Kaliningrad, il rompicapo russo dell’allargamento

Articolo pubblicato il 29 marzo 2004
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Articolo pubblicato il 29 marzo 2004

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“Incastrata” tra Polonia e Lituania, l’enclave russa di Kaliningrad sarà accerchiata dall’UE a partire dal 1° maggio prossimo. Ma i problemi non fanno che iniziare.

Le relazioni tra Unione europea e Russia sono considerate, tanto a Bruxelles che a Mosca, di notevole e crescente importanza nel quadro del nuovo allargamento dell’Unione. Le dichiarazioni comuni, volte alla creazione di una partnership strategica, si susseguono; tutte hanno lo scopo di evitare la creazione di una nuova “cortina di cristallo” che si verrebbe ad alzare alle nuove frontiere dell’Unione a partire dal 1° maggio prossimo e che isolerebbe la Russia dal resto dell’Europa. In questo contesto, la situazione dell’enclave russa di Kaliningrad è un esempio sorprendente delle conseguenze nefaste del processo d’integrazione comunitaria.

Dopo che Polonia e Lituania hanno introdotto dei nuovi visti per i cittadini russi e mentre si apprestano ad applicare la legislazione Schengen, il territorio di Kaliningrad è letteralmente separato dal resto della Russia. A meno di un anno dall’introduzione di un nuovo sistema di facilitazione del transito di persone, come è evoluta la situazione?

Drin!! È l’ora dell’allargamento

Innanzitutto, la dinamica di esclusione del territorio di Kaliningrad messa in moto dal processo di allargamento è stata percepita in evidente ritardo da Mosca come fonte di pregiudizipossibili. Questo risveglio tardivo non ha fatto altro che rafforzare presso le autorità russe l’impressione di trovarsi di fronte al fatto compiuto dell’acquis communautaire e della legislazione Schengen. Allo stesso modo, l’Unione europea ha riconosciuto solo di recente la necessità di regolare il transito dei russi che abitano a Kaliningrad ed è soltanto nel gennaio 2001, cioè tre anni prima del suo allargamento, che l’Unione europea ha cominciato ad interrogarsi su Kalinigrad. Tuttavia l’Unione non avverte ancora la necessità di introdurre delle disposizioni particolari che regolino la circolazione di queste persone. È solamente nel 2002, quando il tema è divenuto altamente politicizzato e fonte di profonde tensioni in ambo le parti, che queste ultime cominciano a prendere in considerazione il problema e ad accordarsi sulla necessità di istituire misure in grado di facilitare la circolazione dei russi tra Kaliningrad ed il resto del paese. Presero allora l’avvio negoziazioni tripartite tra Russia, Unione europea e Lituania, che nella primavera 2003 hanno portato all’adozione di una serie di misure entrate in vigore il 1° luglio 2003.

Tutti pazzi per il DFT

Il nuovo regime introduce due principali documenti che facilitano il transito attraverso la Lituania da e verso la Russia: il primo è un insieme di documenti che semplificano il transito via terra (DFT) dei cittadini russi. È valido per la durata limitata di un anno. Il secondo documento, che facilita questa volta il viaggio via treno (DFVT), viene rilasciato alle persone che attraversano in treno il territorio lituano. I due documenti sono gratuiti. Questo nuovo regime ha reso necessaria la creazione di importanti mezzi supplementari allo scopo di far fronte alle numerose richieste. È stato anche creato un nuovo Consolato lituano a Sovietsk, la seconda città dell’enclave. La situazione non è tuttavia ottimale e, malgrado gli sforzi delle autorità lituane, di fronte ai Consolati lituani si formano ogni giorno code interminabili e il periodo minimo di attesa necessario per ricevere questi famosi documenti di transito può arrivare fino a sette o otto giorni.

Alla ricerca di nuove soluzioni

Ad un anno dal lancio di quest’iniziativa, restano tuttavia numerose modifiche da apportare al sistema. L’Unione europea sta attualmente riflettendo alla possibilità d’introdurre una sorta di treno ad alta velocità che colleghi Kaliningrad a San Pietroburgo: ciò eviterebbe il ricorso a documenti di viaggio specifici. Sono in corso degli studi volti ad accertarne la fattibilità, nonostante il fatto che agli occhi di Bruxelles la soluzione attuale appaia come definitiva. La Russia da parte sua sembra sempre guardare con favore a un regime senza visti.

La volontà “integrazionista” dell’Unione europea ha portato all’aberrante isolamento di questa parte di territorio russo, un tempo teatro della nascita di Kant. Il nuovo regime di transito è una chiara ingerenza dell’Unione nelle questioni interne russe. La Russia si è vista imporre la legislazione Schengen e ha dovuto accettare suo malgrado questa situazione di fatto. Da parte sua l’Unione non smette di sbandierare i meriti dell’allargamento e della sua logica “integrazionista” decantando i suoi benefici effetti sulla pace e la stabilità in Europa. Questi effetti sembrano tuttavia fermarsi alle frontiere stesse dell’Unione invece che seguire queste nuove “linee di demarcazione”; una parte della popolazione di frontiera soffre di una drammatica esclusione da questa nuova, fulgida zona di libertà e sicurezza.