[ita] La scozzese Sturgeon incalza gli inglesini nel dibattito televisivo pre-elettorale 

Articolo pubblicato il 19 aprile 2015
Articolo pubblicato il 19 aprile 2015

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Dopo lo scioglimento del Parlamento, si è svolto, finalmente, il primo round della campagna elettorale per le elezioni generali del Regno Unito, che ha visto sette leader politici sfidarsi in un dibattito televisivo di due ore.

Eppure non è stato un dibattito. Non nel vero senso del termine. 

Riferendosi a un importante tema economico, Nicola Sturgeon (SNP, Partito Nazionale Scozzese), Leanne Wood (Plaid Cymru, Partito del Galles) e Natalie Bennett (Verdi) hanno chiesto un aumento della spesa pubblica, Nigel Farage (UKIP, Partito per l'Indipendenza del Regno Unito) ha affermato che il deficit è raddoppiato, mentre Ed Milliband (Partito Laburista), Nick Clegg (Liberal Democratici) e il Primo Ministro uscente David Cameron (Conservatori) si sono mantenuti sulla linea dell'austerità. Si è creata una situazione di stallo con due fronti contrapposti, nei quali nessuno ha spiegato il perché delle proprie opinioni.

E allora la domanda è: come si può condurre un dibattito intelligente quando i partecipanti non mostrano un minimo di volontà di 'dibattere' seriamente? Dopo cinque minuti mi era già tornato in mente il vero scopo di questi dibattiti elettorali: i politici devono convincere gli spettatori a dar loro fiducia, ma non con argomentazioni intelligenti. Tutto ruota intorno all'impressione che lasciano al pubblico durante e dopo il dibattito. Ecco l'impressione che hanno lasciato a me dopo quello che ho guardato ieri sera in TV:

Farage si è posto in modo freddo e diretto (anche se con il suo commento sugli immigrati sieropositivi è stato decisamente privo di tatto) nel vendere le sue idee sull'immigrazione e sull'UE, senza dimenticare il suo personale tocco populista proponendo di "rottamare" i parcheggi a pagamento degli ospedali.                                                                                                                                             Cameron ha ripetuto con convinzione la storiella del suo mandato di governo, provando a colpire Milliband quando gli si presentava l'occasione. 

Anche Clegg ha messo in buona luce il suo lavoro al governo, ma ha cercato di distinguersi facendo un interessante commento sull'immigrazione e si è nuovamente scusato per aver aumentato le tasse universitarie, prendendo così fin da subito le distanze da Cameron. 

Miliband, con lo sguardo fisso sulla telecamera, ha provato a parlare in modo appassionato, puntando tutto sul futuro e sul salvataggio dello NHS, il servizio sanitario nazionale, e ha contrattaccato il più possibile alle affermazioni di Cameron. 

Si può dire, invece, che la Sturgeon ha messo i rivali gli uni contro gli altri e ha presentato abilmente il proprio programma politico per la Scozia. Natalie Bennett (Verdi) aveva molto da dire, ma non ha attratto l'attenzione perché è stata poco convincente nel presentare le sue idee di sinistra. La leader di Plaid Cymru, Leanne Wood, ha sostenuto la causa del Galles e ha contrattaccato Farage. 

Per quanto mi riguarda, la Sturgeon si è presentata come la candidata più ponderata, sincera e razionale. Stando ai sondaggi di diverse agenzie (YouGov, ICM) la Sturgeon avrebbe "vinto" il dibattito, mentre Miliband e Cameron sarebbero testa a testa. Le percentuali fornite dall'agenzia ComRes subito dopo il dibattito danno Cameron e Miliband in vantaggio con Farage alle calcagna e la Surgeon appena dietro. 

Senza dubbio il canale televisivo ITV ha avuto il suo tornaconto a riunire sette leader di partito per una trasmissione di due ore. Ciò non toglie che il dibattito è stato una farsa: non ha realmente aiutato gli elettori a prendere una decisione consapevole su chi votare. Invece il giornalista Jeremy Paxman, quando aveva intervistato Miliband e Cameron li aveva costretti, se non altro, a giustificare le loro affermazioni, il che ne aveva subito messo in luce i punti deboli. Per fortuna questo ultimo cosiddetto dibattito non dovrebbe influenzare in maniera significativa i risultati delle elezioni.  

I dibattiti, quelli veri, dovrebbero chiarire i rapporti fra i candidati. Questo, invece, ha offerto solo una brodaglia di statistiche e di numeri condita da una spruzzata di critiche che hanno dato vita a un semplice e leggero programma di intrattenimento serale. Chi avrebbe nominato chi? Chi sarebbe uscito per primo dalla casa? Alla fine si sono salvati tutti, a parte Farage che alla fine si è dato la mazza politica sui piedi. 

Penso che da qui al 7 maggio questo dibattito sarà stato dimenticato, anche se ha certamente messo in chiaro alcune cose: il Partito Nazionale Scozzese andrà piuttosto bene in Scozia; i liberaldemocratici sono ancora morti e sepolti; lo UKIP potrebbe (o forse no) sorprenderci. Per il resto, chi vivrà vedrà.

Che la gara di popolarità abbia inizio!