[ita] La situazione economica degli stati della zona euro

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 17 gennaio 2014

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L'ultimo consiglio europeo ha provato che le posizioni politiche divergono così come i tassi direttori.

Dopo molti anni di sta­gna­zio­ne o, per me­glio dire, di re­ces­sio­ne, il se­con­do se­me­stre del 2013 ha visto il ri­tor­no della cre­sci­ta nella zona euro. Dun­que, la com­mis­sione ha rea­li­zzato un rap­porto sullo stato di cre­sci­ta in Eu­ro­pa piut­to­sto ot­ti­mi­sta, che sot­to­li­nea gli sfor­zi fatti dagli Stati mem­bri per por­ta­re a ter­mi­ne i pro­pri pro­gram­mi di ag­giu­sta­men­to strut­tu­ra­le. Il ritorno sui mercati, a dicembre, del de­bi­to ir­lan­de­se, la fine, an­nun­cia­ta per metà 2014, della ri­strut­tu­ra­zio­ne ban­ca­ria spa­gno­la e delle ri­for­me por­to­ghe­si con­tri­bui­sco­no a dare un sol­lie­vo generale. Tuttavia, nonostante la tempesta sia passata, non è tornato completamente il sereno. La situazione economica degli Stati della zona euro è lontana dall'essere uniforme, il che rende necessaria una reale riflessione circa i trattamenti da somministrare in base alle problematiche di ciascun Paese. 

Di questi tempi, quando parliamo di Europa, sentiamo spesso ripetere le parole "mutualizzazione e convergenza", da un lato, e il concetto meno glorioso di "frammentazione", dall'altro. Dall'inizio della crisi, due forze opposte sono effettivamente all'opera. Nonostante le economie della zona euro siano profondamente in contrasto, in questo momento la situazione le obbliga ad adottare meccanismi di risoluzione comuni. Si potrebbe dire che, per uno scherzo del destino, un fenomeno che fa emergere alla luce del sole le divergenze obbliga a essere più solidali per poter ritornare all'uniformità...

I tassi a lungo termine (10 anni) dei buoni del tesoro (OAT) degli Stati della zona euro coincidono, effetto dell'istituzione della moneta unica, dal 2003 al 2008. Da quel momento, le condizioni di rifinanziamento degli Stati della zona euro non sono mai state le stesse. A maggio 2013, il debito della Germania sui mercati era dell'1,43%, contro l'8,03% della Grecia, per citare solamente i due estremi di uno spettro inquietante (sebbene, sfortunatamente, non ancora fantomatico). Conseguenza diretta, effetto dei meccanismi di diffusione della diffidenza sui mercati, le condizioni finanziarie sono effettivamente differenti tra il Nord e il Sud del continente. Questo comporta, sicuramente, conseguenze tangibili per l'economia reale. I tassi a lungo termine dei buoni del tesoro rappresentano un riferimento per l'indebitamento  delle aziende, dato che lo Stato è considerato spesso, dagli investitori, più solvibile rispetto a un attore privato. Di conseguenza, accedere ai mercati dei capitali sarà più costoso per un'azienda greca rispetto a una tedesca, qualsiasi sia il suo valore economico. Di riflesso, le condizioni di finanziamento bancario, di vitale importanza per le piccole e medie imprese, sono ugualmente variabili. Secondo uno studio condotto dalla BCE, nel 2013 hanno ottenuto un finanziamento l'85% delle piccole e medie imprese tedesche, contro il 40% dei  paesi dell'Europa meridionale e il 25% della Grecia. Infine, terminiamo con la cifra più scioccante e inquietante riguardante il tasso di disoccupazione che è del 5,2% in Germania, 7% nei Paesi Bassi, 11,1% in Francia e 27,3% in Grecia!

Dunque, come si possono far convenire Paesi tanto diversi che avrebbero bisogno, invece, di rimedi adeguati alle proprie esigenze? Sembrerebbe che condividere sforzi e risorse sia la soluzione. In ogni caso, questo è il punto di vista di Martin Schultz, Presidente del Parlamento europeo, che ritiene si debbano attuare meccanismi decisionali comunitari e non intergovernamentali, nell'ambito di un progetto di dimensione economica, ma anche (soprattutto?) sociale. Se gli Stati della zona euro cercano di migliorare la convergenza delle loro economie (meccanismi di risoluzione bancaria, bilanci nazionali ormai controllati dalla commissione prima di essere sottoposti al voto a livello nazionale ecc.), l'ultimo consiglio europeo non ha scelto di adottare il metodo comunitario per organizzare la futura Unione bancaria. Per il Presidente del Parlamento europeo, questo rifiuto rappresenta un fallimento annunciato. Fare avanzare economie così diverse significa renderle, di fatto, solidali. Per rimanere in piedi, la zona euro deve avanzare.