[ita] Mostra fotografica a Berlino: Attimi per l'eternità

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 13 febbraio 2016

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Splendore, glamour e ribellione: La residenza di Willy-Brandt a Berlino mostra, nella doppia esposizione "L'attimo eterno /Il cinema di papà è morto", sia le opere della fotoreporter e regista Digne M. Marcovicz sia alcuni pezzi scelti dal lascito del regista pioniere  Hansjürgen Pohland. Una buona occasione per immergersi anche al di fuori di Berlino, nel mondo dei film tedeschi.  

Un attimo è soprattutto unico: fugace. Appena si è consapevoli che è trascorso, irripetibile, è già una parte del passato. E tuttavia, Digne M. Marcovicz, una delle fotoreporter più famose della Germania, intitola le sue pellicole comparse nel 2012 "L'attimo eterno". La Willy-Brandt-Haus a Berlino mostra, nella omonima esposizione, sia alcune foto scelte di queste pellicole che alcuni scatti dai documentari di  Marcovicz‘ .

Autenticità, vicinanza e carattere.

 

A dire il vero Digne M. Marcovicz, scomparsa nel 2014, ha raccontato in un'intervista con il "Der Taz" che voleva diventare un'attrice. Ma questo sarebbe stato "troppo incerto e dispendioso". Dunque la berlinese di discendenza ebraica nata nel 1934 divenne una fotografa. Come collaboratrice libera del "Spiegel" si scattava foto, dagli anni 60 agli anni 80, attraverso la vita culturale della repubblica democratica. Tutto ciò che sulla scena aveva un ruolo e un nome, approdava davanti ai suoi obiettivi come per esempio lo scrittore Güner Grass. Con la scena, la fotografa aveva un rapporto particolare: dietro le quinte ha fotografato fra l'altro l'attrice e musa di Fassbinder Hanna Schygulla (Il matrimonio di Maria Braun), e il regista Volker Schlöndorff (Il tamburo di latta).

Marcovicz ogni volta dava un tale valore ai suoi lavori, che le immagini trasmettevano una storia. Trasmettevano autenticità, vicinanza e carattere. Le sue foto sono di una chiarezza corrompente,trattengono un fermo istante e sono molto più di un semplice attimo fuggente.

Germania, ancora una volta!

Nonostante la carriera da attrice non si realizzò, Digne M. Marcovicz tenne sempre stretto a sè il sogno del cinema. In una intervista con il "Konkret" la fotografa ricordò: „Nel 1979 andai ad una fiera del libro a Mosca con il mio capo redattore per il commercio libraio tedesco, e in questo viaggio filmai per la prima volta con una una piccolissima cinepresa Super-8 senza audio. Allora imparai tutto da zero, un collega mi spiegò come funzionava la cinepresa. Feci addirittura dei tagli da sola (...)." Learning by doing. Marcovicz si avventurò subito ad un suo progetto cinematografico, girò documentari. Alcuni di essi sono ora in esposizione alla mostra nella Willy-Brandt-Haus.

Digne M. Marcovicz ha vissuto sempre all'estero: in Italia, in Israele. Poi si è trasferita di nuovo nella patria tedesca, dove la sua famiglia aveva sofferto tanto. Il padre della Marcovicz e la sua sorellastra, nel 1942, vennero arrestati e giustiziati a causa del loro legame con la resistenza („Orchestra Rossa“). Per il suo libro "Massel. Ultimi testimoni" (2007) la Marcovicz parlò con i sopravvisuti dell'olocausto, ovvero con gli uomini che ebbero la fortuna di Massel. Che si tratti di fotografie, documentari o libri, per Digne M. Marcovicz, gli uomini sono sempre al centro. Lei catturava ciò che era essenziale e fermava l'attimo fugace per l'eternità. 

Il cinema di papà è morto

Parallelamente a "L'attimo eterno"  la Willy-Brandt-Haus presenta la mostra Il cinema di papà è morto" – il film di Hansjürgen Pohland e le fotografie inedite di Will McBride, Michael Marton, Jean-Gil Chodziesner-Bonne. Fra l'altro vengono messe in mostra fotografie inedite, frammenti di copioni e manifesti provenienti dal lascito di Hansjürgen Pohland,morto nel 2014, frammenti dei suoi schizzi del più importatne autore del nuovo cinema tedesco, controverso e sperimentale. Le fotografie sono di Will McBride, Michael Marton e Jean-Gil Chodziesner-Bonne; le scattarono negli anni 60 durante la produzione dei lungometraggi di Pohland "Il gatto e il topo", "Tobby" e "Il pane dei primi anni".

Il titolo della mostra "Il cinema di papà è morto"  proviene dal un manifesto (conosciuto anche comeManifesto di Oberhausen), che Hansjürgen Pohland pubblicò nel 1962 insieme con altre sperimentazioni cinematografiche : lui pretese una rottura con le esistenti relazioni di produzione e la fine della letargia – "Il cinema di papà è morto" divenne il manifesto dei nuovi film tedeschi. Il manifesto recita: „Questo nuovo film ha bisogno di nuova libertà. Libertà dalle solite convenzioni. Libertà dall'influenza attraverso soci commerciali. Libertà dalla tutela attraverso gruppi di interesse.“ E tramite la Willy-Brandt-Haus soffia un alito di ribellione. 

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Le mostre possono essere visitate dal 5 febbraio all'11 marzo 2016 alla Willy-Brandt-Haus a Berlino. Da martedì a domenica dalle ore 12 alle 18. L'entrata è libera, è richiesto un documento di riconoscimento.