[ita] Max Cooper: Libero arbitrio, scienza e musica elettronica

Articolo pubblicato il 31 marzo 2014
Articolo pubblicato il 31 marzo 2014

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Du­ran­te il suo dot­to­ra­to di ri­cer­ca in bio­in­for­ma­ti­ca, Max Coo­per com­po­ne­va mu­si­ca da di­sco­te­ca e la­vo­ra­va come DJ. Dopo il ta­glio dei fondi al suo po­st-dot­tor­ato in ri­cer­ca ge­ne­ti­ca si è de­di­ca­to a tempo pieno alla mu­si­ca. Ora sta per ri­la­scia­re il suo primo album. Ho par­la­to con lui di li­be­ro ar­bi­trio, scien­za, com­pu­ter e mu­si­ca.

Ho un'e­mi­cra­nia, tutta colpa di Max Coo­per. L'ho visto suo­na­re ieri sera a Pa­ri­gi, e seb­be­ne il con­cer­to sia ter­mi­na­to a mez­za­not­te, mi ha ec­ci­ta­to così tanto da farmi stare in piedi fino al­l'al­ba, un po' trop­po tardi per una do­me­ni­ca d'in­ver­no. Quin­di 12 ore dopo che Max ha fi­ni­to di suo­na­re e 3 ore dopo es­se­re an­da­to a letto, sono nel suo hotel per ve­der­lo di per­so­na, in­ve­ce che in una sala stracolma di gente esul­ta­te. Sono in ri­tar­do di 40 mi­nu­ti, ma Max ha di­me­ti­ca­to che Pa­ri­gi è un'ora avan­ti ri­spet­to a Lon­dra, così pensa che sia in an­ti­ci­po.

Ci strin­gia­mo la mano e Max mi sor­ri­de ca­lo­ro­sa­men­te, ri­cam­bio fiac­ca­men­te, è bea­ta­men­te in­ga­ro di quel­lo che mi ha fatto. Uscia­mo fuori, ri­scal­da­ti dal sole in­ver­na­le, e ci di­ri­gia­mo verso un bar vi­ci­no.

Ini­zia­mo a par­la­re del suo album: "L'al­bum si chia­ma Human, ho cercato di tra­smet­te­re un di­ver­so aspet­to della con­di­zio­ne umana in ogni trac­cia." Per esem­pio? Max mi spie­ga: "Per esempio See­thing (ri­bol­li­re di rab­bia), è una trac­cia dav­ve­ro piena di col­le­ra, cruda e rab­bio­sa, una sem­pli­ce co­mu­ni­ca­zio­ne di un con­cet­to." L'ener­gia ri­bol­len­te e collerica della can­zo­ne di certo in­fa­sti­di­sce.

parlando di li­be­ro ar­bi­trio.

"Poi ci sono trac­ce più astrat­te come Woven An­ces­try (in­trec­cio an­ce­tra­le), che intende mo­stra­re come ogni per­so­na sia il pro­dot­to del pro­prio pas­sa­to. È come se tutti i suoi an­te­na­ti si fos­se­ro fusi in­sie­me per for­ma­re un nuovo in­di­vi­duo." Come si fa a tra­smet­te­re qual­co­sa del ge­ne­re at­tra­ver­so la mu­si­ca? Max mi spiega: "Ho usato di­ver­si, an­ti­chi stru­men­ti da tutto il mondo, ogni stru­men­to pro­du­ce un ritmo di­ver­so, tutti in­sie­me crea­no que­sto enor­me araz­zo di stru­men­ti piz­zi­ca­ti che in pra­ti­ca rap­pre­sen­ta­ il con­cet­to."

A que­sto punto ci pren­dia­mo una pausa dalla mu­si­ca, Max or­di­na una crêpe al pro­scit­to e for­mag­gio e dell'ac­qua, ma io non sono an­co­ra pron­to a or­di­na­re, con­ti­nuo: "se un in­di­vi­duo è il pro­dot­to del ba­ga­glio ge­ne­ti­co dei suoi an­te­na­ti e di tutte le in­te­ra­zio­ni so­cia­li e cul­tu­ra­li che hanno avuto, que­sto non nega il con­cet­to di li­be­ro ar­bi­trio?” chie­do a bru­cia­pe­lo. Mi risponde: "Direi che non siamo li­be­ri in quel senso, di­pen­dia­mo dal de­ter­mi­ni­smo e dal caso, non siamo li­be­ri di di­strug­ge­re le re­go­le del­l'u­ni­ver­so, per­ciò siamo tutti schia­vi del si­ste­ma. Ma allo stes­so tempo, siamo il no­stro cer­vel­lo, che è li­be­ro di agire come fa sem­pre, e questo es­sen­zial­men­te è il li­be­ro ar­bi­trio."

