Kaczynski non era un re: la sepoltura del presidente divide la Polonia

Articolo pubblicato il 16 aprile 2010
Articolo pubblicato il 16 aprile 2010
Nei giorni scorsi, attraverso i media, le immagini del lutto in Polonia hanno fatto il giro del mondo. Ma ora quest’immagine mostra una crepa inaspettata: la famiglia di Lech Kaczynski ha scelto come sepolcro il Castello del Wawel a Cracovia, e molti polacchi ritengono questa scelta esagerata.
È come immaginare che Sarkozy venisse sepolto all'Hôtel des Invalides accanto a Napoleone o Berlusconi trovasse la pace eterna nel Pantheon romano. È la fine della coesione nazionale in Polonia?

Il presidente e sua moglie, deceduti entrambi nell’incidente aereo del 10 Aprile 2010 a Smolensk, non saranno sepolti né nella cattedrale né nella tomba di famiglia a Varsavia, ma nel Castello reale del Wawel, così come deciso dalla famiglia.

Ma questa decisione divide la popolazione finora unita nel dolore. “Nel cimitero di Powazki sì, nel Wavel no”, "Non nel Wawel”, “Kaczynski non era un re“, si legge sugli striscioni delle oltre 500 persone che nella notte dello scorso martedì, si sono radunati davanti alla Curia di Varsavia. «È da sabato che sono addolorata per la scomparsa del presidente e delle altre vittime. Per me è una tragedia», dice Barbara di Cracovia, che partecipa alla manifestazione. «Ma che venga sepolto nel Wawel lo trovo eccessivo». «Semplicemente non è adatto a quella compagnia», aggiunge un altro giovane partecipante. Le immagini proveniente da una notturna Cracovia spaccano la nazione addolorata degli ultimi giorni.

Die polnische Nation ist gespaltenLa sera dello scorso martedì è stato annunciato che il presidente Lech Kaczynski e sua moglie saranno sepolti nel Palazzo reale dell’ex capitale polacca, Cracovia appunto. Fino al Seicento, qui venivano sepolte normalmente personalità importanti. Successivamente questo onore venne concesso esclusivamente ai più noti eroi nazionali ed ai poeti dalla grande fama, come il vate nazionale Adam Mickiewicz ed il Maresciallo Józef Klemens Pilsudski. Altri politici di alto rango, tra cui anche l’ultimo re polacco Stanislao II, Augusto Poniatowski, nonché i presidenti del periodo tra le due Guerre Mondiali, riposano invece nella cattedrale di Varsavia. Ora, con grande sorpresa di molti polacchi, s’intende interrompere questa tradizione.

Già da sabato, giorno del disastro aereo a Smolensk, si discuteva su dove dovessero essere seppelliti il presidente, la first lady e le altre vittime. Dalle voci che giravano non c’era dubbio che sarebbero stati seppelliti a Varsavia: o nella cattedrale nel centro storico, dove riposano anche i presidenti del periodo anteguerra, o nel Tempio della Divina Provvidenza o nel cimitero di Powazki, dove i Kaczynski possiedono una cappella di famiglia. La decisione di seppellire Lech Kaczynski e sua moglie a Cracovia sembra sia stata presa dalla famiglia, in particolare dal fratello gemello del presidente defunto, Jaroslaw. È molto nota l’ammirazione di quest’ultimo per il Maresciallo Józef Pilsudski. E anche Lech Kaczynski era affascinato da questa personalità che ha citato più volte nel corso della sua carriera politica. Ora – guarda caso – dovrebbe trovare la pace eterna in una cripta proprio accanto a quella del Maresciallo.

Il cardinale di Cracovia, Stanislaw Dziwisz, ritiene che il Castello del Wawel sia il luogo giusto per Lech Kaczynski: «Il presidente ci ha lasciati in circostanze particolari, si potrebbe dire eroicamente, perché era diretto a Katyn per onorare i martiri polacchi». Per questo il cardinale ritiene che sia opportuno porre il nome del presidente accanto a quelli di polacchi valorosi e di grandi eroi nazionali. Egli spera che questa scelta possa unire ulteriormente il popolo polacco. «È un tributo simbolico a tutte le vittime della tragedia, ma anche agli ufficiali e alle persone che settant’anni fa furono assassinate a Katyn», sostiene Jaroslaw Gowin, deputato del partito conservatore polacco PO (Piattaforma Civica).

Subito dopo l’annuncio su quale sarebbe stato il luogo di sepoltura si sono levate molte critiche. «È un'idea piuttosto infelice», ritiene il filosofo Jan Hartman. Il vescovo Tadeusz Pieronek sostiene che la decisione su quale deve essere il luogo di sepoltura non spetti solamente alla famiglia ma a tutta la nazione. Anche l’ultimo presidente polacco in esilio, Ryszard Kaczorowski, un’altra vittima del disastro aereo, riposerà a Varsavia. «Per me non ci sono dubbi: i capi di stato si seppelliscono nella capitale e in questo momento la capitale è Varsavia», conclude Pieronek. Intanto a Cracovia si annunciano ulteriori proteste.

L'autrice dell'articolo, Agnieszka Hreczuk, è membro della rete di corrispondenti n-ost.

Foto: Piotr Pawłowski/flickr; Nick Lüthi/flickr