Juliana Guarany: contro le molestie, per le strade di tutto il mondo 

Articolo pubblicato il 27 aprile 2016
Articolo pubblicato il 27 aprile 2016

Subire molestie per strada sembra essere una cosa comune in molte nazioni del mondo. Per questo motivo, spesso è un problema che viene sottovalutato. Ma non da Juliana Guarany. La giornalista brasiliana e attivista per i diritti umani condivide la sua esperienza, raccontandoci la propria battaglia contro le molestie per strada, per le strade di tutto il mondo. 

Vedere quell'icona di notifica comparire sullo schermo del mio portatile mi rende molto nervosa. Le interviste tramite Skype non fanno per me. Ma, nel momento stesso in cui ho visto Juliana Guarany salutarmi con la mano, la mia ansia è sparita: sono tutta orecchie.

Le chiedo cosa l'abbia spinta a diventare un'attivista. «Come sono uscita allo scoperto in quanto femminista? È una storia che racconto sempre,» dice con un tono serio, prima di sorridere e aggiungere, «Non è che ti svegli una mattina e ti rendi conto di essere femminista».

Per Juliana, una trentasettenne brasiliana, giornalista e attivista per i diritti umani, c'è voluto un po' di tempo per uscire allo scoperto. Tuttavia, lei stessa ammette che il femminismo è sempre stato lì, da qualche parte nella sua testa. «Ho sempre avuto un' indole progressista, in sostegno delle donne,» aggiunge, «ma non pensavo che prima o poi mi sarei definita una femminista vera e propria. Mi sembrava quasi una parolaccia, troppo aggressiva e combattiva».

Dalle parole ai fatti

È stato il tema delle molestie per strada, un'esperienza universale e costante per tutte le donne del mondo, a far finire la pazienza di Juliana. L'incidente è avvenuto poco dopo aver concluso il primo anno del corso di laurea magistrale in giornalismo. Juliana stava lasciando l'Europa per tornare in Brasile durante le vacanze estive. «Camminavo per strada, mi stavo facendo i fatti miei,» ricorda, «quando tutto d’un tratto un ragazzo si è avvicinato e mi ha sussurrato "che tette" in un orecchio».

Questo incidente ha trascinato Juliana fuori dalla sua zona di tranquillità e l'ha lasciata con un senso di rabbia e vulnerabilità. Malgrado tutto, però, il tempo passato in Europa l'aveva cambiata nel profondo, spingendola a trasformare questo incidente in un'occasione per passare dalle parole ai fatti.

Così ha cominciato a condividere la propria esperienza su Facebook, provando ad attirare l’attenzione delle sue amiche. Le loro risposte dimostravano che le molestie per strada erano comuni in Brasile e potevano avvenire ovunque, dal supermercato alla discoteca. «Le persone si giustificano dicendo che fa parte della cultura,» ci spiega Juliana, gesticolando animatamente, «questo è il problema più grande».

La mappa femminista

Juliana, quindi, ha avuto un'idea: creare un'app per smartphone sulla quale segnalare gli atti di violenza sulle donne. Tuttavia, si è resa ben presto conto che esistevano già dei progetti simili. Molte nazioni avevano già la propria piattaforma locale, ideata per combattere molestie e abusi. Ma, allo stesso tempo, si è accorta che queste iniziative a sostegno delle donne tendevano spesso a essere molto ripetitive. «Ho visto tutti questi progetti e ho pensato che fosse un peccato che queste iniziative non si conoscessero a vicenda,» ci spiega Juliana, «perché in questo modo si trovano tutte a cominciare da zero, senza la possibilità di scambiarsi informazioni sui progetti già avviati».

Prendendo ispirazione dall'Internet Movie Database (abbreviato in IMDb), ha deciso di creare il proprio database nel quale mappare le attività e le iniziative dedicate all'uguaglianza di genere in tutto il mondo. Così è nata FemMap.

«Posso passare ore su IMDb!», racconta Juliana. «Le informazioni sono così interconnesse che puoi davvero farti un quadro generale di quello che stai cercando. Questo è esattamente quello che volevo raggiungere con FemMap ma, ovviamente, c'è bisogno di molti anni per costruire una cosa simile. È il lavoro di una vita».

L'incontro con la cancelliera tedesca

Trovare il sostegno finanziario è stato una vera sfida per Juliana. «Il mio era un progetto non a scopo di lucro, quindi è stato molto difficile trovare dei finanziamenti,» afferma. Con l'aiuto dell'Università di Amburgo, la sua istituzione ospitante, è riuscita a ottenere un finanziamento dalla Fondazione Alexander von Humboldt.

Grazie a questa borsa ha avuto l'occasione di incontrare la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Juliana ha incontrato la Merkel in due occasioni e ha addirittura avuto l'occasione di parlarle di persona. 

«Ero in Brasile quando la Merkel è arrivata a Brasilia per incontrare la presidente Dilma,» racconta Juliana. «La prima volta ha parlato e si è fatta qualche foto con noi e solo dopo ha incontrato Dilma. Indossava gli stessi identici vestiti nell'incontro successivo, per questo motivo mi diverto a fingere che sia stata Dilma stessa a scattarci la foto».

Questo sembrerebbe già un lieto fine per la storia di Juliana, ma quello che è accaduto dopo mi ha stupito ancora di più. Il giorno successivo al lancio del sito di FemMap, Juliana ha avuto un bambino. Questo dimostra che le donne possono gestire carriera e figli. «È stato incredibile,» afferma, «un attimo prima ero in ospedale e un attimo dopo stavamo lanciando il progetto. Sembrava impossibile! Ma sono riuscita a gestire entrambe le cose contemporaneamente».

— 

Mind the gap presenta #Sheroes, una serie di ritratti di giovani europei che difendono la parità di genere e lottano contro le discriminazioni.