Italia: vuoi pubblicare un video sul web? Chiedi il permesso al Ministro

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2010
Articolo pubblicato il 28 gennaio 2010

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Il web preoccupa il Governo italiano. Con un nuovo decreto legislativo, che ha suscitato numerose critiche e preoccupazioni, l'esecutivo capitanato da Silvio Berlusconi si appresta a modificare la normativa per la pubblicazione dei video su Internet. Tra le novità di questo decreto anche alcune sanzioni importanti per chi non rispetterà il diritto d'autore sul web.

Il web al centro del dibattito italiano. Anche il Papa, Benedetto XVI, polarizza le sue attenzioni su Internet, esortando i sacerdoti «a portare la parola di Dio nel grande continente digitale». Si configura così un nuovo e-sacerdote pronto ad evangelizzare il web. Ma mentre il Vaticano si apre al mondo virtuale, il Governo italiano non sembra sulla stessa lunghezza d’onda, scegliendo alcune soluzioni che renderanno più problematica la pubblicazione dei video sul web.

Infatti, con un decreto legislativo che dovrebbe entrare in vigore il 27 gennaio 2010, l’esecutivo Berlusconi modifica in parte la normativa su Internet e Tv. Perciò, la disciplina dei siti internet che trasmettono video in maniera “non occasionale” viene assimilata a quella delle emittenti televisive classiche. Per giustificare questa nuova normativa il Governo si appoggia alla direttiva europea “Televisioni senza frontiere”, «che considera questi siti come delle televisioni, e li sottomette alle stesse obbligazioni».

Niente più gol su You Tube

Secondo il decreto in questione, i siti internet che fanno un uso “non incidentale” d’immagini video dovranno chiedere un’autorizzazione ministeriale prima della pubblicazione dei contenuti, e saranno sottoposti al controllo dell’Agenzia delle Comunicazioni. Tale agenzia, nella persona del Garante delle Comunicazioni, dovrà controllare che i siti web rispettino le regole sul diritto d’autore, pena una multa che può arrivare fino a 150.000 euro.

Dunque, se l’iter del decreto non subirà modificazioni di sorta, dalla sua entrata in vigore mettere spezzoni di partite di calcio o di film su You Tube potrà comportare richiami o sanzioni. I naviganti sono avvisati.

«Siamo un po' preoccupati»

Il decreto legislativo preoccupa l’opposizione di centro-sinistra e gli stessi provider italiani, come Google Italia. L’ex Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni (Partito Democratico), dalle pagine del suo blog bolla la nuova normativa come «un vero e proprio blitz del Governo italiano, che oltre alla norma anti-web fa diversi regali a Mediaset (l’impero televisivo della famiglia Berlusconi, ndr)». Inoltre, il decreto prevede solo pareri parlamentari “non vincolanti”, e secondo Gentiloni «trasforma ancora una volta il Parlamento in una casella postale».

I responsabili di Google in Italia si dicono «un po’ preoccupati»: infatti il decreto dà ai provider su internet la stessa responsabilità delle emittenti televisive, solamente che queste si occupano direttamente dei contenuti, mentre un sito internet come You Tube si limita solamente a mettere la propria piattaforma a disposizione degli utenti.

Di fatto, Mediaset ha recentemente fatto a causa a Google, accusando You Tube di aver violato i diritti d’autore, e chiedendo un risarcimento di circa 500 milioni di euro. La nuova normativa darebbe ragione a Mediaset. 

«Un serio pericolo per la democrazia»

E mentre Paolo Romani, vice-Ministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, getta acqua sul fuoco, sostenendo che il decreto su Internet e Tv rispetta la direttiva europea in materia, altri, come Nicola D’Angelo, consigliere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, sottolineano che questo testo non ha alcun legame con le direttive europee e che rappresenta un precedente rischioso. Infatti, l’Italia sarebbe il primo paese occidentale in cui è necessaria un’autorizzazione ministeriale per accedere a questo tipo di servizi. Secondo D’Angelo questo rappresenterebbe «un serio pericolo per la democrazia».