Jihadisti europei in Siria

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 22 gennaio 2014

Molti eu­ro­pei si di­ri­go­no in Siria per com­bat­te­re al fian­co dei ri­bel­li. La bru­ta­li­tà di Ba­shar-al-As­sad è di­ven­ta­ta un punto d'in­con­tro degli ji­ha­di­sti di tutto il mondo. Si stima che ci siano 500 eu­ro­pei che com­bat­to­no nella guer­ra ci­vi­le. Ma chi sono le per­so­ne che la­scia­no l'Ue per la Siria? E perché lo fanno?

Ar­ri­va­re sul campo di bat­ta­glia siriano dal­l'Eu­ro­pa è fa­ci­le come an­da­re in va­can­za: un viag­gio senza bi­so­gno di visti fino in Tur­chia, poi un trat­to in mac­chi­na fino al con­fi­ne e si è in zona di guer­ra. Il viag­gio costa meno di 500 euro. I go­ver­ni sono pre­oc­cu­pa­ti che i mi­li­tan­ti di ri­tor­no – an­co­ra più ra­di­ca­liz­za­ti dopo aver com­bat­tu­to as­sie­me agli af­fi­lia­ti di Al-Qae­da – ab­bia­no im­pa­ra­to sul campo di bat­ta­glia tec­ni­che da uti­liz­za­re poi in at­tac­chi ter­ro­ri­sti­ci in Eu­ro­pa. Ma, re­to­ri­ca a parte, quel­lo che ve­ra­men­te stu­pi­sce è l'o­ri­gi­ne umile e or­di­na­ria di molti di que­sti ji­ha­di­sti eu­ro­pei.

LA­VAG­GIO DEL CER­VEL­LO AT­TRA­VER­SO I SO­CIAL NET­WORK

Un con­tin­gen­te di 5 gio­va­ni amici mu­sul­ma­ni di Ports­mou­th sta at­tual­men­te com­bat­ten­do in Siria. Tra di loro c'è If­the­kar Jaman, 23, fi­glio di un ge­sto­re di un ri­sto­ran­te in­dia­no. È par­ti­to per la Siria a mag­gio, di­cen­do alla sua fa­mi­glia che sa­reb­be stato via per 2 set­ti­ma­ne a di­stri­bui­re aiuti uma­ni­ta­ri. Ades­so sta com­bat­ten­do al fian­co di un grup­po af­fi­lia­to ad Al-Qae­da chia­ma­to ISIS (Stato Isla­mi­co del­l'I­raq e della Siria). Jaman ha detto alla BBC New­snight: “Que­sto è il mio do­ve­re... tutta que­sta gente sta sof­fren­do. I mu­sul­ma­ni ven­go­no mas­sa­cra­ti”. Un altro dei ra­gaz­zi di Ports­mou­th era un su­per­vi­so­re da Pri­mark.

Col­pi­sce par­ti­co­lar­men­te la pre­sen­za di que­sti gio­va­ni bri­tan­ni­ci sui so­cial net­work. Loro stan­no aper­ta­men­te in­co­rag­gian­do altri con­cit­ta­di­ni a pren­de­re parte ai com­bat­ti­men­ti. In un video Jaman dice: “Qual­sia­si fra­tel­lo de­si­de­ri ve­ni­re è ben­ve­nu­to. Da solo o in grup­po”. Un esper­to di ra­di­ca­liz­za­zio­ne ha detto al Te­le­gra­ph: “I tre og­get­ti che gli ji­ha­di­sti con­si­glia­no vi­va­men­te di por­ta­re con sé sono: la carta igie­ni­ca, un kit di primo soc­cor­so e un iPad”. Un altro bri­tan­ni­co che com­bat­te in Siria sta rac­co­glien­do le sue espe­rien­ze su Tum­blr, rac­con­tan­do sto­rie di amore fra­ter­no, bombe e sin­ce­ri mo­men­ti at­tor­no al fo­co­la­re. 

FRAN­CIA: STO­RIA DI DUE FRA­TEL­LI

I le­ga­mi tra Fran­cia e Siria sono molto pro­fon­di, visto che que­st'ul­ti­ma è un ex-co­lo­nia fran­ce­se. Il go­ver­no fran­ce­se stima che tra un nu­me­ro fra 200 e 400 fran­ce­si abbia già preso parte ai com­bat­ti­men­ti. Una per­cen­tua­le alta di que­sti sono dei con­ver­ti­ti. Una par­ti­co­la­re sto­ria di con­ver­sio­ne e “tu­ri­smo della jihad” ri­sal­ta su tutte le altre.

Ni­co­las B., 30, è ori­gi­na­rio del com­pli­ca­to quar­tie­re Les Izards di To­lo­sa. Lui ha avuto una gio­vi­nez­za in­quie­ta e la sua di­sil­lu­sio­ne verso la so­cie­tà è stata ac­cen­tua­ta da un ar­re­sto per spac­cio di ha­shish. Suo padre, Ge­rard B., ha spie­ga­to alla BBC come Ni­co­las sia ar­ri­va­to alla con­ver­sio­ne nel 2010: “Ni­co­las stava cer­can­do la­vo­ro, un'i­den­ti­tà e forse è per que­sto che sono riu­sci­ti a con­vin­cer­lo a con­ver­tir­si”. È il clas­si­co esem­pio di come gli estre­mi­sti fac­cia­no pro­se­li­ti tra i di­sil­lu­si.

