Jean-Claude Juncker: un veterano dell’Unione (II)

Articolo pubblicato il 17 luglio 2014
Articolo pubblicato il 17 luglio 2014

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Jean-Clau­de Junc­ker è stato elet­to con una mag­gio­ran­za risicata e senza par­ti­co­la­ri en­tu­sia­smi. La scel­ta degli eu­ro­de­pu­ta­ti di so­ste­ne­re la lo­gi­ca di de­mo­cra­tiz­za­zio­ne in corso delle isti­tu­zio­ni eu­ro­pee piut­to­sto che l’uo­mo è tan­gi­bi­le. Perfetto sconosciuto ai più, il ritratto del lussemburghese Juncker merita di essere delineato.

Il flipper sarebbe uno dei suoi passatempi preferiti, un’occupazione che potrebbe sembrare "popolare" agli occhi dei ceti più abbienti o intellettuali così come la sua abitazione, che condivide con sua moglie, Christiane Frising, e che sarebbe situata, secondo la stampa britannica, in un modesto quartiere lussemburghese. Uno stile di vita che J.-C. Juncker tenderebbe a mettere in rapporto con le sue origini sociali, e talvolta in modo abusivo, come la sinistra radicale europea gli fece notare in occasione della sua audizione per la presidenza della Commissione Europea tenuta al Parlamento Europeo.

LE "TERRE ROSSE" DEL GRANDUCATO

Nato nel 1954, a domicilio, a Redange, piccolo villaggio del Lussemburgo occidentale, grazie alle cure di una levatrice, Jean-Claude Juncker passò una buona parte dell’infanzia a Belvaux, nelle Terre rosse del Granducato, una regione metallurgica e siderurgica situata tra il Lussemburgo, la Francia e il Belgio. I primi due anni di vita, li trascorse in casa della nonna, il tempo necessario alla sua famiglia per risparmiare e in seguito potersi trasferire in un immobile a due passi dal centro siderurgico.

Difficile collocare l’Ovest del Lussemburgo su una carta geografica. | © Dalla pagina Facebook ufficiale di Jean-Claude Juncker.

Bambino, aiutava gli automobilisti a fare il pieno in una stazione di servizio nei pressi della sua abitazione. «Ero un piccolo benzinaio appassionato di automobili. Una passione che, d’altra parte, ho perso da più grande: le automobili non mi interessano per nulla, me ne infischio», precisò Jean-Claude Juncker in un’intervista rilasciata alla stampa lussemburghese. E rimembrando, non senza un certo lirismo, gli anni della sua infanzia: «Non potrò mai dimenticare gli altiforni e i ritmi imposti dalla fabbrica. Le giornate erano scandite dalle sirene che annunciavano la fine dei turni. Seduto sulle scale di casa, guardavo l’andirivieni degli operai che uscivano ed entravano, tutti in tuta blu e in bicicletta.»

Un’infanzia trascorsa nei quartieri operai a contatto con diverse nazionalità (tedesca, belga e francese)  l’autorizza a rivendicare una cultura eterogenea: «Parlo tedesco con un accento francese, e francese con un accento tedesco. Risultato: nessuno mi capisce», avrebbe affermato con ironia.

Suo padre, Joseph, operaio dell’industria siderurgica e sindacalista, faceva i turni nel bacino minerario di Belvaux – uno dei rari bastioni socialisti del Granducato. Piuttosto conciso riguardo suo padre che, come sappiamo, è stato arruolato forzatamente dalla Wehrmacht durante l’occupazione tedesca della Seconda Guerra mondiale, Juncker ha dichiarato al quotidiano britannico The Guardian che uno dei suoi più cari ricordi risale al 1997 quando, durante una crociera sul fiume Dniepr in occasione del primo summit europeo tra l’UE e l’Ucraina: «Ho chiesto ai colleghi ucraini quanto sarebbe durata la traversata fino a Odessa. Mi hanno allora chiesto il “perché” della mia domanda. Ho risposto che mio padre, all’epoca, era stato arruolato in modo forzato dai Tedeschi ed era stato ferito a Odessa. Uno degli Ucraini mi ha allora chiesto quando tutto ciò era successo… Poi abbiamo pianto insieme, perché suo padre era stato anche lui ferito lo stesso giorno sul fronte russo».

Jean-Claude Juncker continuò le scuole in Belgio poi studiò in Alsazia, dove nel 1979, anno in cui incontrò la sua futura moglie, si laureò in Giurisprudenza. Nel 1980 si iscrisse all’ordine degli avvocati del Lusssemburgo. Affermò in seguito, nel 2013, quando fu escluso dall’ordine, che il suo vero mestiere non era quello di “politico” ma di "avvocato"... e ciò nonostante tutti, colleghi compresi, lo associno da sempre al potere politico piuttosto che alle arringhe in aula.

