbero collocarla su una mappa.

A me, però, interessava altro. Ad esempio, capire come mai alle orecchie di un europeo di inizio XXI secolo la città baltica non dica più nulla. Molti hanno riscoperto l’architettura di Tallin, di Riga o addirittura il mare di Klaipėda. Ma Kaliningrad non saprebbero collocarla su una mappa. Mi interessava poi osservare come ci si sente, poi , ad avere Mosca a mille chilometri di distanza e Berlino a poco più di cinquecento. Con queste domande e cinque parole di russo, arrivo in città dopo essere entrato nell’Oblast’ dalla frontiera di Mamonovo. Alloggio in quello che dovrebbe essere un ostello, ma pare più uno studio legale. Moderno, rinnovato e con vista sul fiume Pregel. La ragazza che lo gestisce mantiene la tradizione russa di far lasciare le scarpe all’entrata, ma ascolta tutto il giorno i Red Hot Chili Peppers e guarda serie televisive in inglese su Internet.

Al pub con Pavel

Trovo facilmente chi mi fa da guida: non capita spesso di vedere turisti italiani da queste parti. In un pub in pieno centro incontro Pavel che, mappa in una mano e una Guinness nell’altra, mi illustra cosa fare e vedere in città. Trentenne informatico, mi racconta della differenza tra la vita qui sul Baltico e in una grigia città industriale della Russia Centrale, dove è nato e vissuto più di vent’anni e ha lasciato senza tanti rimorsi. Si lascia andare a commenti sui politici corrotti e sull’economia del paese. Mi mostra quel poco che è rimasto del passato prussiano, perché “i Russi fanno così, qua come altrove: arrivano, distruggono e, in parte, ricostruiscono”.

Sull’isoletta di Kneiphof, ora parco cittadino, sorge la grande Cattedrale gotica, simbolo del passato tedesco; a neanche un chilometro di distanza, tetra e imponente, la Casa dei Soviet si erge a ricordo del regime comunista. Dall’altro lato della strada, il recente centro commerciale Plaza non ha nulla da invidiare ai grandi shopping mall europei o americani. Con i suoi 37mila metri quadrati, le boutique alla moda, i fast food e il cinema multisala, rappresenta la nuova Russia, quella dei nuovi ricchi e dei grandi squilibri.

L’idea di ricostruire quest’ultimo rientra in un più ampio dibattito che negli ultimi anni ha portato ad un progressivo recupero, anche a fini turistici, del passato prussiano, totalmente rimosso durante l’epoca sovietica.

I nuovi ricchi di Kaliningrad

Non lontano dal centro salgo in macchina di Irina con la quale avevo preso appuntamento tramite Couchsurfing. Mi scarrozza verso la costa a nord della città per vedere il tramonto, che d’estate non arriva prima delle 22. Fa parte di quella classe agiata che si veste con vestiti firmati e si concede numerosi viaggi all’estero, in Francia, Stati Uniti, dove ha studiato e ha molti amici. Più che nel resto del suo paese, dove va pochissime volte, principalmente per lavoro, e che definisce senza alcun orgoglio ma per una mera comparazione di superfici la “Grande Russia”.

Sul bordo del Baltico, Kaliningrad tra spiagge e perestroika, su cafebabel.com

Sia Irina che Pavel mi parlano di un paese a cui non sono poi così legati. E la cosa sorprende ancor di più dal momento che entrambi, come molti dei 430mila abitanti della città (sui 950.000 dell’Oblast’), provengono da altre regioni della Federazione. Fino a qualche anno fa la compagnia locale KD Avia garantiva collegamenti economici con Mosca. Dopo il fallimento nel 2009 sono rimasti quasi solo i voli di linea, spesso cari, dall’aeroporto di Khrabrovo. E allora, valigie alla mano, i bus sono la soluzione più economica per Danzica o Varsavia, da dove con diverse compagnie low-cost il resto d’Europa è ancora più vicino.

Verso una Hong Kong europea?

Stringendomi nella felpa quasi a sfidare il vento che spazza gli ampi viali della città, forte e pungente anche in estate, mi lascio condurre lungo il corso del Pregel. Ovunque posso mi fermo a guardare il viavai della gente tra negozi e uffici. Vorrei distinguerne i volti, leggerne i pensieri, domandare. Ma ancora una volta lascio che sia la visione d’insieme a parlarmi. E anch’essa mi sussurra delle tante contraddizioni e delle profonde asimmetrie in ogni squarcio di vita quotidiana.

Una nuova generazione di kaliningradesi, quelli cresciuti e formatisi nel post-URSS, si affaccia alla vita economica e sociale della città, pronta a rilevarne col tempo anche i ruoli decisionali. Tanti giovani che guardano sempre più ad ovest e a cui la relativa chiusura dell’Oblast’ va sempre più stretta. La zona economica speciale, creata pochi anni fa per attrarre investitori stranieri e che nelle intenzioni del governo doveva trasformare la regione nella “Hong Kong europea”, è stata finora un fallimento. D’altra parte invece, più di una volta Kaliningrad è stata sbandierata come avamposto anti-occidentale per i piani militari del Cremlino.

Lentamente il Baltico, sta rientrando nell’immaginario collettivo europeo come parte organica di uno stesso spazio. Quasi a disegnare un cerchio, dopo il boom delle capitali scandinave, anche Tallin e Riga stanno tornando ad essere percepite come europee a tutti gli effetti. Così come Danzica che ha beneficiato dei recenti europei di calcio. Chissà che non possa essere un esempio per Kaliningrad, l’anello mancante, che intanto dovrà ancora attendere.

La versione originale dell'articolo è consultabile sul blog di cafebabel L'Europeo Napoletano.

Foto di (cc) rrrtem/Flickr