[ita] Le donne si tolgono il velo contro il regime in Iran 

Articolo pubblicato il 04 febbraio 2018
Articolo pubblicato il 04 febbraio 2018

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

La resistenza delle iranienne contro l'obbligo a portare il velo ha preso una nuova piega a Téhéran. Decine di donne si mostrano senza velo brandendo un foulard bianco per rivendicare la disobbedienza civile contro la dittatura islamica che punisce duramente in Iran.

Il simbolo proviene dal gesto coraggioso di una giovane manifestante che era salita su un pannello elettrico nel centro città di Téhéran per rivendicare la libertà delle donne di controllare i loro corpi e la libertà del popolo di vivere senza gli obblighi della dittatura religiosa.

L'iniziatorice del movimento, Vida Movahedi, 31 anni, chiamata« la ragazza di via Enghelab », è stata rinchiusa in prigione per un mese dai tirapiedi dei mollahs che cercano d'intimidire gli oppositori con la violenza e la prigionia.

Questo gesto di contestazione del potere assoluto della Guida suprema, che impone un codice vestimentario che obbliga le donne ad uscire con la testa velata, avveniva lo scorso 27 dicembre. L'indomani, un'ondata di manifestazioni incendiava il paese contro il carovita e contro la dittatura dei mollahs che si fa beffe delle libertà e dilapidano le immense ricchezze del paese nel militarismo e delle imprese guerriere nella regione con lo scopo di estendere la loro versione dell'islamismo ad altri paesi.

Delle nuove foto circolano su Twitter in questi ultimi giorni, mostrano delle "seduttrici", con la testa scoperta, appollaiate su una cabina elettrica o una panchina, brandendo il loro velo all'estremità di un bastone. Tenendo conto della neve che é ben visibile sulle immagini, le foto sembrano essere state scattate in questi giorni a Téhéran, che é stata colpita da un'ondata di freddo e neve.

Migliaia di manifestanti sono ancora dietro le sbarre ed alcuni sono già stati incolpati di« moharebeh » (in guerra contro Dio), passibile della pena di morte.

Numerosi giovani sono stati dichiarati scomparsi e le loro famiglie restano senza notizie. Quest'ultime si trovano davanti la sinistra prigione d’Evine a Téhéran ed in provincia per reclamare la liberazione dei loro figli e cari.

Le richieste di liberazione dei prigionieri si fanno sempre piu' pressanti. Dei gruppi d'universitari, di artisti, di giuristi, d'intellettuali, di militanti della società civile e delle associazioni di donne hanno sollecitato una solidarietà internazionale e domandato alle Nazioni Unite di fare pressione sul regime per frenare le sue atrocità.