Jean-Pierre Papin: «Il calcio è una lingua universale»

Articolo pubblicato il 31 marzo 2007
Articolo pubblicato il 31 marzo 2007

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Il 43enne centravanti francese Jean-Pierre Papin ha indossato le maglie delle più grandi squadre europee. Oggi allena lo Strasburgo. Con noi parla di calcio, fortuna e Europa.

Stadio Meinau di Strasburgo, ore 12. L’allenamento è finito e i primi giocatori del Racing Club, la squadra del capoluogo alsaziano, rientrano negli spogliatoi seguiti a ruota dal loro allenatore: un certo Jean-Pierre Papin. L’ex centravanti francese, ex gloria del Milan che ha dato il suo nome alla papinade (una mezza rovesciata che faceva finire la palla nel secondo palo) ci riceve nel suo ufficio, proprio come un vero allenatore: sicuro di lui, deciso e carismatico.

Il fattore fortuna

Cresciuto in una famiglia di calciatori professionisti, sulle orme di suo padre che Papin capisce che questo sport è la sola cosa che vorrà fare nella vita. A 7 anni fa i suoi primi passi nel mondo del calcio, prima con gli juniores del Jeumont e del Trith Saint-Léger, poi all’Istituto nazionale di calcio di Vichy. Nel 1984, nemmeno ventenne, esordisce in serie B nel Valenciennes, ma già l’anno successivo passa in seria A e col Bruges vince la coppa del Belgio.

Papin spiega il suo successo col lavoro, l’allenamento fisico ma anche la fortuna: «Ci vuole tempo per ottenere buoni risultati o essere impeccabili sul campo. La gente crede sia facile essere un calciatore, ma è uno sport che richiede molto, soprattutto dal punto di vista fisico. Non meno importante la fortuna, una variabile spesso trascurata. Ce ne vuole molta per non infortunarsi, per fare le scelte giuste. È una fortuna anche il fatto che altri si infortunino quando tu arrivi: è molto più importante di quanto si creda».

Divenuto ormai un bomber, nel 1986 esordisce nella nazionale con un’amichevole contro l’Irlanda del Nord. «Entrare in nazionale vuol dire far parte dei 20 migliori giocatori francesi e già questo rappresenta un grande motivo di soddisfazione», ricorda Papin. Partecipa quindi ai Mondiali in Messico, dove i Bleus arriveranno al 3° posto. Al suo rientro viene ingaggiato dall’Olympique Marsiglia, con cui vincerà 4 campionati francesi consecutivi e, tra il 1988 e il 1992, si aggiudica per cinque volte di seguito la classifica dei capocannonieri.

Un giocatore europeo

Jean-Pierre Papin è un giocatore europeo anzitutto per il Pallone d’oro 1991, che designa “il miglior giocatore del calcio europeo dell’anno”. Nel corso della sua carriera, Papin stringe dei legami con diversi Paesi europei passando in grandi squadre come il Bordeaux, l’Olympique Marsiglia, il Bayern Monaco, il Milan e il Bruges. «Ho avuto la fortuna di fare il lavoro che amo in tre Paesi diversi: il calcio non è uguale ovunque. veramente una bella esperienza: si viene a contatto con la cultura del calcio di altri luoghi. E questa è una vera fortuna».

Essere un giocatore di fama internazionale implica però alcuni inconvenienti. A tal proposito Papin ricorda l’infortunio subito in Germania: rimpiange di non aver saputo abbastanza bene il tedesco per spiegare l’accaduto. Questo lo costrinse infatti a chiedere aiuto ad un interprete, e subito dopo a rientrare in Francia per farsi curare. Secondo l’ex giocatore il miglior modo per integrarsi è imparare la lingua del paese ospitante. Tuttavia Papin è convinto che le difficoltà di comunicazione o d’incomprensione siano minime tra i giocatori stessi, «perché la lingua universale rimane il calcio».

Far parte di una squadra straniera significa anche che i giocatori possono ritrovarsi a competere con la squadra del proprio paese d’origine. Ma, quando nel 1996 in Coppa Uefa Papin vinse con il Bayern Monaco proprio contro il Bordeaux, l’ex bomber non ha dubbi: «Mi identificavo alla mia squadra». Quel che conta non è il Paese d’appartenza.

Da giocatore ad allenatore

La fine della sua carriera da calciatore non significa aver definitivamente «appeso le scarpe al chiodo». Papin passa dall’altra parte della barricata e diventa un allenatore, prima del Bassin d’Arachon dal 2004 al 2006, prima di ottenere il suo diploma di allenatore.

Attualmente Papin allena il Racing Club di Strasburgo. Un lavoro che gli sembra completamente diverso dal fare il calciatore. «Il giocatore fa di tutto, l’allenatore fa fare di tutto. Sembra la stessa cosa, ma sono cose molto diverse nel quotidiano». Tocca a lui ora gestire le differenze all’interno della sua squadra multiculturale, di farla migliorare per poter arrivare in serie A, di farla vincere. «Vincere vuol dire arrivare tra i primi tre» (il numero di promosse in Franciandr).

Il calcio: un vero fenomeno sociale

Per Jean-Pierre Papin il calcio non è solo uno sport, ma «è anche un fenomeno sociale dove i confini razziali spariscono». E non bisogna nascondere la violenza negli stadi, un problema che esiste da molto tempo e che lui stesso ha vissuto. «Non tutte le squadre sono coinvolte in questo genere di problemi, ma in due o tre la violenza è un fatto ricorrente. Gli unici problemi li ho avuti quando mi trovavo a Parigi, Saint-Etienne e Lens, ma si trattava di episodi occasionali».

Il razzismo e la violenza negli stadi sono senza dubbio le due questioni di cui Michel Platini, il nuovo presidente dell’Uefa, dovrà occuparsi. Anche se gli dispiace che Platini, l’ex numero 10 francese, ha la metà dell’Europa contro di lui, Papin è tuttavia felice di vedere ai vertici dell’organizzazione «qualcuno che ha le idee molto chiare sul calcio».

Sul divano del Dottor Babel

1. Il tratto principale del suo carattere?

Essere un lavoratore.

2. Quello di cui va meno fiero?

La gelosia.

3. Quando, nella sua vita, è stato più felice?

Tutti i giorni.

4. Qual è la colpa più grave?

Non ammettere di averne.

5. Si sente di appartenere di più alla sua regione, al suo Paese o all’Europa?

All’Europa.

6. Cosa associa alla parola Europa?

Libertà.

7. Quale città europea l’ha più colpita?

Londra.

8. La cucina che più le piace?

Italiana.

9. In quale paese europeo vorrebbe vivere?

La Grecia.

10. Il suo film cult?

Ce ne sono tanti… Direi Fuga di mezzanotte.

11. Il suo artista preferito?

Il cantante Michel Delpech

12. La personalità europea che più l’ha colpita?

Mi vengono in mente solo politici ma non è che mi piacciano tanto… Ah sì, la Principessa Diana.

13. Quali vantaggi le ha dato l’Europa?

La libertà.

14. Giudica necessaria la Costituzione europea?

Fondamentale.

15. L’avvenimento “europeo” che più l’ha colpita?

La caduta del Muro di Berlino.

16. L’Europa tra 15 anni?

Onestamente, non molto cambiata rispetto ad oggi

17. Il suo motto?

Droit au but! (gioco di parole tra “Dritto al goal!” e “Dritto verso l’obiettivo”, ndr). Io conservo questo!