[ita] TTIP e CETA: la Germania si oppone

Articolo pubblicato il 25 settembre 2016
Articolo pubblicato il 25 settembre 2016

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Mentre i negoziati tra UE e USA sugli accordi di libero scambio TTIP e CETA continuano, in Germania, più che in qualsiasi altro Paese, si scatenano le proteste. Eppure, proprio la Germania sarebbe uno dei Paesi che trarrebbero più vantaggi dall'accordo. Ci siamo informati sul motivo per cui i tedeschi manifestano così veementemente. 

"Perché in Germania ci sono così tante persone che protestano contro il TTIP?", chiede il mio collega della redazione francese. I giornali hanno nuovamente pubblicato foto e titoloni relativi alle manifestazioni contro il TTIP. Gli organizzatori stimano che sabato 17 settembre, in tutta la Germania, sarebbero scesi in piazza fino a 300.000 manifestanti.

Anche a Bruxelles decine di migliaia di persone hanno manifestato, ma in nessun altro Paese si è avuta un'opposizione così ampia come in Germania. Un sondaggio della Commissione Europea risalente a maggio 2016 ha riportato che il 59% dei tedeschi sono contrari al TTIP - quasi il doppio rispetto agli abitanti degli altri Paesi UE (i cittadini UE contrari all'accordo sono circa il 34%).

Sono lì lì per aprire bocca e inizare a parlare di polli al cloro, tribunali arbitrali e riserve naturali - ma mi trattengo. Invece di rispondere personalmente, prendo il telefono. A parlare dovrebbero essere coloro che hanno partecipato alle manifestazioni, talmente convinti delle loro ragioni da essere partiti dalla Germania meridionale per organizzare manifestazioni a Francoforte, Hannover o Berlino.

ha Dominik (23) ha una madre, molti amici e coinquilini attivi nella lotta contro il TTIP e il CETA. Da un anno a questa parte anche lui manifesta, informandosi principalmente dall'ambiente circostante, ma anche attraverso mailing-list e documentari inerenti al tema.

"La prima manifestazione contro il TTIP a cui ho preso parte si è tenuta a Berlino. Prima avevo firmato qualche petizione online dopo aver visto un paio di documentari sull'accordo. Dopo la manifestazione a Berlino ho partecipato ad altre dimostrazioni, tra cui quella di Hannover, e qualche giorno fa a quella di Stoccarda. Dopo Stoccarda si sono uniti molti tra i miei coinquilini e amici. Manifesto perché trovo che alcuni punti siano molto critici: l'accordo commerciale regolamenterebbe vasti settori della società. Se gli accordi [TTIP e CETA, NdR.] fossero qualcosa di positivo, allora non sarebbe una tragedia - ma l'idea di concedere diritti speciali agli investitori non mi convince affatto. Da diverso tempo i media chiamano questi tribunali "tribunali arbitrali" e, anche se venissero denominati diversamente, l'idea fondamentale per cui le aziende possono esigere leggi, azioni e risarcimenti dei danni per ridurre i profitti non è cambiata. Credo che in Francia la tendenza generale sia quella di essere meno coscienti dei probemi ecologici. Gli ambientalisi, naturalmente, ci sono, ma sembra ci siano meno organizzazioni ambientaliste. Perciò mancano anche strutture che organizzino tali manifestazioni e diffondano informazioni sul TTIP." 

Linda*(23) ha partecipato per la prima volta alle proteste durante la manifestazione di Stoccarda.

"Non voglio che appaia il mio vero nome, per favore", ha chiesto all'inizio dell'intervista. La imbarazza un po' il fatto di essere stata alla manifestazione, pur non essendosi ancora informata approfonditamente. Ma questo non l'ha dissuasa dal partecipare: "Ero lì anche per questo, perché volevo saperne di più. Ho preso dei volantini dagli stand informativi, ho parlato con le altre persone e ho ascoltato i discorsi di chiusura della manifestazione. Da qui in avanti voglio informarmi sempre di più". Si lamenta della difficoltà di ottenere informazioni: "Il fatto è che la questione non è del tutto trasparente, quindi per me è stato difficile chiarirmi le idee".   

Campagne contro TTIP e CETA

Il grande numero di persone mobilitate contro l'accordo è sorprendente, tenendo conto del fatto che spesso gli accordi e gli affari internazionali sono troppo complessi e i responsabili delle decisioni vengono percepiti come troppo distanti perché un "cittadino comune" possa farsene un'idea. Ma capire il TTIP è facile.

Il contributo viene da organizzazioni come Stop TTIP, Compact, Greenpeace o Attac. Diffondono volantini, e-mail, immagini e video informativi. Sia i canali pubblici, sia quelli privati trasmettono documentari, mentre i comici esprimono il loro disaccordo con le battute - per esempio nei programmi "die Anstalt" o "heute show" (in questo e in questo video).

In seguito a questa campagna, nell'ottobre 2015 si è tenuta la prima grande manifestazione contro il TTIP a Berlino, a cui hanno partecipato 250.000 persone.

Due fronti

La campagna ha reso noto l'accordo sul libero scambio, ma ha anche esasperato e semplificato il dibattito. Si sono formati due fronti che si accusano a vicenda di distorcere i fatti: "Molti oppositori del TTIP travisano la verità e i fatti reali", afferma il commissario UE al commercio, Cecilia Malmström, rimproverando gli attivisti contrari al TTIP e al CETA. Ci sarebbero "molti fraintendimenti, assurdità e bugie". Altre organizzazioni, come foodwatch, lamentano a loro volta una comunicazione "né onesta né limpida" da parte dell'UE per quanto riguarda il dibattito sull'accordo: "I commissari e i ministri UE, la cancelliera e i deputati, i lobbisti e persino i 'saggi dell'economia' hanno preso parte a una campagna di disinformazione senza precedenti".

Perché, dunque, così tanti tedeschi? Forse per le strutture, come presume Dominik. Forse perché le campagne qui sono state promosse su larga scala. Forse perché la maggioranza dei tedeschi non è soddisfatta della situazione economica del Paese. Forse, però, anche perché il governo tedesco continua a difendere l'accordo, mentre il presidente François Hollande vi si oppone.