[ita] Scandalo Volkswagen : l'Europa infallibile ?

Articolo pubblicato il 12 novembre 2015
Articolo pubblicato il 12 novembre 2015

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In seguito alle difficoltà economiche e alla crisi degli immigranti, un nuovo soggetto di attrito si invita all'interno dell'arena europea: la questione ambientale. La rivelazione dello scandalo Volkswagen, insieme alla recente decisione del Parlamento di non creare una commissione d'inchiesta parlamentare sul tema, sensibilizza un pò più la coerenza e la stabilità delle istituzioni europee. 

A qualche settimana di distanza dalla COP 21, le difficoltà interne all'Europa così come i punti di tensione politica sembrano fare una nuova vittima: l'ambiente. Il 20 settembre 2015 scoppiò davanti a tutti uno dei più grossi scandali della storia dell'automobile: il gigante dell'industria tedesca Volkswagen ammette ufficialmente di avere usato dei software fraudolenti per scappare alle norme ambientali imposte ai veicoli diesel. L'affare riguarda più di 11 milioni di veicoli. 

Das frode

Un mese dopo, il 27 ottobre 2015, ilParlamento europeo rifiuta la creazione di una commissione d'inchiesta parlamentare con lo scopo di definire il ruolo giocato dalla Commissione e gli Stati membri nell'attuazione delle norme europee in materia ambientale. La proposta, depositata dal Gruppo Verde, sostenuta dal centro (ALDE) e la sinistra radicale (GUE), ha raccolto 209 suffragi positivi e 453 voti a sfavore.

Il rifiuto della proposta d'inchiesta è altrettanto più sorprendente di che le prove sono affidabilli e gli elementi scientifici a favore. Nel maggio 2014, l' l’International Council for Clean Transportation, organizzazione non governativa, pubblica una sorprendente relazione indicando che i nivelli emessi da alcuni veicoli diesel, specialmente la Jetta, superano fino a 35 volte in piú le soglie di emissione tollerate. Questa relazione, convalidata dall'Agenzia dell'Ambiente Americano (EPA), che fornisce un'abbondante base di dati, fa quindi ugualmente fede scentificamente e legalmente. 

Come spiegare dunque un tale inversione del Parlmaneto europeo e a qualche mese di distanza dalla COP 21, la scadenza cruciale nelle negoziazioni ambientali?

                      -  L’influenza dei fattori politico-economici

Certains avranno la tentazione di spiegare questo rifiuto per dei motivi politici. Il quotidiano britannico Financial Times aveva infatti rivelato che Janez Potocnik, il precedente commissario, era al corrente del tema fin dal febbraio 2013 e aveva informato al proposito Antonio Tajani, allora commissario della politica industriale. È sulla base di questi fatti che, alcuni traggono la conclusione, come ha affermato Pascal Durand (deputato europeo EELV, ndlr), che gli interessi privati hanno intrapreso il passo di difendere gli interessi generali.

                       - I punti deboli di una giovane e instabile legislazione europea

Il Gruppo Verde riconosce attualmente i fagli della legislazione europea in materia ambientale. Secondo la legislazione attuale, che stabilisce i limiti dell'inquinamento, adottata nel 2007, i test che hanno come obiettivo il misurare l'emissione di sostanze inquinanti sono realizzate all'interno di laboratori e non all'interno di un contesto urbano. I risultati dunque non si basano sulla circolazione e la condotta reale dei veicoli e avrebbero quindi poca validitá empirica.

L'Europa è troppo debole di fronte ai problemi ambientali.

Allo stesso modo, dopo lo scandalo Volkswagen, la Commissione europea ha emesso una nuova proposta che mira a stabilire un nuovo procedimento di prova per le emissioni dei veicoli. Tuttavia, questa nuova procedura prevede delle numerose esenzioni: i fabbricanti sarebbero autorizzati a vendere i veicoli oltrepassanti i limiti legali che vanno dal 50 al 60%.

La scelta di rifiutare l'introduzione di una commissione d'inchiesta parlamentare sembra quindi mostrare una volta in più la difficoltà dell'Europa di occuparsi di un tema conflittuale che oltrepassa i limiti dello Stato-Nazione. De facto, questa decisione rimanda il giudizio dell'affare alle giurisdizioni nazionali, e si impone come una nuova sfida al progetto dell'unità europea. Gli Stati membri dovranno pronunciarsi defnitivamente sulle questioni nelle prossime settimane. 

A qualche settimana di distanza dalla COP 21, problema planetario, sembra che l'Europa non sia la meglio armata per combattere nel settore climatico. Sebbene gli sforzi manifestati  meritino considerazione, la regolamentazione europea in campo ambientale appare estremamente giovane, poco adeguata alle realtà della terra e sottomessa ai pericoli politico-economici. Tuttavia un elemento è chiaro: l'ambiente costituisce più che mai un soggetto di cristallizzazione cui trattamento avrà un certo impatto sull'organizzazione giuridica e politica dell'Europa di domani.