Juvéniles: il pop francese del giorno dopo

Articolo pubblicato il 22 luglio 2013
Articolo pubblicato il 22 luglio 2013

I Juvéniles sarebbero potuti essere tranquillamente uno di quei gruppi che canta l'aumento del tasso di disoccupazione al 25%. Invece, i due francesi originari di Rennes rischiano addirittura di trasmettervi una buona dose di motivazione circa l'esito delle vostre sorti. Un incontro pieno di tenerezza all’Hôtel Amour di Parigi

Non c'è bisogno di passare in rassegna i nostri articoli per comprendere che vi abbiamo abbastanza assillato con il revival anni '80. In effetti, non pochi artisti hanno rivendicato nel 2013 gli eighties come referenza artistica fondamentale, senza mai essere riusciti a spiegare perché quell'epoca ancora li trascina. Per alcuni di loro, la risposta si trova nel ritorno alla ribalta di rock star ingiallite. Per altri, in tutto ciò che ha a che fare con la giovinezza.  

"come Daft punk"

I Juvéniles hanno scelto il loro campo. Incontrati a maggio, un mese prima dell'uscita del loro album (Juvéniles, uscito il 10 giugno 2013), sulla terrazza bobo-chic dell’Hôtel Amour a Parigi, Thibault et Jean-Sylvain rivelano già le loro intenzioni: "Cercheremo di non fare solo del revival anni '80". L'ammetterete, la dichiarazione suona come la promessa del parlamentare di turno. Eppure, contrariamente a Michel Sapin (politico francese, ndr), i due francesi di 25 anni sono riusciti a stupirci rispettando a fatti le loro parole: l’album non manca di originalità. Se gli altri gruppi del momento non esitano a passare le notti senza preservativo in compagnia del "Signor Revival", i Juvéniles si proteggono dalle malattie musicalmente trasmettibili e per sicurezza assumono anche qualche pillola del giorno dopo. 

"Siamo comunque più rivolti verso il futuro. Se guardiamo al passato, non è con l'idea di mettere in atto un revival: abbiamo piuttosto voglia di andare a pescare in stili di musica differenti, come i Daft Punk quando fanno uscire un disco", chiarisce Thibault, batterista dal ciuffo molto più sobrio del suo compagno di musica. Jean-Sylvain, che si adatta perfettamente alla cornice hipstamatic dei luoghi con i capelli rasati ai lati, le mèche pazze e i baffi da suonatore messicano di jarana, prosegue: "Non riesco a percepire le referenze tra i miei testi, la musica e qualcosa che è già stato creato in passato. Per allontanare il rischio di inciampare nel revival, Yuksek ci ha veramente aiutato". Yuksek, il produttore discografico francese di musica elettronica che comincia - guarda caso - a produrre della musica pop. "Ha dato seguito a un secondo album abbastanza pop e aveva nel frattempo prodotto i Bewitched Hands. Non era dunque del tutto estraneo a ciò che facciamo".

un cocktail di revival e freschezza

I Juvéniles si trasferiscono per un certo tempo a Reims, da Yuksek, che presta loro del materiale, il suo studio e li aiuta a superare la sempre più invadente influenza degli Smiths. "Penso che abbiamo ascoltato troppo questo gruppo", ammette Jean-Sylvain, la cui voce - effettivamente - ricorda molto i falsetti di Morrisey, "e in generale, eravamo troppo dipendenti dalla corrente neo-romantica inglese". Difficile sbarazzarsi dell'eredità ingombrante dell'Inghilterra del nord ai tempi del governo Thatcher: "Nei nostri pezzi, c'è quasi sempre un aspetto freddo, qualcosa di disturbante", confessa JS. Tuttavia, non disperate: il suono dei Juvéniles è arrangiato in modo che l'ascoltatore riesca ad abbandonare ogni velleità suicida. Ognuno dei tre pezzi che il gruppo ha scelto di sponsorizzare in anteprima esprime questo istinto di sopravvivenza, che ci farà resistere all'istinto di buttarci dal balcone. "Strangers" la si potrebbe considerare la colonna sonora di un'estate un po' maledetta, "Fantasy" si accoppia con la musica disco, mentre "We are young" potrebbe ricordare l'ingenuità di una serie televisiva stile La Croisière s’amuse.

"Il paradiso, la moda e Brossart"

È proprio questo il titolo della traccia che introduce l'album. Un modo per sottolineare - per chi ancora non l'avesse capito - che i Juvéniles rappresentano la giovane età in fiore. Nati a Rennes, Thibault e Jean-Sylvain si circondano presto di musicisti, in una città che si distingue sempre più per la sua produzione musicale.  "Tutti si conoscono a Rennes", conferma JS, figlio di un liutaio. In Bretagna il rock è diventato un affare di famiglia. Il padrino? Jean-Louis Brossart, padrone della sala concerti UBU e creatore del festival Rencontres Trans Musicales. "È lui che ci ha fatto suonare all'inizio, che ci ha dato consigli e ci ha riuniti". Tutti? I Popopopops, Manceau, O Safari… gruppi che si arricchiscono l'uno con l'altro, e la cui relazione diventa indispensabile quando si deve registrare. "Questi ragazzi qui hanno tutti ascoltato la nostra musica prima che diventasse un album. Ci ispiriamo innanzitutto a loro". Questa confraternita francese del pop ha spinto i Juvéniles a portare il loro personale contributo al rinnovamento della musica pop made in France

Attualmente, i Juvéniles hanno siglato un contratto con Kitsuné, la chiassosa etichetta musicale parigina che sembra ancora indecisa se fare musica o moda. "Eravamo super fan", rivela Thibault, "è stato un grande trampolino per il nostro progetto". Il gruppo riesce infatti a sbarcare in Inghilterra, suonando a Manchester, Brighton e Londra, all'Heaven, conosciuto come il club gay più famoso del mondo. "I tavoli e le strutture sembravano cedere da un momento all'altro. La sala era pienissima: è stata veramente la data dove tutto poteva finire in baraonda". Ma tutto va "super bene". La voce, a volte un po' stile Depeche Mode di Jean-Sylvain e gli arrangiamenti electro-chic sono sufficienti a dissolvere la musica nell'ambiente come una pastiglia effervescente di aspirina nell'acqua. E oramai la Gran Bretagna rappresenta una vera e propria sfida per i due bretoni: "In Inghilterra ci sono talmente tante persone che fanno musica, e questo non ci incoraggia. Bisogna battersi". In Francia la domanda è la seguente: contro chi bisogna combattere per emergere? 

Intervista realizzata da Matthieu Amaré e Louise Monlaü

I Juvéniles suoneranno al festival di Vieilles Charrues il prossimo 19 luglio