[ita] Volti in Movimento - La Biblioteca vivente al Budapest Point

Articolo pubblicato il 20 aprile 2016
Articolo pubblicato il 20 aprile 2016

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"Rifugiato politico", "immigrato economico", "richiedente di un permesso di soggiorno", "lavoratore straniero illegale", "migrante", "richiedente asilo", "espatriato". Sono numerosi i termini che vengono fatti circolare nel linguaggio politico comune, nei media, o in qualsiasi forum ufficiale e non.

Vi sono persone che hanno la falsa consapevolezza di possedere informazioni a sufficienza per poter fare una distinzione tra le ragioni che spingono i diversi individui a emigrare, e vi sono quelle che non ritengono vi sia una differenza essenziale tra queste definizioni.

L'esperienza a livello nazionale più importante dello scorso anno ha dimostrato come una situazione di crisi continentale può toccare improvvisamente anche l'Ungheria. È qui che le misure prese dai governi dei vari paesi si estendono al di là dei confini delle singole nazioni ed hanno lo scopo di rispondere in modo efficace in circostanze come queste. I governi di ciascun paese europeo sono responsabili dell'Unione, dell'Europa e dei paesi ad essa vicini, tra i quali anche il Medio Oriente. Sulla base degli avvenimenti dell'anno passato si pone quindi la domanda: chi vuole assumersi la responsabilità dell'Europa? Di quell'Europa che non vuole prendersi la responsabilità dei propri vicini? Di quell'Europa che pare piuttosto esistere solo nelle nostre teste e sui tavoli delle istituzioni?

Il governo ungherese si mostra incline a non considerare quanto grande sia attualmente la diversità tra i flussi paralleli dei processi migratori, sia legali che illegali, non soltanto in Europa, ma anche in Ungheria. Lo fa in un modo che ci porta a non ignorare che l'Ungheria è il centro dell'Europa.

Le più di centomila persone dell'anno appena trascorso, per la maggior parte famiglie, hano molto spesso raggiunto l'Europa a costo della loro vita, nella speranza di una vita migliore, o, piuttosto, desiderando di sopravvivere. Hanno sostato nel paese per settimane. Coloro che sono giunti più tardi non hanno nemmeno più la possibilità di entrare in Ungheria. A distanza di 26 anni dalla caduta simbolica della cortina di ferro, il governo ungherese ha eretto un muro lungo la sua frontiera meridionale. Molti altri paesi europei hanno seguito o pianificano di seguire l'esempio dell'Ungheria.

Nel frattempo altrettante persone hanno lasciato il paese, la stragrande maggioranza di esse augurandosi e sperando di migliorare le proprie condizioni economiche. Ma parte di coloro che hanno deciso di compiere questo passo non sono state solo ed unicamente spinte da motivi occupazionali o di natura pratica, bensì anche dal persistente sentimento comune negativo che aleggia nella società ungherese, dalla radicalizzazione della lotta politica, dai frammenti sia di diritti di libertà, sia di potere delle istituzioni democratiche e dalle malgestite istituzioni statali (sanità, istruzione, ecc...), il cui cattivo stato è dovuto anche in parte alla decisione di trasferire all'estero (ad esempio in Inghilterra, Germania, Austria,...) e per un periodo di tempo maggiore l'occupazione.

Un numero sempre maggiore di studenti universitari e di giovani all'inizio della propria carriera giunge in Ungheria, soprattutto a Budapest. In altri casi si tratta solo di persone che ritornano a casa loro, ma in qualità di ospiti, spinte dai prezzi bassi degli alcolici, o perché non più in grado di mantenersi da sole, o per frequentare i festival e i vivaci quartieri dove si tengono le feste, oppure ancora per periodi più lunghi, per semplicemente vivere, lavorare, studiare. Le motivazioni in questo caso sono naturalmente molto diverse.

Nella storia dell'Ungheria, non è un ricordo lontano il periodo in cui il paese precipitò nel fallimento, dopo aver soppresso la rivoluzione con l'aiuto delle forze armate ed aver assicurato agli uomini che volevano fare qualcosa per la loro patria una vita senza prospettive. Successivamente questo processo ha subito un complessivo rallentamento fino alla caduta del Muro, ma è rimasto. 

Sono ancora in vita, anche se purtroppo non per molto, quelli che assieme agli orrori della seconda guerra mondiale hanno dovuto sperimentare cosa significa quando il paese, la nazione, che prima avevano considerato come propria casa, li abbandona, nello stesso modo in cui hanno dovuto lascaire la propria casa coloro che hanno vissuto in circostanze così pressanti.di coloro che essi hanno lasciato la propria casa a causa di queste circostanze pressanti. In tali circostanze, queste persone hanno scelto lo stesso cammino di quelle masse che adesso si stanno dirigendo verso l'Europa, solo in una direzione contraria. Hanno preso la strada verso uno stato nascente.

L'obiettivo della biblioteca vivente dal titolo "Cafébabel Budapest Volti in Movimento" è quello di illustrare a coloro che sono interessati le varie sfumature delle migrazioni che hanno interessato l'Ungheria, attraverso storie e percorsi di vita personale. Attendiamo con trepidazione chiunque fosse interessato all'appuntamento di sabato 9 aprile dalle 15 alle 18, presso il Budapest Point.