UNA VITA SREGOLATA

Nel 1989, quando il muro di Berlino cadeva e il mondo bipolare crollava, Jean-Claude Juncker era in coma a causa di un grave incidente automobilistico, le cui circostanze non sono mai state chiarite. Al risveglio – come non pensare al celebre film Good Bye, Lenin! – credette in un primo momento a una farsa. Nell’incidente perse alcune funzioni motrici della gamba sinistra e dovette smettere l’attività sportiva, cosa che bene o male gli aveva permesso fino a quel momento di compensare un’esistenza “sfrenata”.

Morire sulla scena? | © Dalla pagina Facebook ufficiale del Partito Popolare Austriaco (Österreichische Volkspartei, ÖVP)

In effetti, non si può certo dire che la vita di Jean-Claude Juncker sia dedita al riposo:  l’uomo politico non sembra certo gestire al meglio la sua salute. Alcool e tabacco sembrerebbero, secondo le dicerie di corridoio riprese puntualmente dalla stampa, essere delle costanti della sua carriera politica, delle lunghe negoziazioni nei corridoi dell’UE o delle notti insonni. «La condotta di vita che mi infliggo non è buona per la mia salute», avrebbe dichiarato in merito, secondo il quotidiano francese Le Monde. Un ritmo di vita che spiegherebbe un’aria stanca, talvolta assente, quel suo volto di “cartapesta”. «Ho sempre dimostrato qualche anno in più», ha tra l'altro affermato con una certa autoderisione.

IL SENSO DELL’UMORISMO E IL CINISMO DEL POLITICO

Uno dei tratti salienti dell’uomo politico lussemburghese, spesso ripreso dei giornali, è il suo senso dell’umorismo, grazie al quale i suoi collaboratori non esitano a descriverlo come una persona simpatica e capace d’empatia. Così, per esempio, in occasione di una foto di gruppo ufficiale, avrebbe detto scherzosamente al presidente cinese Xi Jinping: «Ma si rende conto che in due rappresentiamo un quarto dell’umanità?».

Le sue battute possono tuttavia rasentare il cinismo. Ricordiamo come nel 2005, in occasione del referendum sul progetto della costituzione europea, avrebbe affermato: «Se è il “sì” che ha la meglio, dovremo solamente guardare avanti, in caso contrario continueremo ugualmente». Dichiarò in seguito, in modo freddo e distaccato, durante una conferenza sulle politiche economiche della zona euro e in merito a certe riunioni segrete dell’Eurogruppo tenutesi all’apogeo della crisi: «Sono un cristianodemocratico, cattolico, ma avrei dovuto mentire», ond’evitare speculazioni contro la zona euro. Un’affermazione che potrebbe sembrare dettata, a seconda dei punti di vista, da una benefica franchezza come da un pericoloso cinismo.

Un cinismo che si articolerebbe con un grande senso del pragmatismo, poco incline ai grandi stravolgimenti e alle grandi riforme, con gran disappunto degli euroscettici, e in primo luogo di David Cameron, o degli europeisti. Così, come si può leggere nel quotidiano La Tribune, intervistato sulle riforme proposte dai gruppi Eiffel Europe o Glienicke, Jean-Claude Juncker avrebbe risposto: «Il piano di lavoro della Commissione si differenzia dai seminari accademici per una dose supplementare di realismo. Apportare cambiamenti radicali ai trattati non è un’opzione da prendere in considerazione, soprattutto in materia di unione economica e monetaria». Addio alle grandi riforme, quindi.

Con Viviane Reding | © Dalla pagina Facebook ufficiale di Viviane Reding

Pragmatismo, umorismo a tratti cinico, affabilità e una lunga esperienza politica e delle istituzioni europee sono le caratteristiche che sembrano dunque meglio corrispondere a quel vecchio bastione che è l’UE.

Certo, J.-C. Juncker non è Neelie Kroes, settuagenaria olandese, commissario europeo per l'agenda digitale della Commissione, che sogna un’Europa iperconnessa e digitale. Si dice, d’altra parte, che il politico lussemburghese non sia un grande consumatore di tecnologia e che utilizzi raramente il computer, Internet o la telefonia mobile. Caratteristica che diventa tra l’altro l’oggetto di un clip della Commissione Europea che lascia intendere che il suo conservatorismo sarà benefico per l’UE...

Insomma, un conservatore capace di rassicurare quel tanto che basta le classi politiche, messe a dura prova da sette anni di crisi, come i cittadini europei, impotenti di fronte alla forte progressione delle forze euroscettiche di estrema destra.

Se non audace, la scelta “Juncker” si rivelerà giudiziosa?

Il clip della Commissione Europea : «Non  bisogna essere un esperto per credere nella tecnologia».