[ita] Velofabrik : la bici Made in Bruxelles

Articolo pubblicato il 17 giugno 2016
Articolo pubblicato il 17 giugno 2016

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Questa cooperativa, nata a Bruxelles nell'estate 2014, è in piena crescita e per il 2016 prevede di produrre 200 bici. Abbiamo incontrato l'amministratore delegato Jean-Philippe Gerkens nelle sue officine.

L’atmosfera di Velofabrik si percepisce fin dall'ingresso nella sede. L’officina di questa società cooperativa a responsabilità limitata con finalità sociali è all’interno di un grande hangar a due passi dalla stazione della metro Annensens. È un edificio luminoso e tranquillo e visto il modesto numero di bici si capisce subito che i ritmi non sono quelli della catena di montaggio.

Al nostro arrivo incontriamo Kim, meccanico di Velofabrik dallo scorso ottobre che ci presenta il suo lavoro. Monta le varie parti di una bici interamente assemblata qui, nel cuore della capitale belga, seguendo delle specifiche ben precise. Si tiene infatti davvero conto delle caratteristiche fisiche del cliente (taglia e peso in particolare), oltre che dei dettagli tecnici da lui richiesti (numero di marce, colore, tipo di ruote e così via), e la maggior parte dei componenti arriva dall'Europa.

Tra il 60% e l'80% dei pezzi arrivano dall'Europa

Ecco così quanto distingue Velofabrik, che presto festeggerà i suoi due anni dall'apertura, da altre aziende del settore: quest' impresa cooperativa sociale ha scelto di basare la propria produzione su componenti essenzialmente europei, racconta Jean-Philippe Gerkens, uno dei fondatori. «A seconda del modello di bici, tra il 60% e l' 80% dei componenti sono acquistati presso produttori europei». Così, i telai arrivano dalla Repubblica Ceca, i pedali dal Portogallo e le selle dall'Inghilterra o dall'Italia. Ciò offre il duplice vantaggio di sostenere l'impiego in Europa e di garantire al ciclista una bici di buona qualità.

Tuttavia, Jean-Philippe ci spiega che alcuni componenti arrivano dall'Asia «in funzione del prezzo o della qualità». Si tratta in particolare dei copertoni, che provengono dall'Indonesia. Alcuni componenti poi si trovano quasi esclusivamente in Asia: in Cina, a Taiwan o in Giappone.

Il montaggio in ogni caso viene eseguito completamente a Bruxelles, nell'officina di Velofabrik. Sono ordinazioni davvero personalizzate, che rispondono rigorosamente ai desideri e ai bisogni del cliente. L'ordinazione è quindi preceduta da un incontro con il ciclista e da domande sull'uso della futura bici. Da quanto ci dice Jean-Philippe, qui si realizza davvero una bici «à la carte».

Per quanto il prezzo di vendita possa sembrare alto, dai 650 agli 800€, il fondatore considera che la bici sarà «a buon mercato quanto un mezzo acquistato in un grande negozio di sport nel giro di pochi anni. Forse le spese all'inizio sono un po' maggiori, ma la bici è robusta e conveniente: è una bicicletta che durerà una vita».

Dei cooperanti appassionati di biciclette

Un altro aspetto originale di Velofabrik lo si ritrova nella sua ragione sociale. Essendo una società cooperativa avente finalità sociali, il proprio fine non è solo commerciale o speculativo ma deve soddisfare alcuni criteri. Più o meno 170 cooperanti contribuiscono allo sviluppo dell'azienda, e tra loro «solo il 5% dei nostri finanziatori è interessato al dividendo che può ottenere con il proprio investimento. Tutti gli altri sono degli appassionati di bici, che hanno idee ben chiare sull'avvenire della bici a Bruxelles », ci racconta Jean-Philippe.

Questo dettaglio è anche dovuto alla particolare ragione sociale dell’ azienda. Avendo finalità sociali , chi ci investe non può trarre profitti oltre il 6%, escludendo così a priori chi è interessato solo agli incassi.

Ciò permette di pensare a uno sviluppo non speculativo dell'impresa, che a poco a poco si è fatta notare a Bruxelles. Partita nel 2014, Velofabrik ha prodotto 70 bici nel 2015 e cerca di raggiungere le 200 bici quest'anno e le 400 nel 2017. Così, se ora c'è un solo meccanico a tempo pieno, Jean-Philippe vorrebbe coinvolgere nei prossimi anni altre persone che si occupino non solo della meccanica ma anche della logistica, della gestione amministrativa e commerciale.

Tuttavia , nonostante la crescita, la società non ottiene ancora dei concreti profitti e dispone di un modesto capitale pari a 120.000 euro. «Al nostro avvio abbiamo tratto vantaggio dall’aiuto di molti volontari. La mia compagna si dà da fare qui per venti ore a settimana, del tutto gratuitamente», ci confessa il fondatore.

Finanziare delle borse di studio per master o dottorato

Al di là della produzione di biciclette, qui ci si occupa in primo luogo della difesa di una certa visione della politica dei trasporti. Jean-Philippe si augura «di promuovere la mobilità cittadina partecipando allo sviluppo di una politica che riguardi gli spostamenti in bici. In futuro vorremmo sostenere la realizzazione di una rete di officine di quartiere».

Afferma anche che l'amministrazione ha bisogno di esperti che si dedichino in particolare alla bici, e Velofabrik vorrebbe poter essere coinvolta in progetti concreti.

Jean-Philippe però ha un'idea più precisa per quanto riguarda le bici a Bruxelles: «vorremmo investire in un fondo di ricerca universitaria sulla bicicletta, toccando l'ingegneria, l'urbanistica, il marketing o le bioscienze». Grazie a «borse di studio che noi potremmo finanziare, in cooperazione con fondazioni universitarie e partner privati», si potrebbero così coinvolgere studenti di master o di dottorato per effettuare delle ricerche in materia.

Occorrerà quindi fare affidamento su questa società cooperativa per riuscire a sviluppare una mobilità alternativa per l'avvenire, non solo a Bruxelles ma in tutto il Belgio.