Jamie Oliver, la paella dello scandalo e la fine del mondo

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 27 ottobre 2016

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Jamie Oliver è uno chef britannico dalle mille qualità: riesce ad entusiasmarsi per la semplicità di una patata bollita, sa cucinare un pollo alla marocchina perfettamente autentico ed è capace di stupire un intero paese con le sue coraggiose scelte culinarie. Ma la rivolta che ha suscitato in Spagna per la sua paella con chorizo è giustificata? È ora di parlare del nostro temperamento. [OPINIONE]

Per chi ancora non lo abbia mai sentito nominare, Jamie Oliver è un famoso chef britannico. Si potrebbe arrivare a dire che nel suo paese è adorato e riverito. È in televisione da ben 25 anni, e i suoi libri di cucina sono entrati in tutte le case del Regno Unito. Jamie ha viaggiato in giro per il mondo in cerca di nuove ricette e, grazie ai suoi programmi televisivi e ai sui canali YouTube (con più di 2 milioni di followers!) ha persuaso tutti che la cucina dovrebbe essere qualcosa di salutare, economico e rivoluzionario. Con la sua campagna Feed Me Better ha incoraggiato gli inglesi a ridurre il consumo di cibo spazzatura, ma non si è fermato a questo. Spaventato dall'obesità infantile e dall'indifferenza dei bambini per quello che hanno nel piatto, è partito alla volta degli Stati Uniti e ha dato il via alla Jamie's Food Revolution, durante la quale è andato, scuola per scuola, a mostrare cosa è un frutto e cosa non lo è. Questa volta, tuttavia, Jamie, con le sue camicie a scacchi e i capelli arruffati, non ha ricevuto la solita pioggia di complimenti. Al contrario, i social media lo hanno attaccato per la sua ultima trovata. La ragione all'origine di tutta questa rabbia? L'aver aggiunto il chorizo ad uno dei piatti internazionalmente più famosi della cucina spagnola: la paella

 

"Nella cucina spagnola ci sono pochi piatti migliori della paella. La mia versione unisce cosce di pollo e chorizo. #ricettadelgiorno".

La sua violazione degli ingredienti sarebbe potuta passare inosservata, un dramma minore, ma non è stato così. Ha ferito l'orgoglio nazionale spagnolo così a fondo come nessun'altro prima di questa storia. Siamo arrivati ad un punto in cui nessuno può toccare  le nostre tradizioni, o interpretarle  a modo proprio. Se potessimo spiare nelle case spagnole e vedere cosa le famiglie cucinano di domenica, probabilmente resteremmo senza parole. Ad esempio, pochissimi spagnoli rispettano l'originale ricetta della paella di Valencia che include coniglio, lumache e fagiolini. Più di una versione aggiunge costolette di maiale, o salsicce, al piatto, e fa finta che non sia successo niente di grave. Alcuni bar a Madrid, d'altro canto, reinventano la classica tortilla spagnola da anni, e nessuno si è lamentato. Perché allora siamo così feriti da Jamie Oliver?

C'è una cosa su cui dovremmo riflettere: avremo reagito allo stesso modo se fosse stato Ferran Adrià a cambiare gli ingredienti alla ricetta? O il problema sta nel fatto che il piatto è stato chiamato paella e non "riso con cose a caso", come qualcuno sostiene? Alla fine diamo sempre la colpa alle parole, che già di per sé hanno abbastanza importanza. Tutta la questione di "se aggiungi del chorizo alla paella non la puoi chiamare paella" suona molto simile a "se due persone dello stesso sesso sono sposate allora non è un vero matrimonio". Alla fine, l'idea alla base delle due affermazioni è la stessa. Vale anche per la creatività degli spagnoli, che non hanno esitato neanche un secondo.

Ecco gli animi feriti:

"Grazie per distruggere la nostra ricetta più famosa. Per favore, non usare la parola 'paella' per descrivere 'riso con cose a caso'".

Altri hanno fatto allusione alla corrente situazione politica:

 

"Criticate tutti Jamie Oliver, ma anche il PP [Partito Popolare, ndt] aggiunge chorizo dappertutto e hanno 8 milioni di voti".

"A Valencia c'è più tolleranza per la corruzione che per una cattiva paella di Jamie Oliver".

E, ovviamente, gli artisti:

"Bel lavoro, @jamieoliver. Anch'io ho fatto la paella. Spero ti piaccia la mia versione."

Chi è senza peccato scagli la prima pietra                       

Per non fare di una mosca un elefante, è essenziale ricordare che, ad un certo punto nella storia, in tutto il mondo, qualcuno ha "distrutto" una ricetta di qualcun'altro. Prima di arrabbiarsi, sarebbe meglio fare due respiri profondi e richiamare alla memoria dei casi peggiori.

Gli italiani, per esempio, non hai mai capito perché noi spagnoli affoghiamo la pasta alla carbonara nella panna, mentre nella ricetta originale non ce n'è traccia. Senza dubbio, questo è uno dei nostri gran cliché spagnoli.

Che dire del mix esplosivo di Coca-Cola e vino che in Spagna chiamiamo calimocho? Più di un produttore di vini non vorrà ammetterlo, ma ci ha pianto.

E gli spaghetti bolognese? Sono stati inventati di sana pianta. Quest'invasione di pomodoro su un piatto di carne insaporita e degli spaghetti non esiste in Italia. "Niente spaghetti bolognese. Si possono fare le tagliatelle o le lasagne col sugo di carne, ma non gli spaghetti", spiegano i residenti di Bologna in questo video. Buono a sapersi, che uno dei piatti più popolari della cucina italiana nel mondo non esiste a Bologna.

Anche la cucina scozzese potrebbe sentirsi insultata dalle infinite interpretazioni del tikka massala, un piatto il cui nome non deriva dal Taj Mahal, ma che piuttosto è l'invenzione di uno chef pakistano in Scozia. "Il contributo di Glasgow alla cucina popolare merita di essere più ampiamente riconosciuto", afferma un membro del Parlamento scozzese. Allo stesso modo, il cuore dei giapponesi si infrangerebbero se sapessero che i tedeschi di Turingia sono esperti in Kloß-Sushi, fatto con patate e altri ingredienti trovati in cucina. E il famoso goulash? In silenzio, in Ungheria continuano a cucinarlo e, mentre il resto d'Europa prepara uno stufato di manzo, loro fanno il vero piatto, ovvero una zuppa.

Anche i belgi avrebbero molto da dire: le loro patatine fritte sono state rese famose nel mondo dagli inglesi col nome di french fries, il che potrebbe mandare chiunque in collera. Ma non hanno ancora detto o fatto niente perché sono brave persone. 

 

Tutti questi esempi dicono la stessa cosa: se hai un piatto che, come la paella, che ti piaccia o no, è un piatto internazionale, allora è un piatto di tutti. Ognuno continuerà a prepararlo come desidera, e questa è precisamente la cosa meravigliosa.

Bravo Jamie Oliver.

Sei riuscito a far entrare la Spagna fra gli argomenti di tendenza su Twitter e, come Yusuf ha elegantemente detto, "è qualcosa su cui tutti siamo d'accordo". Lovely!

"Un gran applauso a @jamieoliver per essere riuscito a fare ciò che una serie di governi non ha fatto: unire gli spagnoli. #paellagate".