Joseph Daul: «Bisogna far uscire gli incompetenti dal Parlamento»

Articolo pubblicato il 25 maggio 2009
Articolo pubblicato il 25 maggio 2009

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Se il centro destra vince nuovamente le elezioni europee del prossimo giugno, potrà disporre di posizioni politiche chiave per far avanzare l’Ue. Aiutare gli europei di fronte alla crisi e coinvolgerli nella costruzione del progetto comunitario: ecco le due grandi sfide. Di cosa ha bisogno l’Europa? «Di mobilitazione».

Il francese Joseph Daul è uno dei politici più influenti dell’Unione europea. È il Presidente del più grande gruppo del Parlamento europeo (Pe): il Partito Popolare Europeo (Ppe) il quale avrà sicuramente il potere di nominare i presidenti del Pe e di mettere Durão Barroso, per un secondo mandato, alla guida della Commissione europea.

Che bilancio politico ricava del mandato 2004 - 2009 in nome del Ppe?

«Questi cinque anni sono passati molto velocemente. All’inizio pensavamo che tutto avrebbe continuato a svolgersi bene e che avremmo avuto più crescita… E poi, questa crisi finanziaria è arrivata alla fine del mandato».

Questa crisi è stata un contropiede per il Partito Popolare europeo?

«Ci ha preso in contropiede, anche ideologicamente parlando».

State lavorando per trovare delle soluzioni a lungo termine?

Foto: ©Nabeelah Shabbir«Noi abbiamo sempre cercato di favorire l’economia sociale di mercato. Tuttavia, all’interno del nostro gruppo, alcuni hanno talvolta preteso più economia di mercato, sostenendo che non eravamo abbastanza moderni e non abbastanza al passo con i tempi. Ora, e con la crisi, siamo tornati ai nostri veri valori: i valori che i nuovi Stati membri hanno cercato di trasmetterci negli ultimi quattro anni e che avevamo da 60 anni: la famiglia, i veri bisogni…»

È difficile essere il Presidente di un gruppo così eterogeneo?

«Sicuramente sì! Tutti i giorni quando mi alzo, mi pongo la stessa domanda: dove sta oggi la mia maggioranza? Con quali paesi, con quali gruppi politici, con quali partiti? Ma è, comunque, meraviglioso quando alla fine della giornata si arriva ad un buon compromesso».

Qual è la sua opinione sui risultati del Ppe alle elezioni ora che i Tory hanno confermato la loro separazione consensuale dal gruppo?

«Non credo che riusciremo a recuperare tutti i seggi. Li recupereremo in Italia, in Polonia, meno in Germania, mi auguro un po’ in Francia. In generale, il clima non è brutto. La sola cosa che mi preoccupa è il tasso di partecipazione: dal 2004 non si è riusciti a mobilitare un gran numero di persone. La mobilitazione è ciò di cui ha bisogno l’Europa».

Come mobilitare allora le persone? Non c’è bisogno di più trasparenza da parte dei politici europei?

Foto: ©Nabeelah Shabbir«Noi siamo molto trasparenti sulla questione dei lavori! Tuttavia, sul denaro pubblico potremmo esserlo di più. Ad esempio, la Spagna è molto trasparente e questo si ripercuote sulla partecipazione alle elezioni e sul voto a favore del progetto della Costituzione europea. Bisogna mostrare dove l’Europa interviene. Vi faccio un esempio: quando ci alziamo la mattina e accendiamo la luce, è l’Europa che decide quale tipo di lampadina si può usare; quando poi facciamo la doccia, sono le norme europee che proteggono l’acqua che usiamo; quando facciamo colazione sono le norme europee che proteggono la nostra alimentazione; e quando prendiamo la macchina, sono ancora le norme europee sui gas di scarico che ci proteggono».

Parlorama.eu valuta gli eurodeputati in base alla loro partecipazione ai lavori al Parlamento europeo. Questo sito è stato temporaneamente chiuso in seguito alle pressioni degli eurodeputati: questa iniziativa le sembra positiva o al contrario, non molto costruttiva?

«Per poterli giudicare, bisogna dividere i membri del Parlamento europeo in due categorie (e non mi trovo in una buona posizione per parlarne in quanto ho ottenuto un buon voto): da una parte c’è Pöttering, il Presidente del Parlamento, il quale ha ricevuto una brutta valutazione dato che non ha ovviamente il tempo di redigere dei rapporti quando rappresenta costantemente il Parlamento. Dall’altra, ci sono effettivamente quelli che non lavorano. Se vengono fatte delle medie, il risultato è chiaro e bisogna far uscire gli incompetenti. Per quanto mi riguarda ho saltato tre o quattro plenarie, ma era perché stavo rappresentando il Parlamento a Bruxelles, presso il Consiglio. Ad ogni modo, questo genere di iniziative fa emergere i nomi di quanti non lavorano….»

In occasione del prossimo mandato, il Ppe preferirà condividere la presidenza del Parlamento con il liberale Watson o con il socialista Schulz?

«Per prendere questa decisione, bisogna aspettare i risultati delle elezioni e vedere con chi è possibile raggiungere la maggioranza dei due terzi».

Quali sono le qualità che Lei si aspetta dal prossimo presidente della Commissione europea?

«Che non si limiti a vestire il ruolo di Presidente, ma che sia un animatore del gioco europeo».

Il Presidente deve avere la sua agenda o si deve accontentare di essere l’intermediario tra gli Stati membri, come Barroso ha fatto fino ad ora?

«Deve lavorare per cercare le maggioranze e fare approvare le sue proposte».

Lei è candidato alla presidenza del gruppo Ppe per il prossimo mandato?

«Si, sono nuovamente candidato».