[ita] Mancanza di sonno e portafoglio vuoto: la mia notte all'aereoporto.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2016
Articolo pubblicato il 11 aprile 2016

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Le difficoltà di passare una notte al Kastrup Airport di Copenhagen.

Dopo quattro giorni di camminate non stop e fotografie delle strade freddi e invernali di Parigi (e quattro notti da ubriaco accompagnate da un gustoso vino rosso), Copenhagen era, a prima vista, un pit stop per Reykjavik.

L'ultimo giorno di febbraio è risultato essere un giorno freddo nella 'Vallè de Lumiere', con la sveglia che suona alle 6 e con me che faccio i bagagli e me ne vado. Stavo andando al mio primo vero appuntamento mattutino, dove venivo accolto dall'amica che mi ha gentilmente permesso di dormire sul suo divano per alcune notti. Avevamo sonno tutti e due e sapevamo che avevo un aereo da prendere, di conseguenza ciò significava che non poteva succedere nient'altro. Lei promise che mi sarebbe venuta a trovare in Danimarca e ci siamo scambiati i numeri. Ce ne andammo e presi un altro caffè mentre andavo all'aereoporto internazionale di Charles de Gaulle. Alle 10 del mattino mi sentivo come se avessi già passato l'ora di pranzo, così mi presi una birra. Dopotutto, avrei dovuto aspettare altre tre ore per l'aereo.

La mia mente stava riflettendo su come i miei ingenui occhi portoghesi avrebbero visto l'aurora boreale e sul fatto che stavo andando a passare una settimana in un'isola che è praticamente per metà un vulcano nel mezzo dell'Oceano Atlantico. È piuttosto spaventoso se la pensi in questo modo, ma dovevo passare una notte in aereoporto.

Appena misi piede nell'aereoporto più caotico della Scandinavia, il primo pensiero che ebbi fu, "Voglio veramente passare una notte qui?". Era una domanda onesta. I prezzi degli aereoporti erano fuori portata, non c'erano docce da nessuna parte e non avevo neanche un sacco a pelo, ma quando sei un taccagno come me, ci sono un sacco di cose che faresti per risparmiare denaro: prendere voli low cost da una capitale europea ad un'altra, passare la notte a casa di un amico e dormire in aereoporto. La comodità è un piccolo prezzo da pagare quanto decidi di concentrarti su esperienze non convenzionali.

Alle 4 del pomeriggio avevo già fame, di nuovo. Calcolai il tempo residuo stimato del prossimo volo ed era tantissimo. Mi sedetti e cominciai a programmare quello che avrei fatto per il tempo che rimaneva.

Passeggiare per i vicoli dell'aereoporto era un'opzione, ma finire fra i turisti stressati che correvano in ritardo per prendere l'aereo si è rivelato tutt'altro che piacevole. Inoltre non c'era niente di romantico nel guardare attraverso finestre a misura industriale aerei giganti che venivano riforniti rapidamente.

Neppur il roseo tramonto riusciva a far sparire il grigiore. Sono abbastanza sicuro che non è il posto dove scrittori come Hemingway hanno preso la loro ispirazione, così decisi di dirigermi verso il luogo dove sapevo che sarei finito: il bar.

Naturalmente, non mi aspettavo nessuna discussione animata dall'alcool o nessuna ragazza carina che apparisse, ma c'èra birra e avevo sete, quindi mi sono seduto alla cassa e parlai con il barista per un po'. O'learly's è quel luogo dove la gente può mangiare costolette, gustarsi hamburger con patatine e bere birra guardando dello sport in TV. È stato progettato per farti sentire come se tu fossi a casa tua mentre aspetti il tuo volo. I muri sono ricoperti di alcune citazioni dei Boston Red Sox che danno un tocco di autenticità al luogo. Questo permette alle persone di restare confortevoli durante le serate solitarie, nonostante abbiano il loro portafogli vuoto. In ogni caso, è uno dei ritrovi più affollati dentro l'aereoporto, anche di lunedì.

Incontrai un uomo d'affari chiamato Phil che stava ammazzando il tempo prima del volo di ritorno verso Londra. La conversazione trattava più che altro di calcio italiano ma mi tenne su di giri per il resto della nottata.

Perlustrando per bighellonare, era arrivato il momento di abbandonare momentaneamente i piccoli piaceri e andare a trovare un posto dove sistemarsi per la notte. L'obiettivo era quello di trovare un posto comodo dove sdraiarsi e poter prendere sonno ma anche dove poter attaccare il mio computer, nel caso avessi avuto bisogno di rompere la noia con un film. Mi procurai alcune provviste per la notte, feci colazione prima che i negozi chiudessero e cominciai la mia missione: trovare il posto perfetto dove dormire. Non c'erano molte opzioni. I posti non erano confortevoli o abbastanza lunghi dove poter distendere le gambe, le sedie massaggiatrici erano comode ma non erano libere. Sorprendentemente c'erano due comode e lunghe sedie nel gate C10, perfette per i gufi notturni come me.

Visto che disposi i miei averi sulla cima del mio futuro letto in un atto di dimostrazione territoriale, notai altri due passeggeri che avevano appena coltivato il proprio spazio come me. Una teenager digitava violentemente sulla tastiera del suo portatile digrignando allo schermo mentre una donna anziana si dimenava a trovare la posizione perfetta per dormire. Ovviamente non era un hotel a 5 stelle ma con appena qualche soldo rimasto era l'unica via rimasta. Fissai il mio computer per un po' e poi avvertì mio padre che non sarebbe successo niente di male in un aereoporto completamente vuoto.

Avevo ragione.

Mi organizzai per dormire per più o meno 5 ore (che tutto sommato potevano andar bene) e sono sicuro che sarebbe state perfette se avessi avuto il sonno pesante. I rumori occasionali non erano un problema così grande e non avevo nemmeno freddo, ma mi sentii molto stanco in seguito.

Passare 24 ore all'aereoporto è tosta. Non ci sono docce, il cibo costoso risucchia tutti i tuoi denari dal portafogli e non c'è quasi nessuno con cui parlare, ma è un'avventura che ogni viaggiatore dovrebbe fare almeno una volta.

Probabilmente potevo aver parlato alla gente più spesso, visto che tutti sono molto più aperti quando si ritrovano in situazioni anomale, ma l'ho presa come una esperienza interiore e il mio obiettivo non era quello di fare amicizie, ma era quello di sopravvivere alla notte. Ad un certo punto mi sono scordato la macchina fotografica lontano dal posto dove mi ero sistemato perché, in fondo, l'aereoporto era praticamente vuoto. Quindi la conclusione è: se ti scordi una macchina fotografica, scordatela in un aereoporto vuoto.