Ni­co­las ha cam­bia­to il suo nome in Abu Abd Al-Rah­man e ha cer­ca­to di con­ver­ti­re la sua fa­mi­glia. In un video gi­ra­to in Siria, Ni­co­las si ral­le­gra per la con­ver­sio­ne del fra­tel­lo 24en­ne: “Mio fra­tel­lo, Jean-Da­niel, mi ha se­gui­to nella fede isla­mi­ca. È un re­ga­lo di Allah”. I due fra­tel­li hanno detto ad amici e fa­mi­lia­ri che sa­reb­be­ro an­da­ti in Thai­lan­dia per un corso di boxe thai­lan­de­se; in­ve­ce sono an­da­ti in Tur­chia e da lì hanno at­tra­ver­sa­to il con­fi­ne con la Siria. Il padre ha detto alla BBC: “Ho cre­sciu­to i miei figli a Nin­ten­do e Choco Pops. Ve­der­li combattere in Siria è de­pri­men­te”. Aven­do de­ci­so di se­gui­re il fra­tel­lo nel nome della jihad, Jean-Da­niel è stato uc­ci­so in uno scon­tro con le forze go­ver­na­ti­ve si­ria­ne in ago­sto, ap­pe­na 2 anni dopo la sua con­ver­sio­ne. Il padre in­col­pa l'in­fluen­za dan­no­sa dei vi­deo­gio­chi e il la­vag­gio del cer­vel­lo per­per­tra­to dagli estre­mi­sti. “Quel­li che sono an­da­ti in Siria, non erano più i miei figli”, dice.

GER­MA­NIA: DAI CAMPI DI CAL­CIO A QUEL­LI DI BAT­TA­GLIA

Burak Karan si era fatto stra­da nelle varie na­zio­na­li gio­va­ni­li te­de­sche; fi­glio di im­mi­gra­ti tur­chi, aveva gio­ca­to per la Ger­ma­nia Un­der-16 e U-17 al fian­co di gio­ca­to­ri poi di­ven­ta­ti su­per­star, come Lewis Holt­by (ora al Tot­te­n­ham), Sami Khe­di­ra (del Real Ma­drid), Den­nis Aogo e Kevin Prin­ce Boa­teng (dello Schal­ke 04). Era una gio­ca­to­re pro­met­ten­te, sem­pre lo­qua­ce e di buon umore. 

Il suo fu­tu­ro sem­bra­va scin­til­lan­te, ma alla gio­va­ne età di 20 anni, ha im­prov­vi­sa­men­te smes­so di gio­ca­re, per poter de­di­ca­re così la sua vita al­l'I­slam ra­di­ca­le. Men­tre i suoi amici gua­da­gna­va­no mi­lio­ni, se­gnan­do reti per i loro club e per la na­zio­na­le, Burak era sui campi di bat­ta­glia della Siria. Suo fra­tel­lo, Mu­sta­fa, ha rac­con­ta­to al ta­bloid te­de­sco Bild, che allo scop­pio del con­flit­to sria­no, nel 2011, Burak ha co­min­cia­to a met­te­re da parte i soldi al fine di com­pra­re me­di­ci­na­li per le vit­ti­me. Mu­sta­fa dice che 7  mesi fa ha viag­gia­to fino al con­fi­ne tur­co-si­ria­no con mo­glie e figli per di­stri­bui­re aiuti uma­ni­ta­ri.

Nei primi di ot­to­bre Burak è stato uc­ci­so in un bom­bar­da­men­to nei pres­si della città di A'zaz, nel nord della Siria. Aveva solo 26 anni. Una con­si­de­re­vo­le am­bi­gui­tà cir­con­da la sua morte: in un video, po­sta­to il 22 ot­to­bre da un grup­po isla­mi­co sco­no­sciu­to, viene pro­po­sto un ri­trat­to di Burak ben di­ver­so da quel­lo di­pin­to dal fra­tel­lo. Viene ri­pre­so con in mano un fu­ci­le d'as­sal­to, men­tre il testo sotto re­ci­ta: “As­sal­ta­va il ter­ri­to­rio in­fe­de­le come un leonecome un leone e pren­de­va gusto dalla bat­ta­glia.” È stato ra­di­ca­liz­za­to in un campo d'ad­de­stra­men­to di Al-Qae­da nel Wa­zi­ri­stan, un'a­spra re­gio­ne del Pa­ki­stan. Se­con­do sua so­rel­la Zuhal: “Dopo il cal­cio, lui par­la­va sol­tan­to di Jihad”. Kevin Prin­ce Boa­teng ha reso omag­gio al suo vec­chio amico su Twit­ter: “RIP Burak fra­tel­lo mio. K! Non di­men­ti­che­rò mai il tempo pas­sa­to as­sie­me, eri un vero amico!”.

– Que­sto ar­ti­co­lo fa parte del Dos­sier "Siria" di Ca­fé­ba­bel  –