[ita] La volontà muove le montagne

Articolo pubblicato il 16 agosto 2016
Articolo pubblicato il 16 agosto 2016

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"Non esiste nessuno tanto povero da non avere niente da offrire, né tantomeno qualcuno tanto ricco da non aver niente da ricevere". Percorriamo l’Europa alla ricerca di persone che pensano che l’estate sia sinonimo di altruismo. È arrivata l’ora di andare a Tenerife e conoscere Elena. PROFILO.

Non ci sono angoli nell’isola di Tenerife in cui Elena non sia stata. Ha scoperto spazi naturali che a volte il resto non conosce, ha scalato montagne ed è arrivata persino sul picco più alto della Spagna, il vulcano del Teide, a 3.718 metri d’altezza... e non l’ha fatto da sola. Insieme a lei la sua inseparabile sedia a rotelle. Impossibile spostarla per i monti canari? No, quello che faceva Heidi con Clara per le Alpi svizzere, adesso lo fa anche Elena per le terre vulcaniche. Grazie a questa associazione, tutti possono sentirsi capretta di m montagna per un’ora e rendersi conto che, in fondo, siamo noi stessi a crearci dei limiti. Dietro questa storia, un gruppo di volontari, del quale adesso, fa parte anche Elena. "Fino a quando non succede a te, non ti rendi conto di ciò che hai. Quando non potrai più tornare indietro, penserai le cose in maniera differente."

 Elena e il lavoro che realizza il gruppo di volontari. Muovere la freccia verso sinistra.

Dall’incidente stradale nel 1991, Elena  per spostarsi confida nelle sue due ruote, da circa due anni l’associazione le ha permesso di tornare a raggiungere un mondo che improvvisamente si era allontanato da lei. Come muoversi per un ripido cammino roccioso? Il segreto sta nella sta Joëlette, una sedia di montagna con una sola ruota, impugnata da due accompagnatori, che non necessitano la forza  di Braccio di Ferro per muoverla correttamente.

"Inizialmente mi iscrissi all’associazione come una semplice partecipante ma, dopo mi resi conto che li c’era un posto libero per me, così decisi di diventare volontaria", racconta Elena. Inoltre, spiega: "La società non è preparata. In generale la gente ti cede il passo e questo tipo di cose, ma c’è ancora molto da fare". Continua: "Sistemano un marciapiede e lo rendono accessibile alle sedie a rotelle, poi, però ti piazzano un lampione al centro della strada. A cosa mi serve, quindi, la rampa? 

Permettere a qualcuno di poter realizzare quelle stesse attività che tutti compiono è davvero valente, ulteriormente se chi rimane escluso è un bambino. "Quando la tua scuola organizza un’escursione, hai due opzioni: la prima è rimanere a casa. La seconda è andare con i tuoi compagni in autobus e dopo rimanere lì all’ombra aspettandoli tutto il giorno. Noi abbiamo scelto di cambiare." 

Valentina

Tra le numerose attività volontarie che realizza questa community manager con grande passione per l’informatica, vi sono i laboratori e le giornate organizzate nelle scuole e negli istituti. "Viviamo in una società molto competitiva. Vogliamo costantemente dimostrare ciò che siamo. Ci sentiamo come se fossimo obbligati a mostrare di avere le stesse capacità che possiedono gli altri. E questo stanca molto", indica. L’arte dell’altruismo ha anche le sue ricompense. Cosa portano con se i volontari a fine giornata? "Molto semplice. Noi volontari guadagnamo un sorriso e un grazie, due gesti semplici ed efficaci." Ma c’è di più: "Per me, un semplice like alla nostra pagina di facebook è già un trionfo. Significa che, almeno, per una persona ciò che facciamo merita la pena. E questo è molto importante."

Andare in escursione non è un privilegio. È una necessità.