[ita] NOTTURNO SU UN FLAUTO DI GRONDAIE

Articolo pubblicato il 17 luglio 2013
Articolo pubblicato il 17 luglio 2013

Ho letto una volta che “chi ama la poesia è in parte fatto di alcuni versi, assimilati fin dentro le ossa, che tornano in superficie quando se ne ha bisogno”. Quattro babeliani residenti in Italia, Stati Uniti, Scozia e Russia raccontano delle poesie di cui hanno inalato l’essenza...

BETHANY WOLFE, stati uniti: HANDS

“Prima della scorsa estate non mi ero mai interessata alla poesia. Mentre sprofondavo su un divano, a casa di amici, nell’ozio delle lunghe serate trascorse tra vino e conversazioni, mi è capitato di sfogliare la raccolta Estasi [in originale Rapture] di Carol Ann Duffy. Mi sono subito innamorata della sua poesia. Parole semplici, cucite insieme senza essere private delle emozioni, anche quando la lingua se ne disfa. Una poesia viscerale. Mani parla di desiderio e del dolore di ritrovarsi lontani dalla persona amata, distante anche migliaia di chilometri, la cui presenza è però percepita dalla Duffy con tenera dolcezza. Quei versi li sento miei perché vivo una storia a distanza, sorrido e "tengo per mano il vento, la tua mano vagheggiata"”. 

VALERIA NICOLETTI, ITALia: FORSE UN MATTINO ANDANDO IN UN'ARIA DI VETRO

“Chi frequenta la scuola italiana sa che molto probabilmente, durante l’ultimo anno, si imbatterà in questa poesia. Quando cominci a studiare Eugenio Montale e il suo "male di vivere" è quasi estate, hai fretta, sei impaziente di uscire perché finalmente fa caldo. Poi le immagini evocate (il fiume in secca, l’aria di vetro, le foglie cadute sul marciapiede), i simboli della spaventosa empietà che insegue l’uomo moderno, ti tornano in mente. L’immaginario vivido e le parole allusive colgono alla perfezione il senso del sentirsi vuoti, soli e perduti. Un anno fa, una band pop italiana, Lo Stato Sociale ha usato in un pezzo, Cromosomi, la prima frase di una delle poesie più famose di Montale: "Spesso il male di vivere ho incontrato". Anche a me è capitato di sentirmi come uno dei personaggi di cui racconta Montale. Proprio come nella poesia "forse un mattino andando in un'aria di vetro", anch’io mi sono sentita perduta in un'aria di vetro battuta dal vento, mentre cercavo la mia strada”.

Colin Waters, Scozia: The love song of j alfred prufrock - paterson

“Mi è sempre piaciuta molto The Love Song of J Alfred Prufrock di T. S. Eliot. Penso sia stato proprio T. S. Eliot a dire che la vera poesia ha il potere di comunicare prima ancora di essere compresa. Avevo quasi diciotto anni quando ho letto questa poesia e a quell’età non riesci a comprenderne a fondo il significato, ma ti lascia comunque qualcosa perché fa un buon uso del linguaggio. E se sei un adolescente piuttosto strano come lo ero io, alcuni versi riescono a trasportarti lontano. Dopo un po’ che ci convivi sei lì a chiederti cosa vi trovassi di tanto oscuro. Per me questi versi adesso sono trasparenti come acqua ed è come se fossero incorporati nel mio DNA.

Mi piace anche Paterson di Allen Ginsberg, anche se forse non dovrei dirlo in giro in ufficio. L’ho letta per la prima volta durante il servizio civile svolto dopo la laurea. Mi avevano assegnato un lavoro noiosissimo. In questa poesia, Ginsberg parla del suo paese natale e di come non volesse trovare un lavoro serio e conclude convinto che preferirebbe essere spellato vivo e vedere la sua pelle appesa ai rami degli alberi piuttosto che avere un lavoro. Quei versi mi sono rimasti impressi, sono quelli che più mi piacciono”.

Olga Tamakhina, Russia: А вы смогли бы?

“Non ricordo precisamente quando ho scoperto "A вы смогли бы?" (A vy smogla by? “Ma voi potreste?” - ed) di  Vladimir Mayakovsky  per la prima volta… Forse è stato quando avevo dodici tredici anni. I miei genitori hanno sempre avuto una biblioteca ben fornita e io leggevo tutto quello che mi passava tra le mani.

Questa poesia mi colpì perché sembrava avere uno stile assolutamente nuovo. Un po’ misteriosa e opaca dal punto di vista simbolico, ma allo stesso tempo molto toccante e addirittura musicale. Ha un ritmo particolare, come probabilmente ogni altra poesia, ma nel caso di Mayakovsky questo tipo di ritmo era una novità per me e mi ha colpita proprio per la sua musicalità.

E voi, sapreste suonare un notturno su un flauto di grondaie?”