Max Coo­per's music video Mi­cron

Continua dicendo: "Ma io non ci vedo nes­sun pro­ble­ma, per­ché per me non può funzionare in nes­sun altro modo. Siamo un tut­t'u­no con il no­stro cer­vel­lo, e se si ac­cet­ta que­sto con­cet­to al­lo­ra il pro­ble­ma scom­pa­re". Questa affermazione suona come un'al­lar­men­te vi­sio­ne mec­ca­ni­ca del­l'u­ma­ni­tà, ma Max placa le mie paure pre­ci­san­do: "ma non sono un to­ta­le fun­zio­na­li­sta, la scien­za speiega solo il mondo og­get­ti­vo, c'è un in­te­ro mondo sog­get­ti­vo che sperimentiamo ma che la scien­za non può spie­ga­re". Si ferma prima di espor­re le sue idee con calma ed ele­gan­za. Con la sua giac­ca nera e il bic­chie­re d'ac­qua è l'im­ma­gi­ne della so­brie­tà, non sembra la stessa persona che 12 ore fa era in una sala stra­col­ma di gente che im­paz­za­va in preda al­l'eu­fo­ria dei suoi brani.

Il con­fron­to tra og­get­ti­vi­tà e sog­get­ti­vi­tà, tra scien­za e arte, sem­bra par­ti­co­lar­men­te per­ti­nen­te a un uomo che crea mu­si­ca così emo­ti­va con delle macchine. Non è un po' contraddittorio? Max spie­ga che i com­pu­ter come l'u­ni­ver­so se­guo­no una serie di re­go­le pre­fis­sa­te. Sì, am­met­te: "i com­pu­te­r sono de­ter­mi­ni­sti"  men­tre "c'è una certa ca­sua­li­tà e im­pre­ve­di­bi­li­tà nel­l'u­ni­ver­so, ma non vedo nes­su­na con­trad­di­zio­ne tra noi e i com­pu­ter, siamo più che altro due facce della stes­sa me­da­glia. Per­ciò tra­smet­te­re le emo­zio­ni umane at­tra­ver­so la mu­si­ca elet­tro­ni­ca è un qual­co­sa di na­tu­ra­le."

"Intrichi di molecole"

Sebbene ami i computer e l'irreggimentazione delle loro regole, in Human, Max utilizza più strumenti fisici di quanto abbia mai fatto prima. Mi spiega: "Con gli strumenti reali si riesce a cogliere la casualità, la varietà e la complessità del mondo reale, mentre la musica computerizzata lo spoglia di tutte queste caratteristiche, Se ascolti un violino, l'intrico delle che insieme forma il legno e le corde, il tutto è saturo di complessità e casualità". Arriva il suo pranzo, l'interazione tra casualità e ordine si mostra perfettamente nel contrasto tra il caos aggrovigliato del formaggio fuso e il bordo attentamente merlato della crêpe. Meglio se tali osservazioni oscure passino inosservate.

Quindi com'è davvero la musica di Max Coo­per? Un ibrido tra Mike Old­field e Jon Hop­kins, ma allo stesso tempo nulla a che fare con entrambi. Allo stesso modo, questa conversazione su libero arbitrio, scienza, caos e computer, è qualcosa che non avevo mai sperimentato prima d'ora. A volte piena di vibrazioni da discoteca e suoni elettronici, altre efimera e piena di trasporto, un paesaggio sonoro che abbraccia vasti spazi mentali, sempre in cambiamento; la sua musica guida l'ascoltatore attraverso una gamma di emozioni che cambiano e si trasformano costantemente.

"Cerco sempre di raccontare storie, di dipingere immagini," mi dice Max. "Ti racconto una storia" rispondo all'improvviso, sorprendendo me stesso: £Ho asoltato la tua musica per la prima volta quando vivevo a Mosca. La neve attenua i colori, gli odori e i suoni, perciò in inverno, Mosca è un mondo di sensazioni attenuate. Dopo sei mesi di neve e ibernazione, la primavera arriva improvvisa, il sole scioglie la neve e la città, piena di fiori, esplode di colori. Mi sono arrampicato su un albero in fiore in un frutteto e ho ascoltato il tuo remix di Sansula per ore. Sembrava come se l'albero crescesse attorno a me, mi incapsulasse, è stata una sensazione STRAORDINARIA". Mi fermo all'improvviso, imbarazzato, ricordando che sono io a intervistare Max e non viceversa. Ma lui mi sorride e l'imbarazzo scompare, afferma che le sue canzoni sono ispirate da forti emozioni, idee ed esperienze. Guarda in alto con sguardo sognante e mi dice che Mead­owsn era stata ispirata da "un giornata estiva nella campagna inglese, piena di mosche, api e del calore del sole".

Max spiega che la sua musica si incentra sul catturare le sue emozioni e ispirare le stesse nell'ascoltatore. La mia giornata su un albero a Mosca e la mia nottata in una discoteca di Parigi dimostrano che, per quanto mi riguarda, Max è riuscito a raggiungere e superare il suo obiettivo. Mi dice in maniera profetica che la biotecnologia rivoluzionerà il mondo tra un centinaio di anni. Io vi dico che Human rivoluzionerà la vostra giornata in un centinaio di minuti.

The full in­ter­view will soon be avail­able to read here.