Jaroslaw Jatsenko: l'avvocato di Femen

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 07 ottobre 2013

Stando al documentario girato  dall'australiano Kitty Green, Viktor Swjatsky, 34, sarebbe la mente maschile che guida con pugno di ferro il collettivo Femen. L'avvocato Jaroslaw Jatsenko, 26, rappresenta il gruppo femminista e Viktor Swjatski a Kiev, in Ucraina. Intervista.

Cafébabel: Signor Jatensko, perché il suo cliente Viktor Swjatski non si fa vedere in pubblico?

Jaroslaw Jatsenko: Si preoccupa della sua sicurezza. Viktor aveva accesso all'ufficio delle Femen, dove la polizia 2 settimane fa ha trovato una pistola e una bomba a mano. Adesso le autorità vogliono interrogarlo. Può essere accusato facilmente di possesso d'armi.

Cafébabel: Cosa gli succederebbe in caso di arresto?

JJ: Ci potrebbe essere la carcerazione preventiva, una situazione che può durare diversi anni in Ucraina.

Cafébabel: È vero che Viktor Swjatski era il vero capo delle Femen?

JJ: Su questo punto non posso dire niente. Ho detto al mio cliente di non pronunciarsi affatto sul suo ruolo nel gruppo delle Femen. Perché tutto quello che dice potrà essere usato contro di lui durante le indagini.

Cafébabel: Quindi Swjatski è indagato dalla polizia?

JJ: No, per ora no. Ma la polizia è comunque interessata a dove si trova adesso. Potrebbe essere chiamato come testimone e arrestato dopo l'interrogatorio. Le Femen dicono che le armi sono state messe da altri nel loro ufficio.

Cafébabel: Chi avrebbe interesse a distruggere le Femen in Ucraina?

JJ: Probabilmente sono dei personaggi statali che stanno cercando di eliminare le Femen. Tutta la storia della perlustrazione è stata una farsa. Una donna sconosciuta ha chiamato la polizia sostenendo che nell'ufficio delle Femen si trovavano esplosivi. La polizia però si è limitata a cercare nelle stanze delle Femen e non ha evacuato l'intero edificio, come si fa in questi casi. In cinque minuti la polizia aveva arrestato le attiviste Anna, Jana e Alexandra. Credo che le armi fossero state piazzate lì proprio in quel momento.

Cafébabel: È il normale corso della giustizia eliminare le persone scomode?

JJ: La giustizia si è servita di un sistema molto simile all'inizio del 2004 contro il movimento per i diritti dei cittadini Pora. Anche nei loro locali furono trovate armi all'epoca. Dopodiché l'organizzazione in Ucraina perse del tutto la propria credibilità.

Cafébabel: L'attivista delle Femen Anna Hutsol e Viktor Swjatski sono stati picchiati più volte. Chi si nasconde dietro a questi attacchi?

JJ: Finora la polizia non ha trovato i colpevoli. Viktor è stato brutamente assalito a luglio davanti all'ufficio delle Femen e Anna Hutsol è stata picchiata addirittura 2 volte nello stesso giorno. Credo che le aggressioni siano collegate con la visita a Kiev del patriarca russo Kyrill.

Cafébabel: Le Femen credono che ci siano i servizi segreti russi o ucraini dietro agli attacchi.                                                                                                                                                                                                   JJ: Di sicuro le Femen sono state tenute d'occhio. In Ucraina i servizi segreti raccolgono informazioni su ogni singolo movimento cittadino.                                                                                                                                       Cafébabel: Due settimane fa le attiviste Anna Hutsol, Jana Schdanowa e Alexandra Schewtschenko sono scappate dall'Ucraina. Vede delle analogie con il caso della detenuta Julia Timoschenko o dell'ex ministro degli Interni Juri Lutsenko, che ha passato 3 anni in prigione?                                                                                                                                                                     JJ: Assolutamente. Le donne sono scappate all'ultimo momento perché rischiavano di finire come Timoschenko. Durante l'interrogatorio al commissariato di due settimane fa sono state quasi arrestate. Adesso la polizia dice che possono rimpatriare che tanto non succederà niente. È una bugia. Anna, Jana e Alexandra chiederanno asilo in un Paese dell'Unione europea. Per questo motivo il commissario d'inchiesta è furibondo.                                                                                                                                                                                                                 Cafébabel: Viktor Swjatski lascerà il Paese?                                                                                                                                                                         JJ: Viktor al momento non è ricercato dalla polizia, per cui non ne ha motivo. Gli ho consigliato di avvalersi del diritto di non rispondere per tutelarsi. Perché in Ucraina è facile passare da testimone a colpevole. Viktor potrebbe finire in prigione in qualunque momento.

L'autore di questo articolo, André Eichhofer, è corrispondente per la rivista Osteuropamagazin ostpol.