[ita] Liberté Living-Lab : la Francia cerca l'economia del futuro

Articolo pubblicato il 06 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 06 gennaio 2017

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Oggi è difficile ignorare la Civic Tech, ovvero le startup che vogliono trovare soluzioni a problemi sociali, economici o politici. A Parigi, Liberté Living-Lab ha deciso di accogliere proprio questo nuovo genere di startup. Reportage.

Qualche mese fa, nel centro del quartiere Sentier (secondo distretto di Parigi, ndlr) un edificio haussmanniano è stato completamente rinnovato - con un design decisamente contemporaneo  - dai suoi nuovissimi occupanti. In questo quartiere storicamente consacrato all'industria tessile, questi ultimi hanno deciso di dedicarsi ad attività lontanissime da quelle della "vecchia economia": stanno cercando di apportare soluzioni ai problemi socio-economici, politici e sociali dei nostri giorni, servendosi di algoritmi innovativi. Si potrebbe essere tentati dall'equiparare Liberté Living-Lab - questo il suo nome - ad una società incubatrice, un'espressione che indica quelle organizzazioni che accolgono le startup e le guidano nel loro processo di crescita. In effetti i due co-fondatori d Liberté Living-Lab in passato avevano fondato qualcosa del genere, accogliendo sei startup prima di decidere di lanciare questo nuovo progetto. 

Ridurre la disoccupazione

Ma Rudy Cambier, responsabile della comunicazione, sostiene che Liberté Living-Lab non è un'incubatrice: perché qui vengono accettate solo startup il cui fine sia quello di contribuire al bene comune. Nient'altro. Sono quindi dichiarate persona non grata le società che perseguono semplicemente la crescita dei loro affari, o quelle la cui utilità di servizi o prodotti non è stata comprovata. Qui le startup non potranno imporre, per esempio, a dei dipendenti precari di inforcare una bicicletta per consegnare pasti a domicilio in cambio di una modesta remunerazione. Non stupisce quindi che la squadra di Bob Emploi abbia preso domicilio in uno degli open office dell'edificio. Bob Emploi è una startup francese che nutre una grande ambizione: quella di ridurre la disoccupazione grazie a un sito che vorrebbe rivoluzionare il rapporto tra chi cerca lavoro e i datori di lavoro. Una prova del fatto che questa giovane impresa è già stata presa sul serio è il suo partenariato con Pôle emploi.

Desiderosa di aderire alla stessa etica delle società che accoglie, Liberté Living-Lab si distingue dalle incubatrici tradizionali anche per il fatto che non prende quote dal loro capitale. Come fa questa struttura interamente provata a far fronte ai suoi bisogni finanziari obbedendo semplicemente a tali principi etici? Liberté Living-Lab provvede al suo sostentamento grazie alla sua seconda attività: oltre che accompagnare le startup nel loro sviluppo, offre consulenza alle grandi imprese della "vecchia economia", come banche o industrie energetiche, sul mondo digitale. Infatti non è raro incrociare nelle sue stanze i cosiddetti intrapreneurs, salariati di grandi imprese che lavorano qualche mese su progetti sperimentali e innovativi, e che vengono qui per approfondire la loro cultura digitale. Ma cos'hanno da imparare da Liberté Living-Lab delle grandi multinazionali che avrebbero la possibilità di usufruire dei servizi di grandi società di consulenza?  

« Il nostro scopo non è quello di vendere loro delle strategie di sviluppo digitale pronte per l'uso: quello che proponiamo loro è di familiarizzarsi con le nuove realtà dell'era digitale. Non si tratta quindi di consulting in senso stretto, ma piuttosto di acculturazione», precisa Rudy Cambier. Questa "acculturazione" avviene sia sul fronte tecnologico che su quello delle risorse umane. Per quanto riguarda l'aspetto tecnologico, si tratta di presentare alle imprese tradizionali le opportunità più recenti offerte da Big Data, Cloud o anche Deep Learning. Per il versante risorse umane, bisogna mostrare loro come riorganizzare il tradizionale lavoro orario in un contesto in cui il digitale rimette in gioco il modello del posto di lavoro sedentario e salariato sottoposto a orari fissi e iscritto in una gerarchia piramidale. E cosa c'è di meglio, per "acculturare" queste imprese, che far conoscere loro i rappresentanti delle startup cresciute da Liberté Living-Lab? E' in occasione degli atelier Risorse Umane che i rappresentanti delle imprese tradizionali hanno la possibilità di incontrare i membri della startup  Mangrove. La scelta parrebbe azzeccata, visto che questa startup si è posta come obiettivo proprio quello di ridefinire il nostro rapporto con il lavoro.

La cultura cool

Se per il suo modello economico e per le sue ambizioni etiche Liberté Living-Lab presenta una differenza netta con quello che Rudy Cambier chiama il "modello californiano" -ovvero un modo di gestire le startup che è incentrato sulla loro crescita -, l'ambiente non è per questo estraneo a un vasto numero di codici e di pratiche che vengono applicati alla Silicon Valley. Ne è prova il suo spirito cocooning. Open office, cucine, sale di meditazione e biblioteche con libri scelti da tutti i residenti... Qui il confine tra posto di lavoro e vita privata sfuma e tutto è pensato per favorire la collaborazione tra colleghi. Anche i rapporti tra i residenti sono molto improntati sulla cultura cool: le gerarchie sono ridotte al minimo e i residenti possono scegliere la somma da pagare per l'affitto. Un altro esempio in questo senso consiste nel grado di coinvolgimento delle startup negli atelier di formazione destinati ai clienti, che è oggetto di accordi orali - niente viene contrattualizzato per iscritto.

Un'altra attività di importanza secondaria: Liberté Living-Lab si è posto l'obiettivo di educare il grande pubblico sulla partecipazione al digitale. Per fare questo, apre regolarmente le porte al cittadino medio in occasione di conferenze o proiezioni di documentari.

Ma quest'opera di volgarizzazione potrebbe mettere in evidenza uno dei limiti della Civic Tech. Mentre alcuni parlano di empowerment, come può quest'ultima fornire delle soluzioni reali ai problemi sociali ed economici mobilizzando informatici e imprenditori se non collega il grande pubblico al processo di analisi ed elaborazione delle soluzioni dei problemi che a questo pubblico fanno riferimento? Se un cliente di Uber non ha molti motivi per interessarsi agli algoritmi che gli permettono di essere trasportato da un punto A a un punto B, l'utilizzatore delle applicazioni di ricerca dell'impiego o delle applicazioni che mirano a migliorare la rappresentatività politica dei cittadini può chiedere legittimamente di essere messo al corrente del funzionamento di tali applicazioni o persino di prendere parte alla loro concezione. Se queste possibilità le venissero negate, la Civic Tech potrebbe suscitare più dubbi che entusiasmi. Un'altra fonte di perplessità riguarda la capacità di Liberté LIving-Lab di conciliare il suo approccio, che potremmo definire molto francese - selezione scrupolosa delle startup residenti, idealismo - con la mentalità degli affari tipica del mondo delle startup. Le startup che hanno avuto successo devono forse parte della propria riuscita a un pragmatismo anglosassone che privilegia la flessibilità in termini di obiettivi e di mezzi a un'agenda di principi iniziali definita in modo rigido. Sia quel che sia, che la Civic Tech si riveli una moda passeggera o l'inizio di un processo duraturo, Rudy Cambier sottolinea che Liberté Living-Lab resta, per il momento, una "scommessa".