[ita] Stato islamico : l'impatto della lotta armata sulla Francia

Articolo pubblicato il 24 settembre 2014
Articolo pubblicato il 24 settembre 2014

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[Attualità] François Hollande l'ha detto, l'ha fatto : la Francia si è unita alla coalizione internazionale nella lotta contro lo Stato islamico in Iraq et en Siria, poer la prima volta dalla guerra del Golfo nel 1991. È giusto ma, è anche annunciatrice di serie tensioni sia all'interno che all'esterno dei nostri confini.

Il Quai d'Orsay ha confermato, lunedi 22 settembre, il rapimento di un cittadino francese nel nord dell'Algeria, non lontano dalla capitale Algeri, da parte di un gruppo terrorista legato allo Stato Islamico (EI). Laurent Fabius, ministro degli esteri francese, ha attestato, da New-York, dove sta partecipando all'Assemblea delle Nazioni Unite, « l'autenticità del video con le immagini del cittadino francese ». Hervé Gourdel, nizzardo di 55 anni, vi afferma di esser stato rapito nella regione montuosa di Kabylie e, adempiendo all'ordine dei rapitori, si rivolge a François Hollande sollecitando la cessazione dell'intervento francese in Iraq. Altrimenti il gruppo muslim minaccia di uccidere l'ostaggio francese tra 24 heures.

« La Francia non ha paura... »

La notizia è agghiacciante. La Francia trattiene il fiato e spera in un felice risveglio da questo incubo che però, è terribilmente reale. Se fosse stato possibile immaginare che, subito dopo l'annuncio del presidente della République di giovedi 18 settembre, dell'entrata della Francia nella coalizione internazionale guidata dagli USA contro l'EI, un sentimento di rappresaglia sarebbe scaturito dagli jihadisti, la repentinità di questi fatti sarebbe stata estremamente inquietante e destabilizzante. « La Francia non ha paura », ha quindi dichiarato il ministro degli interni, Bernard Cazeneuve, il giorno stesso del rapimento, in risposta all'appello lanciato dall'EI sull'intenzione di « uccidere tutti i cittadini dei paesi che si sono coalizzati contro lo stato islamico ». Ed ha aggiunto che, « anche se non esiste il rischio zero, noi abbiamo preso tutte le precauzioni, al 100 % ».

Nonostante ciò, le minacce jihadiste contro l'esagono ( Francia ndt ) si fanno sempre più numerose, e la tensione sempre più palpabile, soprattutto dopo che centinaia e centinaia di francesi sono andati in Siria come jihadisti. Malgrado il clima evidentemente agitato, l'iniziativa di François Hollande di lanciare i primi attacchi aerei contro l'EI è « un rischio calcolato », ha detto Jean-Charles Brisard, esperto sul terrorismo. « Sarebbe stato più pericoloso lasciar prosperare lo stato islamico col terrorismo siriano-iracheno », ha precisato.

Il « rifiuto dei miscredenti » come « fattore di unità » degli jihadisti

Proclamato nel 2006, l'EI – teocrazia non ufficialmente riconosciuta – non ha mai cessato di rivendicare il possesso dei territori intorno a Siria ed Iraq, fino all'invazione del nord dell Iraq e la presa di Mossoul, seconda citta più grande del paese, a giugno 2014. Appartenenti all'ex stato islamico dell'Iraq e del Levante (EIIL), gli jihadisti dell'EI mirano, con questa espansione, a sfidare i terroristi salafiti di Al-Qaïda e indebolire la sua leadership in Medioriente. Nonostante tutto, in un comunicato recente, due branche d'Al-Qaïda – del Maghreb islamico (AQMI) e della penisola arabica (AQPA) – hanno incitato gli jihadisti dell'Iraq e della Siria ad unirsi « contro la campagna dell'America e della sua diabolica coalizione », facendo del « rifiuto dei miscredenti un fattore di unità », piu forte, quindi delle divergenze interne al fondamentalismo islamico.  

Un eventuale lotta fratricida tra le due organizzazioni terroristiche purtroppo è decisamente improbabile. E, a meno di eclatanti risultati dai bombardamenti aerei perpetrati dalla coalizione occidentale, l'EI continuerà la sua selvaggia espansione territoriale, facendo fuggire al suo passaggio centinaia di migliaia di persone che preferiscono l'esilio alla ferocia degli jihadisti. 

Se la Francia si è unita agli USA nella lotta contro il terrorismo in Iraq, è perché è un dovere di tutte le nazioni combattere contro gli assassini dei diritti dei popoli. François Hollande non s'è sbagliato. Non bisogna lasciare eternamente impuniti tutti gli innumerevoli abusi che avvengono ogno giorno in seguito al conflitto, bisogna proseguire fino alla « distruzione dello stato islamico ».